Giornate nazionali, dalla "meraviglia" agli "abiti storici". E Mattarella frena i partiti: «Ora basta»
A ciascuno la sua. L'ultima in ordine di tempo era stata la Giornata nazionale della meraviglia, da celebrare la seconda domenica di ottobre. Ma nel pantheon c'è anche il Dono. E poi gli alberi, il Braille, gli abiti storici. E ancora: la Giornata nazionale dedicata a Cristoforo Colombo, al Tricolore, alla prevenzione veterinaria. Cinquantuno, in tutto: in pratica una a settimana, senza contare quelle internazionali. Per non parlare delle ricorrenze che aspettano di essere approvate dal Parlamento: la Giornata del panettone italiano, dell'ecospiritualità, del patrimonio caseario e del silenzio, per citarne solo alcune. Decisamente troppe.
Così, quando ieri al Quirinale si sono visti recapitare l'ennesima legge che istituiva una Giornata nazionale (nello specifico quella «per il riciclo della carta»), lo sbuffo si è sentito ben oltre le mura del palazzo che fu dei papi. E non perché al Colle non tengano in debita considerazione la raccolta differenziata. Forse però è il caso di metterci un freno. Considerato anche che tutte queste occasioni, così frequenti, rischiano di interferire con il normale calendario scolastico.
La lettera del Capo dello Stato
E così, dopo aver firmato la norma (seppur con un certo disagio) «non sussistendo profili evidenti di incostituzionalità», Sergio Mattarella ha preso carta e penna e ha scritto una lettera piuttosto puntuta ai presidenti di Camera e Senato. Chiedendo in sostanza di farla finita, o almeno di trovare "criteri omogenei" per elevare questo o quel fenomeno al rango di Giornata nazionale. Quasi una preghiera, più che una sgridata. «Il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando», fa notare il capo dello Stato. Che fa di conto: «Nelle ultime tre legislature ne sono state approvate trentasei, di cui venti nel corso di questa legislatura». Un proliferare inarrestabile. Basta dare uno sguardo alle proposte che giacciono nei cassetti di Camera e Senato: decine.
E proprio la possibilità concreta che altre ricorrenze siano in dirittura d'arrivo ha spinto il Colle a lanciare un invito (non vincolante, va da sé) a «contenere in termini ragionevoli» questa crescita esponenziale. Che rende "sostanzialmente impossibile" per scuole, università e pubbliche amministrazioni celebrarle tutte, promuovendo iniziative ad hoc come vorrebbero - con una formula divenuta ormai standard - le leggi che le istituiscono. «Inverosimile» chiederlo, nota Mattarella. Sempre che non si pensi di «incidere, riducendolo», sul tempo dedicato ai programmi scolastici veri e propri. E non pare proprio il caso.
Tanto più che, continua il presidente, non tutte queste ricorrenze "appaiono avere la stessa levatura". Un conto insomma è ricordare nelle scuole la giornata contro il body shaming, fenomeno crescente tra i giovanissimi e connesso alla piaga del bullismo, o quella per le vittime di mafia e terrorismo. Meno rilevante, forse, menzionare in classe la Giornata per la ristorazione o quella del paesaggio. Valori che potrebbero essere tutelati in altro modo, suggerisce Mattarella.
Che già in passato si era trovato suo malgrado a dover tirare le orecchie al Parlamento per questioni simili. Come nel caso della Giornata degli Alpini, varata ai tempi del governo Draghi, con cui per il Colle si rischiava «un proliferare di ricorrenze e una frammentazione della memoria e della riconoscenza dovuta alle Forze Armate e ai loro caduti». Oppure più di recente, con l'istituzione il 4 ottobre della festa nazionale per San Francesco. Peccato che lo stesso giorno fosse già considerato solennità civile in onore a Santa Caterina da Siena. Un vero e proprio pasticcio: perché gli stessi valori incarnati dai due santi dovrebbero essere celebrati in contemporanea in due modi diversi (e con diversi effetti di legge, a cominciare dalla chiusura delle scuole)?
L'appello
L'avviso di Mattarella è stato subito «condiviso» dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Mentre quello della Camera, Lorenzo Fontana, ha girato la lettera a tutti i gruppi parlamentari, a mo' di richiamo. Chissà se basterà. Perché in tempi di parlamenti svuotati di fondi, di competenze e di responsabilità, con il ricorso sempre più massiccio ai voti di fiducia, ai rappresentanti del popolo non resta che dedicarsi ai simboli e al calendario. E una Giornata, perché no, non si nega a nessuno.
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