Gasolio sporco, altri tre casi, toccata quota 20. La Guardia di finanza apre un'inchiesta: acquisite le carte delle segnalazioni
TREVISO - Quota 20. I casi di gasolio sporco salgono ancora. Vista l’estensione del problema, la guardia di finanza ha aperto un’indagine e ha acquisito le carte relative ai casi segnalati. E oltre a essere un problema esteso a livello territoriale - interessate le province di Treviso, Belluno, Venezia e Udine -, ora lo diventa anche temporale. I nuovi casi arrivati alle orecchie di Stefano Bellotto, presidente di Adiconsum, non sono avvenuti in questi giorni, bensì diversi tra novembre 2025 e gennaio scorso. «La notizia si è diffusa - spiega il presidente - e quindi sempre più persone mi stanno contattando, anche se il loro incidente è avvenuto mesi fa». Vista la gravità della cosa, la guardia di finanza ha avviato un’inchiesta. L’obiettivo è fare chiarezza il prima possibile.
L’indagine
E immediatamente i finanzieri hanno contattato Bellotto, colui che per primo ha reso noto il problema e che negli scorsi giorni ha richiesto l’apertura di un tavolo con i professionisti della distribuzione e le loro associazioni di rappresentanza. A domanda è seguita istantanea risposta. «Mi è stata richiesta la documentazione - afferma il presidente -, e io l’ho fornita. Una gran quantità di materiale». Si tratta di un plico di oltre venti pagine, in cui vengono racchiusi tutti i casi accertati e già confermati dalla stessa adiconsum. La Guardia di finanza allora si è messa all’opera, aumentando i controlli che già in maniera ordinaria svolge. I campionamenti sul territorio ci sono, e sempre di più ci saranno.
Le segnalazioni
I nuovi tre casi accertati si dividono tra le province di Belluno (due) e di Treviso (uno). Quest’ultimo si è registrato proprio in autostrada, subito dopo aver fatto rifornimento. Stessa sorte è accaduta a Belluno per una signora che si è vista la vettura bloccarsi di colpo nel mezzo di una salita. In questa circostanza la polizia locale è intervenuta per garantire la corretta circolazione. Vigili che sono accorsi anche nell’altro caso bellunese: una mamma, con due bambini a bordo di quasi 10 anni, ha all’improvviso visto la propria vettura fermarsi. Questa volta però il copione si è modificato: la signora non aveva fatto rifornimento pochi instanti prima, ma aveva già percorso 11 km dalla stazione. Il problema gasolio sporco non si limita al nord est: nei mesi scorsi infatti sono state accertate diverse segnalazioni da nord a sud: le ultime in ordine cronologico arrivano da Anzio.
I responsabili
Quali sono le stazioni di rifornimento che hanno venduto gasolio sporco? «Non posso dire quali siano le pompe di benzina incriminate - risponde Bellotto, incalzato dalla domanda delle domande -. La guardia di finanza ha tutti gli elementi per andare a fondo». Il presidente però ha aggiunto un ultimo passaggio: «I distributori incriminati - riprende - appartengono a marchi diversi. Però ce n’è uno in particolare che ricorre spesso». Al momento quindi non resta che attendere gli sviluppi dell’indagine. La ricerca porterà anche a capire il reale motivo che rende «sporco» il diesel. Bellotto, analizzando i casi già presentati, non può affermare con certezza che siano dovuti tutti dalla stessa causa. Alcune volte c’erano delle alghe nel motore, in altre il gasolio era inquinato con diverse tracce d’acqua. In un caso ancora però, il gasolio «era nero - le testuali parole del presidente -, ma nero». La Finanza indaga, mentre Bellotto continuerà a incontrare gli automobilisti: «Non ho un buco libero in agenda».
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