Guido Gianni, Mattarella concede la grazia: è un gioiellere che sparò ai ladri. Differenze con il caso Roggero

Un cinquantaquattrenne condannato per stupefacenti a 7 anni, di cui quasi due già scontati, in condizioni di salute «irreversibili». Un altro detenuto di 45 anni, sempre per questioni di droga, che potrà accedere ai servizi sociali e assistere la figlia minorenne malata. E poi un gioielliere che a Catania aveva sparato a tre rapinatori in fuga, uccidendo due di loro e ferendo il terzo. Un caso apparentemente molto simile a quello che ha occupato le cronache di recente, con la condanna per duplice omicidio di Mario Roggero. Sono questi i beneficiari dei tre provvedimenti di grazia firmati ieri da Sergio Mattarella. E non stupisce che ad attirare l'attenzione sia il terzo, l'unico di cui (per ragioni di privacy legate alle condizioni di salute di un minore e di un malato terminale) è stato diffuso il nome. Si tratta di Guido Gianni, gioielliere di Nicolosi oggi 66enne condannato nel 2019 a 13 anni di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio, poi ridotti dai successivi gradi di giudizio a 12 anni e 4 mesi (il pm di primo grado ne aveva chiesti 17).

La vicenda

Una vicenda pressoché fotocopia, almeno nelle premesse, di quella dell'orafo di Grinzane Cavour. È il 18 febbraio 2008 quando la gioielleria di Gianni, nel catanese, viene assaltata da tre rapinatori. La pistola in mano, poi risultata a salve (ma senza tappo rosso), con cui minacciano la moglie del commerciante. Nasce una colluttazione. Gianni, al lavoro nel retrobottega, spara due colpi in aria da un'arma legalmente detenuta. Il gioielliere riesce a mettere i banditi in fuga, poi però esplode altri colpi. Due di loro, entrambi ventunenni, vengono uccisi. Il terzo, trent'anni, solo ferito. Il processo si gioca sul filo della legittima difesa: invocata dai legali, che hanno sempre ribadito lo stato di shock del gioielliere, non riconosciuta invece dall'accusa, secondo cui quando i rapinatori sono stati colpiti (alle spalle) non esisteva più quel pericolo attuale previsto dalla legge. «Ho difeso la mia famiglia, non volevo uccidere», si giustificò l'accusato, mentre la moglie, Maria Angela Distefano, lanciò una petizione su Change.org per chiedere la grazia.

A 5 anni e 3 mesi dall'ingresso in carcere, quella grazia (parziale) è arrivata. Concessa come sempre avviene «tenendo presente il parere favorevole formulato dal magistrato di sorveglianza», precisano dal Colle, e «in considerazione del periodo di pena già espiata». Clemenza parziale, perché estingue tre anni e due mesi di reclusione: quanto basta per dare modo ai legali di Gianni - a cui grazie al provvedimento di clemenza restano meno di quattro anni da scontare - di chiedere al Tribunale di sorveglianza l'affidamento in prova ai servizi sociali.

Stesso beneficio a cui potrà accedere anche un altro dei "graziati", G.B., che si è visto estinguere un anno e 9 mesi di pena (la condanna originaria era di dieci anni), tenenuto conto del «mutamento delle condizioni di vita del condannato», del percorso di reinserimento sociale «avviato e consolidato» e della figlia minore malata.

Le differenze

Differenze non da poco, queste e quelle della vicenda Gianni, con il caso Roggero, condannato lo scorso luglio a 14 anni e 9 mesi. La grazia, hanno rimarcato più volte dal Colle, non è un «quarto grado di giudizio», non nasce per confutare il lavoro dei magistrati alla bisogna. No: si basa su motivazioni «umanitarie». Un provvedimento appunto di «clemenza», che poggia sul parere favorevole del magistrato competente una volta che si è osservato il cambiamento di vita del condannato, il suo pentimento, o che ci sono motivazioni di salute che riguardano lui o un familiare. Su queste basi, sarebbe stato pressoché impossibile per Mattarella concedere con uno schiocco di dita la grazia al gioielliere di Grinzane Cavour, come in molti gli hanno chiesto un minuto dopo la condanna. Ogni richiesta di grazia deve seguire un iter preciso, lungo e laborioso: non è il presidente a scegliere quale mandare avanti.

Quanto alla grazia a Gianni, di «bellissima notizia» parla Matteo Salvini, che ricorda di essere andato a trovarlo in carcere e di aver sposato fin da subito la sua battaglia. «L'ho detto allora e continuo a pensarlo: chi reagisce per difendere se stesso e i propri cari non può essere trattato come un criminale». Esprime «grande apprezzamento» anche Fulvio Martusciello di Forza Italia, che parla di una «decisione di equilibrio e umanità». Ringrazia Mattarella anche la moglie di Gianni: «Oggi piango di gioia. È il mio eroe, spero di rivederlo presto a casa».

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