Garlasco, la famiglia Poggi «non sarà parte civile contro Andrea Sempio, niente pretese da persone innocenti»: le parole dei legali
La famiglia Poggi non intende costituirsi parte civile nei confronti di Andrea Sempio nell'udienza preliminare che si profila dopo che la Procura di Pavia, come è stato annunciato, chiederà il rinvio a giudizio nella nuova indagine per il delitto Garlasco. «Non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti», ha detto Francesco Compagna, che insieme a Gianluigi Tizzoni rappresenta i Poggi. I legali dei genitori e del fratello di Chiara saranno parte in un eventuale giudizio di revisione che proporrà la difesa di Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio di Chiara Poggi.
Lo sconcerto
«La famiglia Poggi è obiettivamente sconcertata.
Abbiamo avuto un carabiniere condannato in primo grado per falsa testimonianza. Mi pare di capire che ci sono carabinieri, almeno uno ufficialmente indagato, che è il colonnello Cassese. Mi pare di capire che si metta in dubbio l'operato del Ris. Mettetevi nei panni di questa famiglia che ha sempre avuto rispetto per l'Arma. Se si dice che Marchetto ha sbagliato, e infatti è stato condannato per falsa testimonianza, Cassese forse sta sbagliando, i Ris forse stanno sbagliando, obiettivamente la fiducia, e credo che sia umano, un po' viene meno», ha aggiunto Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi, fuori dal tribunale di Pavia a proposito dell'inchiesta della procura su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco. Per l'omicidio della ragazza, uccisa nel 2007, è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi. «La speranza è di non dover valutare, fra cinque anni, se anche i carabinieri di oggi abbiano commesso errori», ha concluso il legale.

«Ritengo che sia un po' propaganda e non informazione leggere e sentire che non esiste Dna di Chiara Poggi su quei pedali. Lo dicono i consulenti, lo dicono i periti, l'hanno detto tutti i giudici».ha spiegato poi Tizzoni, fuori dal tribunale di Pavia a proposito delle analisi del Ris di Parma sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. «Davanti a due estrazioni marcatamente positive con 16 aplotipi, anche oggi il professor Previderè, consulente della procura, ha ribadito la solidità di quel dato», ha spiegato.
Il dubbio e il Dna
Per Tizzoni sulla presenza del Dna della vittima nessuno può dubitare, mentre resta un tema distinto quello della sua origine. «Diverso il tema sangue, o meglio provenienza, diciamo, biologica di quel Dna», ha precisato. Il legale ha escluso che il risultato negativo dell'analisi del 20 settembre 2007 smentisca quelli precedenti. «Non si è trattato di una negatività data da un risultato contrastante, ma di una negatività che a mio avviso è data dal fatto che la macchina sostanzialmente non ha dato nessun risultato. Può anche, per ragioni di funzionamento, dare un encefalogramma piatto, zero. Vuol dire che è zero, punto, non è che invalida i risultati del giorno prima», ha aggiunto. Secondo Tizzoni, lo stesso Previderè si sarebbe detto sorpreso che sia stata eseguita un'ulteriore analisi, non prevista.
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