Gattuso, nemmemo Mourinho come lui: è il migliore allenatore esordiente su una panchina in Europa

Come Rino non c’è nessuno, perlomeno nel Continente. Gattuso fa da pompiere e ritiene un «dato di fatto» che alla Lazio manchino «27 punti alla tranquillità», ma intanto ha mandato in scena il miglior avvio d’Europa tra gli allenatori insediatisi in estate. «Siamo primi e non conta nulla, alla ripresa ripartiamo da zero: se vogliamo sorprendere dobbiamo fare meglio».

Il carattere non gli concede di rilassarsi – «Mi godrò tutto solo in pensione coi miei nipoti» – ma i numeri lo incoronano come la new entry in panchina più impattante tra Italia, Inghilterra, Spagna, Germania, Francia, Portogallo, Belgio, Olanda, Turchia, Repubblica Ceca e Polonia. I 13 punti gli consentono di scalfire la narrazione di una guida tecnica meramente focalizzata sulla ferocia agonistica. «Sono schiavo del mio personaggio, ma col Napoli sono stato l’unico a non centrare la Champions con 77 punti».

Il primato di Gattuso

Tra i club che hanno cambiato condottiero soltanto i francesi del Monaco e i portoghesi del Benfica tengono il passo del classe ’78 di Corigliano con quattro vittorie e un pari nei primi cinque turni. Dopo Hutter e Pocognoli i monegaschi si sono affidati al 41enne Filipe Luís, ex pilastro brasiliano dell’Atletico di Simeone, capolista solitario in Ligue 1 con tanto di blitz in casa del PSG. A Lisbona Marco Silva ha centrato quota 13 – prima del ko (3-1) in casa del Porto – da subentrato agli ultimi timonieri Bruno Lage e Mourinho. Neppure lo ‘Special One’, erede di Xabi Alonso e Arbeloa a Madrid, ha aperto la stagione come Gattuso: la sconfitta in casa del Betis e il naufragio nel derby hanno fermato il Real a 12. Insomma, per rintracciare un coach che abbia esordito meglio di Rino bisogna sfogliare 198 squadre e risalire ai campionati minori: solo il danese Neestrup del Panathinaikos è a punteggio pieno in Grecia da successore di Rafa Benitez, in attesa del big match con l’Olympiacos.

L’inizio scintillante è ancor più meritorio vista la radicalità della svolta tattica rispetto al predecessore. Pressioni ultra-offensive, l’uomo come riferimento, costante ricerca dell’ampiezza, centrali alti e ritmi forsennati, un cambio di rotta più che drastico. E senza reali incontristi. «Per come vedo ora il calcio, un mediano alla Gattuso con me non giocherebbe». Ritrovata la fascia sinistra – la più influente d’Europa, da lì il 78% delle occasioni create – Rino ha rispolverato le seconde linee, ritagliando per i comprimari un’inedita centralità: un anno fa Provstgaard era la riserva di Romagnoli, mentre Belahyane, Noslin e Floriani Mussolini non erano mai partiti dal 1'. «Chi prima non giocava, oggi è protagonista». Tutte note liete premature ma già notevoli, col possesso palla – il 14° in A – ancora da affinare.

Gattuso si gode quello che è il debutto più prolifico anche a livello personale. Negative le partenze con Ofi Creta (6 punti) e Pisa (8 punti in B), da horror le aperture al Milan (5 punti) e a Napoli (4 ko su 5) in sostituzione di Ancelotti. Non era andata meglio a Valencia (6 punti) e Marsiglia (4), mentre gli avvii da urlo con Hajduk Spalato (11) e nazionale azzurra (en plein) dipesero soprattutto dalla modestia dei rivali. A sentirlo non ha «nessun merito», ma oggi guarda tutta l'Italia dall'alto con la sua Lazio sorprendente.

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