Guardiola, no all'Italia: ecco i motivi. Maldini e Leonardo virano su Pirlo, ma c'è sempre l'opzione Mancini
Pep Guardiola ha detto no all'Italia per il ruolo di commissario tecnico. L'ex allenatore del Manchester City non ha dato il via libera per guidare la Nazionale, confermando la sua scelta di prendersi un anno sabbatico dopo il suo ciclo straordinario con i citizens. Non è una questione economica, né tantomeno di progetto, bensì una scelta di vita legata alla necessità di staccare dal calcio per un po'.
Per l'Italia capitanata da Maldini e Leonardo, Pep era stata la prima scelta per provare a dar vita a un progetto ambizioso e che puntasse ad una rifondazione totale.
Guardiola avrebbe avuto pieni poteri, non solo per guidare l'Italia ma per ridar vita ad un movimento calcistico. Il sogno, però, è sfumato nonostante i tentativi ripetuti della Federazione.
Le alternative
Adesso Maldini e Leonardo vireranno su Andrea Pirlo, considerato il profilo ideale per iniziare un progetto nuovo e di prospettiva. Certamente l'ex centrocampista è un tipo di allenatore totalmente distante da Guardiola, per principi ma soprattutto per status. Anche in termini di tipologia di progetto rappresenta una strada molto differente, sicuramente più rischiosa e ambiziosa e senza garanzie di successo. Eppure anche in questo ultimo Mondiale diversi allenatori tutt'altro che gloriosi hanno fatto molto bene, di conseguenza non è escluso che anche un giovane come Pirlo possa giocarsi bene le sue chance.

Certamente rispetto al sogno Guardiola, Pirlo rappresenta un leggero ridimensionamento in termini di ambizioni. Giovanni Malagò, però, è più orientato verso il ritorno di Roberto Mancini. Di conseguenza, proprio in relazione a quella condivisione totale a cui il presidente della Figc ha fatto riferimento, ci sarà un nuovo confronto approfondito con Maldini e Leonardo per capire quale strada prendere.
Non è da escludere a priori Silvio Baldini, allenatore anticonformista, fuori dagli schemi ma non per questo impreparato. Nella sua carriera ha dimostrato di avere una connessione profonda con i propri calciatori, a prescindere dall'aspetto tecnico. Un uomo diverso nel mondo del calcio che la Federazione sta tenendo in considerazione dopo questi mesi provvisoriamente alla guida degli azzurri.
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