«Ho chattato per due anni con una donna mai vista, la amavo. Quando l'ho incontrata non sono riuscito ad andarci a letto»

Il protagonista di questa puntata di "A Nudo" è Giovanni. Dopo due anni di chat con una donna mai vista, è arrivato l'incontro che ha cambiato tutto. Anche il suo sentimento per lei. Ecco cosa ci ha raccontato.

La mail del lettore

«Per due anni ho fatto sexting con una donna di cui mi ero innamorato. Quando ci siamo incontrati dal vivo non mi sono eccitato. Non riuscivo nemmeno ad avere un'erezione. Ci siamo conosciuti online due anni fa, per caso. Abbiamo iniziato a scriverci ogni giorno, poi è diventato sexting. Messaggi, foto, vocali. Mi sono innamorato di lei senza averla mai vista in faccia, o almeno così pensavo. Un mese fa ci siamo finalmente incontrati. Avevo un'aspettativa enorme, forse troppa. Dal vivo era diversa da come me la ero immaginata. Non brutta, semplicemente diversa. Ma quella scintilla che sentivo quando le scrivevo non c'era. Non la riconoscevo. Siamo andati in hotel. Volevo che andasse bene, ci tenevo davvero. Ma quando è arrivato il momento non riuscivo ad avere un'erezione. Non succedeva niente. Lei è stata gentile, ha detto che non importava, ma io mi sono sentito sprofondare. La cosa che non capisco è questa: per due anni bastava un suo messaggio per eccitarmi. Dal vivo, con lei lì davanti, niente. Come se il mio desiderio vivesse solo dentro uno schermo e non sapesse esistere fuori. Non so se il problema è fisico, se mi sono costruito una persona che non esiste, o se ho rotto qualcosa nel modo in cui vivo la sessualità. Non so nemmeno se quello che provavo per lei era amore o solo dipendenza da una fantasia».

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La risposta della dottoressa Rosamaria Spina

Caro lettore,

lei si chiede se abbia “rotto qualcosa” nel modo in cui vive la sessualità. Partirei proprio da qui per rassicurarla su un punto: un singolo episodio di mancata erezione, soprattutto in una situazione emotivamente così carica, non permette di concludere che esista una disfunzione sessuale.

Anzi, nella sua storia mi sembra più interessante chiedersi non perché il suo corpo non abbia risposto, ma a che cosa aveva imparato a rispondere nei due anni precedenti.

Per due anni la vostra relazione è esistita attraverso messaggi, fotografie e vocali. Non significa che fosse finta. Le emozioni nate online possono essere assolutamente reali al pari di quelle private in una relazione che si vive a tu per tu, ma l'ambiente digitale ha una caratteristica molto particolare: ci offre alcune informazioni sull'altra persona e lascia moltissimo spazio a noi per completare ciò che manca. E ciò che manca è la parte decisamente più ampia!

Quando non condividiamo la quotidianità con qualcuno, non ne conosciamo fino in fondo i gesti, l'odore, la voce nello spazio reale, il modo di muoversi, le esitazioni, le espressioni, la fisicità. Inevitabilmente una parte dell'immagine dell'altro viene costruita attraverso aspettative, anticipazioni e fantasia. In questo modo siamo noi a completare il puzzle con I tasselli mancanti. Il punto è quei tasselly provengono da nostre proiezioni e non da aspetti che relamente appartengono all’altro/a.

A ciò si aggiunge, inoltre, che per due anni lei ha associato proprio tutto questo contesto a un'eccitazione sessuale molto intensa. Arrivava un messaggio, una fotografia, un vocale e iniziava una sequenza ormai conosciuta: attesa, immaginazione, eccitazione. Ripetuta molte volte, questa associazione può diventare molto potente. Questo non vuol dire che lo schermo abbia “rovinato” la sua sessualità, ma vuol dire che il desiderio impara anche attraverso l'esperienza e la sua esperienza ha generato un meccanismo in cui tutta la soddisfazione sessuale è arrivata attraverso un telefono.

Poi, improvvisamente, è cambiato tutto.

Davanti a lei non c'era più la donna anticipata per due anni, ma una persona reale, inevitabilmente più complessa e in parte diversa dall'immagine che aveva costruito, con tasselly diversi da quelli che lei aveva usato per completarne l’immagine.

Lei stesso dice qualcosa di molto preciso: “Non la riconoscevo”. Ed è proprio questa frase, probabilmente, che racconta il perché della mancata erezione.

L'incontro tra una persona immaginata a lungo e quella realmente presente può produrre continuità, ma anche uno scarto. E quello scarto non significa necessariamente che qualcuno abbia mentito o che ciò che è accaduto prima fosse falso. Significa semplicemente che fantasia e realtà non coincidono mai perfettamente.

A questo si è aggiunto un altro elemento: lei voleva che andasse bene.

Sembra una condizione favorevole alla sessualità, ma può produrre l'effetto opposto. Quando l'erezione diventa qualcosa che deve necessariamente accadere, l'attenzione tende a spostarsi dall'esperienza al controllo della propria risposta: Mi sto eccitando? Avrò un'erezione? Perché non sta succedendo? Adesso cosa penserà lei?

In sessuologia questo passaggio è particolarmente importante. L'eccitazione sessuale funziona meglio quando possiamo viverla che quando cerchiamo di verificarla continuamente. Più l'attenzione si concentra sulla prestazione, più aumenta l'attivazione ansiosa e più una risposta spontanea può diventare difficile.

Il rischio, adesso, sarebbe trasformare quell'unico episodio in una prova (online funziono, nella realtà no). Se questa convinzione si consolidasse, al prossimo incontro potrebbe presentarsi già con il compito di verificare se effettivamente “funziona” e sarebbe proprio questo controllo a rischiare di alimentare la difficoltà che teme.

C'è poi la domanda forse più difficile: era amore o dipendenza da una fantasia?

A mio avviso le due alternative non rendano giustizia a quello che ha vissuto.

Lei può essersi realmente affezionato, coinvolto e innamorato della persona che ha conosciuto attraverso quella relazione e, contemporaneamente, aver completato le parti che non conosceva con elementi propri. Succede anche nelle relazioni che nascono offline; nel digitale, semplicemente, gli spazi da riempire possono essere molti di più.

Adesso possiede informazioni che prima non aveva. E può scoprire che la persona reale continua ad attrarlo, che ha bisogno di tempo per conoscerla fuori dallo schermo oppure che l'attrazione sessuale che immaginava non esiste nella stessa forma. Nessuna di queste possibilità rende falsi i due anni precedenti.

Ecco, quindi, che non ha “rotto” il suo desiderio. Ciò che è successo è qualcosa di meno definitivo: il desiderio costruito nell'anticipazione ha incontrato la realtà e deve ancora scoprire che cosa farne.

Prima di chiedersi se riuscirà ad avere un'erezione la prossima volta, potrebbe esserci una domanda più utile: tolto l'obbligo che quell'incontro realizzi finalmente due anni di aspettative, che cosa prova davvero quando ha davanti la donna reale? Conoscendola anche dal vivo potrebbe coinvolgerla come affatto attraverso uno schermo? O era prioprio l’attivazione delle parti mancanti a determinare il tutto?

Conoscendola un po’ di più, infatti, potrebbe scoprire che il tutto potrebbe tornate a funzionare lo stesso, anche se con una forma diversa rispetto a prima, oppure potrebbe scoprire che, più semplicemente, mettendo insieme le vostre vite reali non ci sono i presupposti per qualcosa di più. Mi rendo conto che tutto questo può sembrare molto triste, ma è un passaggio necessario da fare per non rimanere imprigionati in una realtà che, di fatto, reale non è.

Rosamaria Spina, autrice del libro "Il BDSM. Dominare e lasciarsi dominare" di Armando Editore.


Ultimo aggiornamento: martedì 15 settembre 2026, 08:16

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