Guerra aperta sui lupi in Nevegal, Coldiretti alza il tiro: «Oltre 30 branchi, territorio ormai saturo»
BELLUNO Lupo e predazioni in Nevegal. Dopo l’allarme lanciato da Alberto Morandi, titolare della azienda agrituristica della provincia di Padova che da 30 anni porta le pecore a monticare fra malga Faverghera e Col Visentin, dopo la replica dell’animalista Cristiano Fant e la contro-risposta dello stesso Morandi, oggi è la stessa Coldiretti a intervenire per bocca della sua presidente Chiara Bortolas. Quest'ultima, dopo aver esordito ironizzando («Fant? In quale università ha lavorato?»), risponde alle osservazioni dell’animalista e propone soluzioni: «Il lupo va gestito. Diversamente, a rischio sono le attività dell’uomo». «Fant dice che gli animali devono essere spostati per proteggerli dal lupo - continua Bortolas - ma l'area del predatore è di centinaia di chilometri quadrati. E non è possibile spostarsi dove si vuole, perché l’azienda ha un contratto, una malga e un'area di pascolo stanziale. Il pascolo, poi, è una pratica sostenibile che crea pulizia e biodiversità, con altri animali che si nutrono di quello che il gregge crea».
I costi della difesa
Bortolas si addentra poi nella sostenibilità economica: «Il pascolo deve garantire un reddito, altrimenti l'allevatore chiude. Questo vale anche per le greggi da 250 capi. Le misure di protezione dipendono dal numero di lupi, non da quante pecore ci sono all'alpeggio, la cui quota è definita solo dallo spazio a disposizione. Per capirsi: 200 pecore sul Visentin utilizzano appena una minima parte delle risorse disponibili». All’osservazione secondo cui un solo pastore sia insufficiente per un gregge simile, la presidente risponde: «In alpeggio bisogna vigilare h 24. I pastori non dormono in casera, ma restano fuori di notte in tenda. Ed è qui il vero problema: oggi è difficilissimo trovare personale disposto a vivere per mesi in una tenda sotto i temporali».
Allevatori virtuosi
Coldiretti difende con forza la professionalità degli allevatori bellunesi: «Pur tra mille difficoltà, i nostri pastori hanno attuato ogni protezione possibile: recinti, cani e reti elettrificate. Lo hanno fatto sfruttando i fondi del parco e della regione, realizzando persino ricoveri per gli attacchi notturni. Per i bovini, invece, creare difese efficaci è molto più complicato». «Siamo virtuosi - prosegue la presidente della federazione - ma il lupo è un predatore opportunista e intelligente, capace di aggirare qualsiasi ostacolo. Se Morandi ha subito attacchi in questo periodo è proprio perché l'animale ha sviluppato una strategia nuova».
Proiettili in gomma
Ecco allora che, dice Bortolas, bisogna poter pensare ad altro: «Il lupo sta imparando a saltare anche le reti elettrificate. Vanno fatte ulteriori prove di dissuasione, anche con proiettili di gomma, ma poi gli individui problematici vanno rimossi, perché in certe condizioni non è possibile la convivenza uomo-lupo. Gli allevatori non sono contro il lupo, ma contro le predazioni. Vogliono che le istituzioni li garantiscano ed oggi il lupo non è in via d'estinzione».
Territorio congestionato
Bortolas ricorda il monitoraggio che la provincia, in accordo con l’università di Sassari, ha effettuato sul territorio rilevando circa 30 branchi: «Significa che tutto il territorio è ormai saturo e colonizzato. Come associazione abbiamo sempre sostenuto questi studi, fondamentali per analizzare la situazione, e appoggiato i progetti di dissuasione per aiutare le aziende. Quello che è emerso chiaramente è che ogni branco sviluppa adattamenti diversi e la convivenza cambia a seconda degli allevamenti che il lupo si trova davanti». La presidente di Coldiretti lancia quindi un monito chiaro: «Se pur adottando ogni prevenzione gli attacchi continuano, allora serve una gestione della specie. Oggi non gestire il lupo significa solo metterlo al centro di polemiche di cui non conosciamo l'esito. Bisogna rimuovere dalle aree sensibili quegli individui che non consentono alle attività storiche e agli allevamenti di continuare a lavorare. Il lupo finora è stato ampiamente rispettato e non è a rischio; a rischio oggi sono l'allevamento di montagna e quella biodiversità che proprio i pastori contribuiscono a creare».