«Guarigione in oltre il 90 per cento dei casi»  - L'Unione Sarda.it

Massimo Dessena, Aou Cagliari

14 ottobre 2026 alle 00:08

«Il cancro della mammella è ancora il tumore più frequente nella donna, con circa 56 mila casi in Italia nel 2024 (dati PNE) e circa 1.600 in Sardegna. Per questa neoplasia, a fronte di un incremento dell’incidenza, si registra una migliore prognosi grazie alla diagnosi precoce e alla personalizzazione del trattamento in tutte le fasi di diagnosi e cura»: sottolinea Massimo Dessena, chirurgo senologo e responsabile del Centro di Senologia chirurgica al Policlinico Duilio Casula dell’AOU di Cagliari: «L’Isola registra ancora criticità dovute alla difficoltà di accesso alle cure, all’aumento dei tempi di attesa, alla scarsa adesione ai programmi di screening, con il conseguente incremento, nel corso degli ultimi anni, della migrazione sanitaria, che nel 2024 ha superato il 18% dei casi. La rete oncologica in fase di realizzazione sarebbe uno strumento utile per affrontare alcune di queste criticità, facilitando l’accesso alle cure in centri qualificati ad alto volume (più di 150 casi all’anno secondo le Linee guida ministeriali) e garantendo ai pazienti i migliori trattamenti disponibili. L’obiettivo è infatti offrire a ogni paziente il trattamento più efficace e meno invasivo».

«La chirurgia», prosegue il medico, «è sempre più conservativa a livello della ghiandola mammaria per l’utilizzo di tecniche di oncoplastica con interventi conservativi o ricostruzioni immediate. Sono inoltre allo studio tecniche robotiche ed endoscopiche ancora meno invasive. Nell’ascella, lo studio del linfonodo sentinella ha ridotto il ricorso allo svuotamento ascellare, preservando la funzionalità del braccio; in un prossimo futuro sarà possibile limitarne ulteriormente l’uso a casi selezionati».

«In oncologia medica», aggiunge Dessena, «i test genomici consentono di selezionare meglio le pazienti che necessitano di terapie adiuvanti, mentre i nuovi farmaci permettono un controllo più efficace anche nelle forme metastatiche, favorendo la cronicizzazione della malattia e prolungando la sopravvivenza».

«In radioterapia», evidenzia lo specialista, «i nuovi acceleratori lineari consentono trattamenti più brevi e mirati, riducendo l’esposizione degli organi circostanti e gli effetti collaterali. Il risultato è una cura sempre più individualizzata, capace non solo di aumentare le possibilità di guarigione, ma anche la qualità di vita della donna. Fondamentale resta l’approccio multidisciplinare, che può portare alla guarigione in oltre il 90% dei casi con un’adeguata qualità di vita».

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