Gaza, Israele respinge il piano Usa. Netanyahu: «No a ritiro Idf senza disarmo Hamas»

«Israele respinge il documento in 15 punti» su Gaza annunciato dagli Usa, e non intende ritirare l'Idf dalla Striscia «finché Hamas non sarà effettivamente disarmato». Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu in apertura della riunione di gabinetto odierna.

«E quando parlo di disarmo - ha incalzato Netanyahu nelle dichiarazioni riportate dal sito di notizie israeliano Ynet - intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi».

«Parliamo di disarmo reale, non finto», ha ripetuto ancora, affermando che «stiamo parlando con gli americani di questa questione». «Hanno alcune idee - ha aggiunto - Per noi alcune sono accettabili, altre no». La scorsa settimana Donald Trump ha annunciato un accordo raggiunto dal Board of Peace sul «disarmo completo di Hamas e di tutti i gruppi armati a Gaza». 

Gaza, Israele respinge il piano Usa

Martedì è arrivata la prima reazione di Netanyahu, che in un video diffuso sui social affermava che Israele non aveva acconsentito al piano e puntualizzava che aveva ricevuto una «bozza» e risposto con osservazioni, non con un via libera.

Nella sua prima dichiarazione pubblica sulla roadmap dei 15 punti presentata dal Board of Peace, il premier israeliano ha sottolineato: «Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania.

Né 'Fatahstan' né 'Hamastan», ha poi aggiunto.

Le parole su Trump

«Ho grande apprezzamento per il presidente Trump. È un nostro grande amico alla Casa Bianca», ha detto inoltre aprendo la riunione settimanale del governo, sottolineando di apprezzare «la storica partnership con gli Stati Uniti contro i tentativi dell'Iran di acquisire armi nucleari». Il premier ha però rivendicato la capacità di Israele di mantenere una posizione autonoma anche di fronte alle pressioni degli alleati. «A differenza di tutti quelli che ci fanno la predica, stiamo facendo ciò che deve essere fatto per la sicurezza di Israele e sappiamo e siamo in grado di mantenere la nostra posizione anche di fronte ai nostri migliori amici, quando necessario», ha affermato. Netanyahu ha quindi respinto il piano in 15 punti per Gaza sostenuto da Trump, sostenendo che Hamas conserva ancora la capacità di attaccare Israele. «Potrebbe farlo, ma perché sono passate lunghe settimane senza che ci abbia attaccato? Perché sa quale colpo potente gli infliggeremo se lo farà", ha dichiarato il premier.

La risposta di Hamas

Gli Stati Uniti devono fare pressione su Israele affinché accetti la prossima fase del piano per Gaza. Lo afferma un funzionario di Hamas all'Afp, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele respinge l'accordo sostenuto dagli Usa. «Ci aspettiamo che i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la tabella di marcia e non ostacolino il processo per ragioni politiche ed elettorali interne», ha detto Bassem Naim, membro dell'ufficio politico di Hamas.

Cosa prevede il piano Usa

Il piano, elaborato dal Board of Peace, prevede che ogni fase possa partire soltanto dopo che gli impegni della fase precedente siano stati verificati. L'obiettivo è accompagnare la Striscia verso una nuova amministrazione palestinese, il disarmo dei gruppi armati, il progressivo ritiro israeliano e la ricostruzione.

Il percorso parte dal cessate il fuoco, dalla piena applicazione degli accordi e dalla garanzia degli aiuti umanitari e dei servizi essenziali. È prevista una verifica internazionale indipendente sul rispetto degli impegni e una fase di transizione affidata a un'amministrazione palestinese, il National Committee for the Administration of Gaza. Hamas e le altre fazioni armate verrebbero escluse dal governo, mentre la sicurezza dovrebbe essere ricondotta a una sola autorità palestinese.

Il cuore del piano è il disarmo graduale e verificato di Hamas e degli altri gruppi armati, accompagnato dalla riforma della polizia, dal ritiro delle armi non autorizzate e da programmi per la reintegrazione degli ex combattenti. È previsto anche un accordo di pace interno palestinese per fermare violenze e ritorsioni.

Le forze internazionali

Sul fronte della sicurezza, il piano prevede il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione, incaricata di sostenere il processo di disarmo e accompagnare il passaggio delle responsabilità. Parallelamente dovrebbe procedere il ritiro progressivo delle forze israeliane, fino al trasferimento della sicurezza alle autorità palestinesi nelle aree considerate stabilizzate.

L'ultima fase riguarda la ricostruzione di Gaza, che dovrebbe procedere progressivamente nelle zone in cui disarmo e nuova amministrazione siano stati certificati. Il punto più delicato resta però la sequenza tra disarmo di Hamas e ritiro israeliano: è su questo ordine delle operazioni che si concentra il principale ostacolo politico all'attuazione della roadmap.