Caro benzina, giornali e sinistra muti al tempo del “governo dei migliori”. Ora si scatenano
Foto: Il Tempo
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28 agosto 2026
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Ah, che spettacolo. Repubblica, due giorni fa, titola «Benzina senza freni». Dramma. Apocalisse. Il Paese in ginocchio alla pompa. I soliti editoriali indignati, i talk show che scoprono all’improvviso il pieno da cento euro, l’opposizione che evoca la stangata, i consumatori traditi, il governo che «non fa nulla». Tutto il kit. Tutto il copione. Oggi la media nazionale gira intorno a 2,015 euro al litro. È un problema? Sì. Lo è per chi lavora, per chi deve fare cento chilometri al giorno, per le famiglie in ferie, per le imprese di trasporto. L’incertezza sullo Stretto di Hormuz pesa, i mercati sono nervosi, nessuno ha la sfera di cristallo su cosa succederà tra dieci o venti giorni. Da questo punto di vista è saggio monitorare e intervenire, correzione dopo correzione, senza panico e senza slogan è insopportabile la strumentalizzazione. È insopportabile il doppio standard. È insopportabile la faccia tosta.
Carburanti, i prezzi alla pompa continuano a salire. Oltre 2 euro al litro
Giugno 2022. Governo Draghi, quello «dei migliori», quello salutato in conferenza stampa con l’applauso prima ancora del «buongiorno». Media mensile della benzina: 2,034 euro al litro. Non un picco di due giorni, non un distributore furbo in autostrada: la media del mese. Rivalutata all’inflazione di questi quattro anni, quella cifra equivale a circa 2,276 euro di oggi. Più cara, non meno. E allora? Allora Repubblica non urlava «senza freni». Allora i titoli erano misurati, tecnici, quasi rassegnati. Allora la colpa era «la guerra», «i mercati», «Putin», mai il governo dei professori. Allora i pompieri spegnevano ogni focolaio prima che diventasse polemica. Oggi, con un prezzo inferiore a quello di allora (e nettamente inferiore in termini reali), gli stessi giornali accendono il fuoco e ci versano sopra il giornalismo d’opinione. Ieri pompieri, oggi piromani. Ieri «complessità internazionale», oggi «fallimento del centrodestra». Ieri silenzio compassato, oggi sirene a millemila decibel. Funziona così da anni. Se al governo ci sono i «migliori», il caro-vita è una fatalità. Se al governo c’è chi ha vinto le elezioni, ogni centesimo è un atto politico, ogni pompa un atto d’accusa, ogni titolo una campagna.
Carburanti, l'aumento dei prezzi mangia il taglio delle accise
La sinistra e i suoi giornali di riferimento non discutono i numeri: li confezionano. Non informano: selezionano. Non ricordano: cancellano. E attenzione: nessuno sta dicendo che 2,015 sia un prezzo da festa. Nessuno invita a fischiettare mentre si fa il pieno. Il caro carburante resta un problema serio, da affrontare con strumenti reali: taglio delle accise, concorrenza, scorte, diplomazia energetica, senza finti tetti e senza teatrini. Il governo sta provando a muoversi. Si può criticare il come, il quando, l’intensità. Si può pretendere di più. Quello che non si può accettare è la amnesia selettiva. Perché la memoria, in certe redazioni e in certi partiti, è un optional a geometria variabile. Funziona a intermittenza, come un distributore in sciopero. Si accende solo quando serve a colpire l’avversario. Si spegne quando i numeri smentiscono la narrazione. Giova ancora ripeterlo. Quattro anni fa, con Draghi, 2,034 di media mensile non era un titolo da prima pagina urlata. Oggi 2,015 è «senza freni». La differenza non sta nel litro. Sta nel colore politico di chi siede a Palazzo Chigi. Sta nel bisogno permanente di una sinistra (e di una certa stampa) di avere un colpevole a disposizione, preferibilmente di centrodestra. È il mestiere più vecchio del giornalismo militante: ieri spegnevano l’incendio per non bruciare i propri, oggi lo alimentano per scaldare l’opposizione. Pompieri e piromani, stessa caserma, stessa divisa, stesso giornale. Cambia solo il vento. E allora, compagni della memoria corta: prima di scrivere «senza freni», riaprite l’archivio. I numeri del 2022 sono ancora lì. Non si sono evaporati. Non li ha cancellati l’inflazione. Li avete solo messi nel cassetto, in attesa del governo sbagliato. Il caro benzina è un problema. La vostra faccia tosta è un altro problemone. E, francamente, pesa di più.