Guillaume Canet, regista di “Karma”: «Ho scritto un film per dirle t’amo» | iO Donna

Forse non affideremmo a Guillaume Canet l’incarico di scrivere un manuale di regia, ma varrebbe la pena di leggere quel che l’attore e regista francese ha da dire su come ci si lascia dopo una storia d’amore. Con stile, con grazia, da artista.

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Sulla terrazza dell’hotel di Cannes dove il suo ultimo film da regista, Karma, veniva proiettato fuori concorso, abbiamo registrato questo dialogo. La sua ex compagna e madre dei suoi due figli, la superstar francese Marion Cotillard, protagonista del film, concedeva interviste da un lato. Lui aveva terminato la sua batteria di incontri e si preparava ad andarsene con una corte di amici, guardie del corpo, autisti, addetti stampa. «Allora, ci vediamo?» gli chiede Marion, salutandolo. «Sì, la prossima volta che scrivo un film per te» risponde lui. All’attrice, assai espressiva, da lui diretta per sei volte (compreso il ruolo di Cleopatra) bastano un sorriso e un cenno del capo per comunicare il concetto, molto francese, di “simpatica canaglia!”.

I reali del cinema d’oltralpe si lasciano così. Scrivendo film da 24 milioni di euro di budget per omaggiare l’ex, «per la quale sentivo di non aver fatto abbastanza» ci diceva poco prima Guillaume. «Mi eccitava l’idea di fare un’ultima cosa con lei per liberarmi della piccola frustrazione di non averle mai offerto un ruolo importante, alla sua altezza, in questi anni in cui siamo stati insieme. E mi eccitava tornare al thriller dopo Non dirlo a nessuno (film del 2006 con François Cluzet, ndr) che è di un bel po’ di tempo fa. Sono cresciuto guardando i film di Hitchcock, un regista che mi affascina, adoro il mistero, il segreto, adoro essere preso per mano come spettatore ed essere sorpreso, avere l’impressione di essere intelligente mentre cerco di capire perché le cose non sono come sembrano».

Marion Cotilalrd e Denis Menochet in Karma.

Il mistero di Karma è quello della sua protagonista, una donna francese che vive in Spagna il cui passato scopriamo poco alla volta quando fa ritorno nella setta in cui è cresciuta. Perché ha scelto di parlare di fanatismo religioso?

«Mentre scrivevo ho incontrato qualcuno che era riuscito a lasciare una setta. Mi ha raccontato la sua storia. Sono sempre stato affascinato dalla possibilità di essere sedotto in maniera così assoluta come accade quando si entra in uno di questi mondi senza uscita. E siccome stavo cercando di scrivere la storia di una donna misteriosa di cui non si conosce il passato mi sono detto che quello poteva essere il suo segreto. Mi piace, nella scrittura, il momento in cui ogni pezzo trova il suo posto. Quello che desideriamo raccontare, quello che prendiamo dalla realtà, quello che ci viene dalle nostre esperienze di cinema».

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E c’è anche una storia d’amore. Il personaggio interpretato da Leonardo Sbaraglia parte alla ricerca della sua donna. Anche lui, come lei, è un esiliato. Lei ha passato una frontiera per salvarsi, lui viene da lontano: è argentino.

«Lei ha scelto un’altra lingua, un’altra cultura per lasciarsi alle spalle tutto quello che ha vissuto di traumatico. Secondo tutto quello che ho letto delle persone che lasciano le sette, per loro è molto difficile integrarsi nella vita quotidiana. Non sanno come funziona il mondo che non è regolato da quelle leggi. Il personaggio di Marion sceglie un mondo che le è ancora più estraneo, dove si parla una lingua, lo spagnolo, che lei non maneggia. Tutto per lei è doppiamente complicato».

Guillaume Canet. Photo Matias Indjic.

Nessuna attrice come Cotillard riesce a mostrare la vulnerabilità. L’abbiamo visto in La vie en rose, in Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne. Ma qui mostra anche una gran capacità di reazione.

«Marion lavora molto sui ruoli. La vedevo quando leggeva il copione, vedevo la sua eccitazione, ma anche la sua paura su certi passaggi. Poi abbiamo lavorato sul set per rivelare poco a poco la sua natura di guerriera, inaspettata».

Karma, il film girato dopo la separazione da Marion Cotillard

La setta del film racconta un mondo endogamico. Tre sole famiglie fanno parte della comunità. Il mondo è pieno di bolle, di universi che non comunicano con l’esterno. Anche il cinema lo è: vi innamorate e vi sposate per lo più tra di voi.

«La differenza è che non ci sposiamo tra primi cugini (ride, ndr). Lavorare su questo film mi ha detto molto sulla necessità di aprirsi al mondo. Non siamo fatti per la vita da prigionieri cui spesso ci autocondanniamo, circondati da persone che pensano come noi, votano come noi, ci confermano in tutto. La diversità è il sale della vita. E l’antidoto alla noia».

Marion Cotillard in Karma.

Lei diversifica parecchio. Ha diretto e interpretato un film ultrapopolare (Asterix & Obelix – Il regno di mezzo, 2023) e dopo averlo fatto ha dichiarato: «Uno nella vita è sufficiente». Hanno pesato le critiche negative?

«Io amo come attore, regista e spettatore praticare generi diversi, perché i film che facciamo rispecchiano chi siamo nelle stagioni della vita. Quando scrivo, so che quello che ho vissuto entrerà nel film in un modo o nell’altro. Ci sono momenti in cui ho voglia di ridere, altri in cui sento una cupezza».

Karma è il suo film più cupo. Il film che ha fatto dopo la separazione.

«È vero. Probabilmente avevo bisogno di rendere evidente il dolore che avevo vissuto. E mi ha fatto bene».

La lezione di Jean Paul Belmondo

In Francia siete tutti molti cinefili: ha considerato altri film che avevano provato a raccontare il mondo delle sette?

«Rosemary’s baby, Midsommer, The Master. Ma anche Qualcuno volò sul nido del cuculo che parla di prigionia, racconta com’è essere chiusi in un luogo contro la propria volontà. Ma Hitchcock è alla base di tutto: i suoi film hanno sempre personaggi femminili al centro e sono personaggi con un mistero».

Veramente la leggenda vuole che alla radice della sua vocazione ci sia un incontro con Jean Paul Belmondo.

«Quell’incontro è all’origine di una decisione più specifica, ma per il mio lavoro di attore. “Fai tu le scene d’azione” mi aveva detto. “Non lasciarle agli stunt. Se no che gusto c’è?”. Così ho fatto».