Garlasco, i messaggi tra pm e Garofano per incastrare Stasi sul Dna: ecco cosa è stato trovato nei faldoni del Ris
Non sa ancora se sarà indagato per corruzione, si aspetta un rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia e vive con l'idea di poter essere arrestato da un momento all'altro, dunque con una vita sospesa, ma ripete che non è lui il killer. Andrea Sempio, l'amico del fratello di Chiara Poggi al centro della nuova indagine sull'omicidio di Garlasco affila le unghie. «Mi auguro di non arrivare a un vero processo, che tutto si possa concludere in udienza preliminare, spero di andare in fretta in aula, per discutere di tutto e spiegare tutto».
Intanto dalle carte del Ris - riporta il Giornale - emerge il filo rosso che collega la pm che fece condannare Alberto Stasi al generale che lo portò al fermo: un manoscritto del 13 novembre 2011, con tanto di firma del sostituto procuratore generale Laura Barbaini, la cui grafia è coerente con quella dei post-it trovati sulla copia degli atti secretati della prima indagine archiviata su Andrea Sempio, arrivati illecitamente nelle mani di Luciano Garofano. Un elemento che si inserisce nel fascicolo della Procura di Pavia sulla corruzione in atti giudiziari, che coinvolge almeno nove persone, tra cui Andrea con Giuseppe Sempio, gli avvocati di allora e alcuni esponenti della polizia giudiziaria dell'epoca, tra loro il luogotenente Silvio Sapone. Oltre all'importante somma di contanti uscita dai conti dei Sempio e servita secondo i pm, per comprare l'archiviazione, ci sono una serie di approfondimenti investigativi che avrebbero portato i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano a ricostruire la fuga di documenti riservati, usciti dalla stanza della Barbaini e approdati sulla scrivania del generale Garofano. Anche lui ora sotto accusa assieme all'allora capitano Alberto Marino. Depistaggi su cui Sempio chiede di far luce «se ci sono stati errori fanno bene a indagare e a valutare se hanno avuto un peso nella condanna».
Garlasco, la difesa di Sempio: «L'impronta della scarpa potrebbe essere un 39. Ciò che abbiamo trovato può aiutare anche Stasi»
Andrea Sempio fa anche una precisazione non da poco: «Secondo me l'impronta 33 non è attribuibile né a me né a nessuno, è su un muro dove altre persone hanno lasciato l'impronta della mano, perché semplicemente ci si appoggiava per scendere le scale...». I suoi legali depositeranno oggi le ultime consulenze in vista della scadenza dei termini, il 18 ottobre. «Crediamo di poter dimostrare che non sia un'impronta insanguinata» ritiene Sempio. Che aggiunge (e qui la difesa si gioca la parte più importante, seppure le impronte non siano compatibili nemmeno con Stasi) «Da quando ho avuto 17-18 anni ho portato il 44 di scarpe. Su quell'impronta ci sentiamo molto forti, abbiamo consultato esperti diversi, sono arrivati allo stesso risultato».
«MAI VISTO I VIDEO»
Non solo, Sempio ha ribadito: «Non ho mai visto i video intimi di Chiara Poggi e dell'allora fidanzato Alberto Stasi, ho scoperto della loro esistenza quando la notizia è arrivata sui media». Poi un ricordo, come un'ennesima presa di distanza: «Tra noi amici, Chiara era una figura distante, non facevamo parte della sua vita e non si è mai parlato di lei». Ora però confida: «Mi sarebbe piaciuto incontrare la famiglia di Chiara ma capisco che al momento non è il caso, credo che la loro posizione a livello emotivo sia anche peggiore della mia».
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