Gioco d’azzardo, la prevenzione parte dalla consapevolezza. Il dottor Luca Biffi: "È una malattia, non un vizio"
10 agosto 2026 | 06:36
Il direttore della Promozione della Salute di Ats Bergamo spiega il lavoro sul territorio per intercettare i rischi prima che il gioco diventi dipendenza: dalla scuola alle aziende, fino alla rete dei servizi e al coinvolgimento delle famiglie
Il gioco d’azzardo è un fenomeno che spesso riesce a nascondere la propria pericolosità dietro l’apparenza del divertimento. Una giocata, una scommessa, un momento di svago possono sembrare innocui, finché il confine tra scelta e perdita di controllo non diventa sempre più sottile. Tra le armi per contrastare questa dipendenza può esserci proprio cambiare il modo in cui la si guarda.
“Si tratta di una malattia, non di un vizio. Non si supera semplicemente con la forza di volontà: servono cure specifiche e professionisti competenti”. A dirlo è il dottor Luca Biffi, direttore della Promozione della Salute di Ats Bergamo, che sul territorio coordina le azioni di prevenzione e contrasto del fenomeno.
Un punto di partenza fondamentale, perché riconoscere il gioco d’azzardo patologico come una malattia significa anche capire che il problema non va affrontato soltanto quando è già esploso, ma molto prima. I numeri raccontano la dimensione del fenomeno. Nel 2025 in provincia di Bergamo il volume complessivo del gioco ha raggiunto 2 miliardi e 667 milioni di euro. Una cifra che fotografa la diffusione del gioco, ma che non racconta tutto ciò che può esserci dietro: difficoltà economiche, fragilità personali, conflitti familiari e situazioni nelle quali il comportamento perde progressivamente il suo carattere ricreativo.
Per questo Ats ha scelto di investire sulla prevenzione attraverso il Piano Locale per la Prevenzione e il Contrasto del Gioco d’Azzardo, un programma che coinvolge scuole, aziende, Comuni, servizi sanitari, associazioni e realtà del Terzo Settore. L’obiettivo è intervenire nei diversi ambienti in cui le persone vivono, perché il rischio non nasce in un unico luogo. La scuola, il lavoro, la famiglia e la comunità diventano quindi spazi fondamentali nei quali costruire consapevolezza e intercettare prima possibile eventuali segnali di difficoltà. Uno degli ambiti principali riguarda la scuola.
ha scelto di non puntare su interventi isolati, ma su percorsi continuativi basati sulle evidenze scientifiche. “Un incontro di una mattina non basta. La prevenzione deve diventare un percorso”, chiosa Biffi. Per questo gli interventi coinvolgono gli insegnanti, che dopo una formazione specifica lavorano durante l’anno con gli studenti attraverso attività pratiche, esercitazioni, simulazioni e momenti di confronto.
Il tema centrale non è soltanto il gioco d’azzardo, ma lo sviluppo delle cosiddette life skills: capacità di prendere decisioni, gestione delle emozioni, pensiero critico, comunicazione e capacità di affrontare la pressione del gruppo: “Queste competenze – prosegue lo psicologo – proteggono dai comportamenti a rischio in generale, non solo dal gioco d’azzardo”. Il percorso viene proposto dalla scuola primaria fino agli istituti superiori e comprende anche esperienze di peer education, nelle quali gli studenti più grandi, adeguatamente formati, lavorano con i compagni più giovani: “Così facendo c’è molta più probabilità che si costruiscano persone più consapevoli”.
Un altro fronte riguarda il mondo del lavoro. Viene portato avanti il programma Workplace Health Promotion, che coinvolge oltre 160 aziende della provincia e che comprende anche azioni dedicate alla prevenzione del gioco d’azzardo. Il lavoro si concentra sulla formazione delle figure che possono avere un ruolo nell’intercettare situazioni di disagio: dirigenti, responsabili del personale, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e organizzazioni sindacali: “L’azienda non deve fare diagnosi, ma deve sapere riconoscere un segnale e orientare verso i servizi”, spiega il dottore. L’obiettivo è creare ambienti lavorativi più attenti, nei quali una difficoltà possa emergere prima di trasformarsi in una situazione più grave. La prevenzione passa anche dal territorio.
Ats coinvolge i 14 Ambiti Territoriali della provincia attraverso percorsi rivolti ad assistenti sociali, operatori dei servizi, volontari dei centri di ascolto e realtà associative. Chi incontra quotidianamente persone in difficoltà, come sostenuto dallo stesso Biffi, può infatti rappresentare un osservatorio importante per individuare situazioni che rischiano di rimanere nascoste: “Una richiesta di aiuto economico può nascondere anche un problema di gioco. Per questo bisogna imparare a leggere i segnali”. Un semplice intervento sull’emergenza economica, infatti, non è sufficiente se alla base c’è una dipendenza che richiede un percorso specifico.
Un ulteriore livello di prevenzione riguarda i luoghi dove il gioco viene praticato. Attraverso una collaborazione con i Comuni e con gli esercenti, si lavora per promuovere comportamenti più responsabili e ridurre alcuni fattori che possono favorire la perdita di controllo. Sono stati sviluppati percorsi di sensibilizzazione rivolti agli operatori delle sale gioco, affinché sappiano riconoscere possibili segnali di difficoltà e indirizzare le persone verso i servizi. Parallelamente vengono promosse azioni ambientali, come una maggiore attenzione alla percezione del tempo trascorso durante il gioco.
Nel contrasto al gioco d’azzardo patologico un ruolo importante è svolto anche dalla famiglia. Chi vive accanto a una persona che sviluppa una dipendenza spesso è il primo ad accorgersi dei cambiamenti, ma può trovarsi senza strumenti per affrontare la situazione. “Anche i familiari possono chiedere aiuto. Spesso un loro percorso è il primo passo verso un cambiamento”, dichiara Biffi. Il Disturbo da Gioco d’Azzardo coinvolge l’intera rete relazionale e per questo anche chi sta vicino alla persona che gioca può avere bisogno di sostegno e orientamento.
La prevenzione, dunque, non significa soltanto evitare che una persona sviluppi una dipendenza, ma riuscire a intervenire prima che il problema diventi evidente e produca conseguenze più difficili da affrontare.