Garlasco, le consulenze di Sempio: «Dna sotto le unghie di Chiara è di Ignoto 2, il killer calza 40 non 42. E lei non si è difesa per un'ora»

Quello che è venuto fuori dalle consulenze della difesa di Andrea Sempio rischia davvero di ribaltare la storia dell'omicidio di Garlasco. Se infatti da un lato le perizie puntano a dimostrare l'assenza dalla scena del crimine - e di conseguenza l'innocenza nel delitto di Chiara Poggi - dello stesso Sempio, dall'altra alzano grossi dubbi sulla colpevolezza di Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per l'omicidio.

Le consulenze di Andrea Sempio

Le consulenze vanno da una novità clamorosa sulla taglia di scarpe del killer - che indosserebbe il 40, non il 42 - all'impronta 33 che non sarebbe stata insanguinata, fino a un Dna di un'altra persona, il cosiddetto "Ignoto 2". Inoltre ci sarebbero dubbi anche sulla ricostruzione della morte di Chiara, che non si sarebbe affatto difesa per un'ora, come invece sostengono i consulenti della difesa dello stesso Stasi.

Il Dna di Ignoto 2

Si tratta di «note tecniche di contro-osservazione» firmate dalla genetista Marina Baldi per rispondere all'ultima relazione dei consulenti dei pm, Previderè e Grignani. L'aplotipo Y «identifica un lignaggio paterno e non una persona. Nessun dato consente di stabilire come e quando il materiale si sia depositato. Si chiede infine di applicare a questi reperti lo stesso ventaglio di ipotesi alternative già ammesso per il quarto dito sinistro», affermano i consulenti della difesa di Sempio nella relazione sul Dna sulle unghie di Chiara Poggi, spiegano che quel profilo genetico non è attribuibile ad Andrea e che non si può dire se derivi da contatto diretto e mediato da un oggetto. E soprattutto che va considerato alla stregua di quel profilo parziale e misto, mai attribuito, trovato sull'anulare della mano sinistra, quello del cosiddetto «ignoto 2».

Baldi svolge tutta una serie di considerazioni tecniche per arrivare a dire che non si può parlare di «identità dell'intero profilo» e, dunque, nemmeno di compatibilità con quello di Sempio. Le «altezze dei picchi mostrano un secondo contributore maschile reale» e «questo contributore non è minoritario». Anzi, in parte «prevale sulla componente dell'indagato». Dunque, anche questo profilo, come quello del cosiddetto «ignoto 2», è misto, secondo la consulenza della difesa. E ancora: «Compare, inoltre, un allele 13 che non appartiene a nessuno dei nove soggetti tipizzati (ossia quelli con cui sono state effettuate le comparazioni, ndr), quindi un uomo mai identificato né cercato».

«Il killer calza il 40, non 42»

L'acquisizione «tridimensionale dei campioni e la sovrapposizione digitale con la 'traccia 6' e con il modello prototipato in scala hanno permesso di verificare che l'impronta della scena del crimine presenta una maggiore corrispondenza dimensionale con la taglia 40 piuttosto che con la taglia 42», sono le conclusioni delle analisi dei consulenti della difesa di Sempio sulle impronte di scarpe, in particolare su quella ormai nota con suola a pallini. Affermazioni che confermano quanto emerso nei giorni scorsi, ossia che la consulenze esclude anche la taglia 42, quella della Frau di Alberto Stasi, oltre alla 44 di Sempio.

Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis, consulenti dei legali Cataliotti e Taccia, hanno realizzato una «analisi dimensionale, morfologica e tridimensionale calzaturiera di comparazione con le impronte repertate sulla scena del crimine». In Procura a Pavia la difesa ha anche depositato un hard disk con file multimediali (tre filmati) a supporto delle relazioni. Tra salotto, corridoio, bagno, salottino e cucina, spiegano gli esperti della difesa, «sono state individuate complessivamente 25 tracce (o gruppi di tracce) riconducibili a un'unica tipologia» di suola a pallini. Impresse «tramite deposizione di sostanza ematica». Il disegno della «suola è generico» e non consente di ricondurre «la traccia a un unico paio di scarpe specifico in assenza di contrassegni accidentali univoci».

L'impronta «numero 6, rinvenuta sul pavimento del bagno ed estratta dai rilievi originari dei Ris, è stata considerata la più completa per il confronto dimensionale». La difesa ha acquistato «sei paia di scarpe originali Frau usate (dalla taglia 39 alla 44) e ha effettuato i rilievi presso un opificio specializzato nella progettazione e realizzazione di stampi industriali». I consulenti hanno «evidenziato che la misura esterna del battistrada non coincide con lo spazio anatomico utile per il piede» e che «per determinare la reale taglia occorre risalire alla dima della soletta di montaggio». È stata inoltre riscontrata «un'anomalia industriale tra la taglia 40 e la taglia 41, derivante dall'adattamento degli stampi per linee miste uomo/donna». Dopo tutte queste considerazioni tecniche, gli esperti della difesa chiariscono che la «digitalizzazione tridimensionale» porta a concludere che «l'impronta della scena del crimine presenta una maggiore corrispondenza dimensionale con la taglia 40 piuttosto che con la taglia 42».

L'aumento di peso e il piede

L'aumento di peso «di circa 14 chilogrammi» di Andrea Sempio «tra il 2007 e il 2026» non può portare a «un incremento della larghezza dei piedi superiore a due centimetri», scrivono l'ortopedico Andrea Martini e il medico legale Sabino Pelosi in un'altra delle relazioni, depositate dalla difesa Sempio in Procura a Pavia, che affrontano il tema del piede e dell'impronta della scarpa sulla scena del delitto di Chiara Poggi a Garlasco. I consulenti spiegano che «le impronte rilevate nelle vicinanze del corpo di Chiara Poggi nel 2007 rimandano a una larghezza del piede di circa 90 millimetri».

Le misurazioni effettuate dalla professoressa Cattaneo, per conto dei pm, nell'ottobre del 2025 indicano, invece, «per Sempio 113 millimetri per il piede destro e 115 per il sinistro: una differenza di 23-25 millimetri rispetto al valore attribuito alle impronte». E in questi anni, secondo i consulenti della difesa, l'aumento di peso del 38enne non può giustificare questa variazione nella larghezza del piede. Martini e Pelosi ritengono che «nel 2007, quando Sempio aveva diciannove anni, lo sviluppo scheletrico del piede fosse sostanzialmente concluso». L'aumento di peso, scrivono, «non spiega il passaggio da una larghezza di 90 millimetri a valori di 113-115 millimetri». La relazione esclude, dunque, che «una variazione superiore a due centimetri possa essere giustificata dall'incremento ponderale considerato».

L'impronta 33

Poiché «non è emersa alcuna prova scientificamente validata della presenza di sangue nella traccia 33, né un'interferenza tale da falsare il test Obti negativo del 2007» si può concludere «escludendo la natura ematica della traccia in esame», scrivono i consulenti della difesa di Sempio nella relazione, tra le cinque depositate oggi, che affronta il tema della famosa impronta del palmo di una mano sul muro delle scale verso la cantina, in fondo alle quali venne trovato il corpo di Chiara Poggi. Esperti che, tra l'altro, hanno sempre evidenziato anche che quella traccia non è attribuibile ad alcuno, non solo a Sempio, perché non presenta «minuzie» sufficienti.

L'integrazione «alla consulenza tecnica relativa all'impronta 33 «riguardante l'eventuale presenza di sostanza ematica» è firmata da Marina Baldi, Armando Palmegiani, Katia Sartori. Nella relazione gli esperti esaminano la «storia analitica dei rilievi del 2007», evidenziando che i test alla ricerca di sostanza ematica, il Combur Test con «esito dubbio» e l'Obti con «esito negativo», furono eseguiti «direttamente sulla traccia muraria e non sul successivo 'grattato' d'intonaco, il quale fu prelevato in un secondo momento unicamente per l'estrazione del Dna». E il punto centrale dell'elaborato riguarda proprio «la confutazione dell'ipotesi secondo cui la traccia contenga sangue».

Viene messo in luce «un profondo vizio metodologico nell'uso di software di elaborazione digitale» da parte di altri consulenti, perché «tali strumenti possono misurare valori cromatici, livelli di grigio o raggruppare pixel per omogeneità statistica, ma non possono identificare la natura biologica di una sostanza». La «ninidrina», infatti, «non è uno specificatore di emoglobina» e «la mera compatibilità cromatica» costituisce «solo una somiglianza digitale e non una prova biologica». Inoltre, nella consulenza si parla della «presenza di un'altra impronta analoga (situata al quinto/sesto gradino) con identica reazione alla ninidrina», ma «esclusa dalla dinamica del reato, confermando che tali depositi» possono essere «preesistenti e slegati dall'evento criminoso». Infine, attraverso «una sperimentazione pratica condotta su pannelli murari con diluizioni ematiche scalari, gli autori confermano l'affidabilità operativa del test Obti e l'efficacia del campionamento».

«Chiara non si è difesa per un'ora»

Le nuove analisi dei consulenti della Procura di Pavia, gli anatomopatologi Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone, che hanno esteso fino ad un'ora la forchetta temporale fra l'inizio dell'aggressione e la morte di Chiara Poggi, non hanno una «sufficiente affidabilità», scrive Sabino Pelosi, medico legale del pool difensivo di Andrea Sempio, in una della cinque relazioni depositate oggi in Procura a Pavia. L'esperto evidenzia che nelle analisi sulla durata dell'aggressione e sul «tempo di sopravvivenza» si è passati dai «pochi minuti, alla stima di 15-20 minuti, fino alla nuova ipotesi di una sopravvivenza approssimabile a un'ora». Quest'ultima, in particolare, si basa «su nuove analisi dei tessuti, dirette a rilevare proteine».

Per il consulente della difesa, però, «questi risultati non consentono di stabilire con sufficiente affidabilità una durata così precisa». Tra le criticità segnalate, infatti, «la conservazione dei campioni per quasi vent'anni» e «la discordanza con i precedenti esami». Il consulente della difesa conferma, invece, quanto già emerso dalle relazioni degli esperti dei pm, ossia che «l'intervallo temporale considerato», per l'orario della morte di Chiara, "è compreso tra le 7 e le 12.30 del 13 agosto 2007».

Pelosi, invece, contesta «l'identificazione delle lesioni» come «da difesa», richiamandosi alle relazioni del processo Stasi, che hanno stabilito che la 26enne venne aggredita alle spalle e non aveva potuto difendersi. Il consulente «ritiene insufficiente una diversa classificazione fondata sulla rilettura di fotografie giudicate di qualità limitata» e propone «per alcune lesioni» una «spiegazione alternativa legata al contatto e allo scivolamento del corpo sui gradini».

«Rinvio a giudizio? È probabile»

«Rinvio a giudizio? È un'ipotesi molto probabile», ha affermato l'avvocato Angela Taccia, con Liborio Cataliotti difensore di Sempio, dopo essere uscita dal Tribunale di Pavia dove ha depositato alcuni video e ha ascoltato altre intercettazioni. «Sono stufa di queste archiviazioni che non sono mai definitive - ha sottolineato l'avvocato Taccia -: Andrea Sempio non può essere indagato a vita, tanto vale andare a processo e accertare una volta per tutte la realtà dei fatti perché altrimenti non vive più».

In merito alla possibilità di ricorrere al rito abbreviato o a quello ordinario, l'avvocata Taccia ha spiegato che, «se e quando arriverà la richiesta di rinvio a giudizio, ci riuniremo e capiremo i passi da fare». Riguardo all'ipotesi di un'indagine per corruzione legata al fascicolo inviato dalla Procura di Brescia a quella di Pavia, la legale ha detto che «abbiamo depositato una istanza per capire se Andrea Sempio sia o meno indagato nel filone corruzione: non abbiamo ancora ricevuto risposta, però la Procura non è obbligata a risponderci». Tornando sulle consulenze inviate oggi dalla difesa, l'avvocata Taccia si è soffermata ancora sulla questione dell'impronta del piede dell'assassino rilevata in via Pascoli: «non è taglia 39, direi che potremmo dire attorno a taglia 40. E comunque si tratta di un piede più piccolo di quello di Andrea Sempio».