«Ho fatto sesso col migliore amico di mio marito: quando siamo tutti insieme lui fa finta di niente, io invece mi sento morire»
«Ho avuto un rapporto con il migliore amico di mio marito». Il racconto di una lettrice che vuole restare anonima è il tema della puntata di "A Nudo" di questa settimana. Ecco la sua lettera a Leggo.
Cosa ha raccontato la lettrice
È successo una volta sola ma adesso lo vedo quasi ogni settimana a cena da noi. È successo tre mesi fa, in un momento in cui con mio marito stavamo attraversando un periodo brutto. Una sera che lui non c'era, il suo amico è passato a portare una cosa. Non è successo più. Non ne abbiamo parlato, né io né lui. Ma viene a cena quasi ogni domenica, ride con mio marito, mi guarda come se niente fosse, e io non riesco a stare seduta a quel tavolo senza sentirmi mancare l'aria. Mio marito non sa niente e non deve saperlo. Ma questa cosa mi sta logorando. Mi sento in trappola in una situazione che non riesco né a risolvere né a ignorare. Come si vive con qualcosa che non si può dire a nessuno?
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La risposta della dottoressa Spina
Cara lettrice,
lei conclude la sua lettera chiedendo: “Come si vive con qualcosa che non si può dire a nessuno?”. Ma leggendo ciò che racconta, mi viene da pensare che il punto non sia soltanto custodire un segreto, ma il fatto che quel segreto continui a presentarsi davanti a lei ogni domenica seduto alla stessa tavola con suo marito.
Il rapporto è avvenuto una sola volta, tre mesi fa, e non si è ripetuto. Eppure, psicologicamente, per lei non sembra affatto concluso. Non necessariamente perché desideri ancora quell'uomo, ma perché la situazione continua a riattivare ciò che è accaduto.
Ecco, quindi, che ogni cena contiene contemporaneamente due realtà. C'è quella condivisa: suo marito che parla e ride con il suo migliore amico. E c'è quella che conoscete soltanto lei e quest'uomo. Il comportamento di entrambi deve continuamente adattarsi alla prima, ma ciascuno di voi due sa che esiste anche la seconda.
È comprensibile che questo produca una forte tensione e un forte disagio.
Nella sua lettera, lei scrive che lui la guarda “come se niente fosse”. È interessante, perché quel comportamento potrebbe sembrarle quasi incomprensibile: se per lui è possibile comportarsi normalmente, perché per lei no? Ma non sappiamo cosa pensa davvero quest'uomo né possiamo dedurlo dal suo comportamento. Sappiamo, invece, cosa accade a lei: la sua attenzione, durante quegli incontri, sembra essere continuamente richiamata da ciò che deve restare nascosto.
Purtroppo, però, quando cerchiamo intenzionalmente di non pensare a qualcosa spesso finiamo per controllare continuamente se ci stiamo pensando e ciò che vorremmo mettere da parte diventa ancora più presente. A tavola può bastare uno sguardo, una battuta tra i due uomini o un momento di silenzio perché la sua attenzione torni immediatamente lì.
A questo si aggiunge probabilmente un secondo processo: il controllo.
Si accorgerà di qualcosa? Lui farà capire qualcosa? Mi sto comportando normalmente? Mio marito noterà che sono tesa?
Più cerca di apparire come se nulla fosse successo, più può finire per osservare se stessa dall'esterno e una cena che dovrebbe essere un'esperienza spontanea diventa una situazione da sorvegliare.
In questo modo, un episodio avvenuto tre mesi fa può continuare a occupare il presente.A tutto ciò si aggiunge anche un ulteriore passaggio: “Mio marito non sa niente e non deve saperlo”. Queste righe sono troppo poche per poter arrivare alla conclusione se confessare o meno un tradimento, soprattutto se accaduto un’unica volta. Sarebbe una prescrizione su una decisione che riguarda la sua relazione e le cui conseguenze conosce soltanto lei, ma può essere utile distinguere due questioni che oggi sembrano sovrapposti.
Una riguarda che cosa intende fare rispetto a ciò che è accaduto. L'altra riguarda come sta gestendo la situazione che continua a mantenerla psicologicamente attiva.
Il silenzio tra lei e l'amico di suo marito non ha cancellato l'episodio. Ha semplicemente evitato di attribuirgli (insieme) un significato e di definire che cosa dovesse accadere dopo. Anche non parlarne è stata, di fatto, una scelta: ha lasciato immutata una frequentazione nella quale tutti continuano a comportarsi come prima, mentre per lei prima e dopo non coincidono più. Ed è proprio questo che merita attenzione, non perché debba necessariamente affrontare quell'uomo o suo marito, ma perché continuare a esporsi ogni settimana a una situazione che vive come intollerabile e contemporaneamente convincersi di non poter modificare nulla può alimentare proprio quella sensazione di trappola che descrive.
C'è, infine, il periodo difficile che stava attraversando con suo marito quando è avvenuto il rapporto. Anche qui eviterei una spiegazione troppo comoda: una crisi coniugale può essere il contesto in cui un tradimento avviene, ma non ne costituisce automaticamente la causa e soprattutto non lo rende inevitabile. Può, però, diventare un'informazione utile.
Chiedersi che cosa stesse cercando, desiderando o evitando in quel momento può, infatti, servire a comprendere il comportamento abbastanza da poter decidere che significato attribuirgli oggi. Un episodio può rimanere un episodio, ma affinché accada è necessario anche smettere di trattarlo soltanto come qualcosa da cancellare mentalmente. Alla luce di ciò, il vero punto diventa esattamente questo: quando tra di voi c’è stato quel rapporto, per lei, che significato ha avuto? È stato il desiderio di un momento? È stato stato il bisogno di trasgressione? È stato per evadere, anche solo per qualche minuto, dal matrimonio? Aveva qualche altro tipo di aspettativa?
Solo provando a rispondere a queste domande potrà arrivare a una vera e propria elaborazione di quanto accaduto, così da poter decidere, in libertà e serenità, se queste cene domenicali possono continuare lasciandosi definitivamente alle spalle il tutto o se, invece, è necessario porre fine a questa abitudine che avete costruito.
Custodire un'informazione e fingere con se stessi che non abbia prodotto conseguenze psicologiche sono due cose molto diverse. Ecco perché dovrebbe chiedersi che cosa dovrebbe cambiare, dentro e fuori di lei, perché quell'episodio smetta di essere qualcosa che accade nuovamente ogni domenica, pur essendo successo una volta sola tre mesi fa, è la sola via per riuscire a smettere di tormentarsi e arrivare a perdonarsi una volta per tutte.
Rosamaria Spina, autrice del libro "Il BDSM. Dominare e lasciarsi dominare" di Armando Editore.
Ultimo aggiornamento: martedì 29 settembre 2026, 05:00
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