Guccini cantore di città, da Modena a Venezia, tra la via Emilia e il west - Notizie - Ansa.it
A un certo punto Francesco Guccini non ne poteva più del traffico, del caos, e si è rifugiato nella montagna delle origini. Ma la città, abbandonata da tempo, è tema ricorrente della vita in musica dell'ultimo cantastorie.
Città piccole, grandi, italiane, straniere, leggendarie, luoghi di conforto e di fuga, tutte visitate per immagini, personificate, immortalate in una colonna sonora, guida di viaggio in compagnia dei suoi versi.
La natale Modena, "piccola città, bastardo posto", raccontata come spazio di confine, la pianura padana come "prateria, fra la via Emilia e il West". Bologna, luogo di vita e socialità, "Bohème confortevole, giocata tra case osterie", capitale francese in miniatura, oppure, molto meglio, "Parigi in minore", metafora di una "vecchia signora dai fianchi un po' molli", ma anche "ombelico di tutto", snodo esistenziale. Venezia, "che muore, appoggiata sul mare" trasuda tristezza nella storia di una donna, Stefania, morta di parto.
Genova, "schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo verso l'orizzonte" per riprendersi dal G8 del luglio 2001 e dalla morte in piazza Alimonda di Carlo Giuliani, "una vita troncata, tutta una vita da immaginare", ma "Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare". Milano è "tanto grande da impazzire" è la scena per l'amore mai proseguito tra Samantha e Andrea e così "muore di malinconia" tra gasometri e tramonti di periferia. "Poveri bimbi di Milano, così fragili, così infelici", canta poi Guccini, chiudendo il disco 'Metropolis'.
Si continua verso l'Argentina, non una città questa volta, ma una terra da raggiungere dopo aver mollato tutto e dove ritornare "perché io c'ho già vissuto in Argentina". Il cielo di Praga, "di antichi fasti la piazza vestita" è un altra meta del viaggio, fine degli anni '60, nella primavera di liberazione del popolo cecoslovacco. La memoria porta ad Auschwitz, uno dei testi più famosi e intensi, dove l'Olocausto è nella voce di un bambino morto nel campo di concentramento, in un freddo giorno di inverno.
La fantasia conduce a Bisanzio, antica capitale, Nuova Roma, per Francesco è "città assurda, città strana", forse "solo un simbolo insondabile, segreto e ambiguo come questa vita", un luogo da cui guardare Lucifero sorgere, da una torre, confondendo vita e morte. L'ultima canzone dell'ultimo album è infine dedicata a un posto mitico, distante dal mondo conosciuto dove l'artista, dopo aver "navigato sette volte i sette mari" va a concludere, nell'Ultima Thule, dove "si perderà in un'ultima canzone, di me e della mia nave anche il ricordo".
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