Gli affari di Lavitola all'estero. E a cena con Ranucci spunta il diplomatico africano

Le indagini sugli affari di Valter Lavitola, che risulta nullatenente, sono solo all'inizio. I fiumi di soldi che l'ex faccendiere avrebbe avuto a disposizione, investendo nel business del carbon credit in Africa, nell'azienda di import export di pesce surgelato in Brasile e nel ristorante di Monteverde, non hanno un'origine chiara. E non è chiaro nemmeno a chi siano intestate le società.

È dal Cefalù Bistrò, dove l'ex editore organizzava appuntamenti e tesseva la sua rete di relazioni, che partiranno le verifiche. Con la probabile audizione di una serie di testimoni. In particolare, quelli che incontravano il faccendiere insieme all'amico Sigfrido Ranucci per parlare di affari, dal momento che i pm vogliono chiarire la natura dei rapporti tra i due. Per tutti gli altri accertamenti saranno necessarie rogatorie che richiederanno mesi di tempo.

Nel frattempo l'imprenditore, regista dell'attentato ai danni dell'amico Sigfrido Ranucci, reo confesso e attualmente in carcere, tramite i suoi legali ha diffidato l'ex compagna dal diffondere sue comunicazioni private. Ma Natalia Potenza, l'ex Lady Lavitola, intestataria del locale di Monteverde, che sabato per dieci ore ha reso spontanee dichiarazioni al pubblico ministero Edoardo De Santis e ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e di Frascati, ha portato ugualmente un'enorme mole di documenti che riguarderebbe proprio gli affari del compagno. La Potenza non avrebbe riferito di interessi economici in comune tra Ranucci e Lavitola, ma solo di favori tra amici.

I testimoni

Tra i testimoni con i quali l'imprenditore ha parlato al telefono, per poi concludere gli affari proprio nel bistrot di Monteverde, anche con la mediazione di Ranucci, ci sarebbero i vertici di Urban Vision - estranei all'inchiesta - che avrebbero fornito capitali per l'investimento sul carbon credit in Camerun. E che sono stati immortalati con Lavitola e l'ex conduttore di Report. C'è poi un diplomatico dello Zimbabwe, consigliere dell'ambasciata a Roma, che ha cenato al Cefalù con il giornalista e l'imprenditore.

«Abbiamo parlato di progetti di sviluppo in Africa e piano Mattei», ha detto Ranucci al Tg1, ma il diplomatico ha raccontato al telegiornale che il giornalista si è poi rivolto all'ambasciata via mail, ponendo alcune domande su Benjamin Chimutengo, l'ex socio di Lavitola in Africa. In un'intervista rilasciata al quotidiano africano The Standard in giugno Ranucci aveva parlato di imprenditori italiani che sarebbero stati truffati da un socio locale in un affare relativo al carbon credit. L'ex conduttore di Report ha sempre ammesso di avere aiutato l'allora amico negli investimenti nel settore che conosceva, anche per supportare il figlio più grande del faccendiere, coinvolto nel business.

E adesso Chimutengo, che si sente chiamato in causa, è sul piede di guerra, annuncia querele e, soprattutto, lancia accuse pesantissime. Intervistato da Mow magazine sostiene di avere subito un attentato in passato e punta il dito contro Lavitola e un presunto poliziotto corrotto: «Il 13 gennaio 2026 hanno sabotato la mia auto: volevano farla esplodere. C'era una modifica tra il tubo di scarico e il serbatoio del carburante. Ed è stato il mio giardiniere a notarlo». Alla domanda se pensa che fosse coinvolto il suo ex socio, risponde: «Ho ragionevoli sospetti. È nella sua indole». Le accuse, ovviamente, sono tutte da verificare, ma Chimutengo sostiene di avere sporto denuncia.

La bomba

Ma questa è un'altra storia. Il cuore dell'indagine romana riguarda ancora l'attentato del quale Natalia Potenza non avrebbe saputo riferire dettagli. Intanto proseguono le analisi del cellulare e dei dispositivi sequestrati a Lavitola, dai quali sarebbero stati cancellati diversi messaggi, che gli inquirenti stanno cercando di recuperare. Una volta terminati gli accertamenti informatici, forse alla fine di settembre, verrà nuovamente convocato Ranucci.

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