Garlasco, DNA sui pedali: cosa emerge dai verbali del RIS tra "non ricordo" e ipotesi
La Procura di Pavia vuole vederci chiaro sulle analisi svote dal Ris sul materiale genetico trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Per questo, nel mese di settembre 2026, convoca i protagonisti dell'epoca.
"Non ho nessun ricordo specifico". Alberto Marino, all'epoca capitano del Ris di Parma e consulente della Procura di Vigevano, viene sentito a SIT il 10 settembre su quello che è diventato il nuovo nodo dell'omicidio di Garlasco: ossia se il DNA di Chiara Poggi fosse presente o meno sui pedali della bici di Alberto Stasi, poi condannato a 16 anni di carcere per il delitto nel 2015.
Sono le ore 19:37 del 19 settembre 2007 quando nei laboratori di Parma risultano due tracciati che "restituiscono inequivocabilmente il profilo di Chiara Poggi", sostiene il pubblico ministero.
"Sicuramente ho informato la mia scala gerarchica (...). Non ho informato io l'autorità giudiziaria perché i rapporti li teneva l'allora colonnello Garofano" afferma Marino, in veste di testimone. Ma di ciò che succede in seguito, e su cui ora si concentrano i dubbi, la ricostruzione diventa meno chiara.
Garlasco, il capitano del RIS Marino sul DNA sui pedali: cos'ha detto
Prima della relazione del 24 settembre 2007, data in cui scatta il fermo (poi non convalidato) di Alberto Stasi, proprio in seguito alla scoperta del DNA sui pedali, Marino dichiara che "sicuramente abbiamo fatto ulteriori approfondimenti alla ricerca del sangue e sui pedali".
La Procura di Pavia sottolinea "che non vi è traccia di accertamenti ispettivi sui reperti nel contraddittorio delle parti" tra il 19 e il 24 settembre 2007: su questi cinque giorni si concentrano le domande. Infatti, secondo chi indaga, il 20 settembre 2007 risultano "due corse elettroforetiche totalmente negative" caricate al sequenziatore da 'Marino' alle ore 17.33. Alla domanda se vi siano dei dubbi sul fatto che il 20 settembre 2007 vi siano due corse negative dello stesso campione sul pedale, "il dichiarante risponde negativamente", si evidenzia nel verbale.
Ma perché Marino decide di ripetere l'esame dopo aver ottenuto, appena il giorno prima, un profilo "bellissimo" (ossia pulito)? Secondo il testimone, questa azione sarebbe stata legata alla volontà di "voler ulteriormente approfondire".
Ma dopo il risultato negativo, che cosa ha fatto?

Non ho nessun ricordo specifico. Se non c'è nessun dato, ci siamo fermati. Non posso escludere di aver fatto vedere anche a Fabbri o Avato (consulenti dell'indagato, ndr) le due corse negative.
Alla domanda se avesse parlato con Garofano delle due corse negative, la riposta testuale è: "presumo di sì". Escludendo il bug su uno dei sequenziatori (le analisi del 19 e del 20 settembre sono state fatte con la stessa macchina, come confermato dal testimone) perché questi risultati non sono confluiti nel relativo fascicolo?
La risposta di Marino sta facendo discutere. "La verità è che probabilmente a questi due risultati negativi non è stato dato un peso che forse meritavano", perché "non sono state sentite come un problema".
L'ex generale Garofano: "Non ho alcun ricordo preciso"
L'ex generale del Ris di Parma Luciano Garofano viene sentito dai pubblici ministeri di Pavia due settimane dopo, il 25 settembre, sempre sulla stessa questione.

Non ho alcun ricordo preciso del fatto. Posso solo dire che, in quanto comandante del Ris, il capitano Marino mi ha sicuramente informato, non so dire come e quando.
Anche sulla revisione della relazione del 24 settembre del 2007 che porta al fermo di Stasi, Garofano svela di non avere alcun ricordo specifico.

Non ho memoria di aver visionato o commentato gli elettroferogrammi. Potrei solo riferire che da comandante trasmettevo gli atti che avevo letto. Non posso tuttavia riferire nulla di particolare.
Allo stesso modo, l'ex generale non ricorda dei confronti avuti con il collega Marino dal 19 al 24 settembre 2007, dichiarando di essere stato "verosimilmente" lui ad avvisare la pm di Vigevano Muscio, ma di non ricordare "quando". Alla domanda se ricorda di aver visto altri elettroferogrammi successivi al 19 settembre 2007, riferiti allo stesso reperto campione, la risposta è un "No".
Portera e l'ipotesi sul caricamento dei dati
L'ex Ris di Parma Giorgio Portera viene sentito dai pm pavesi l'11 settembre, occasione in cui ricostruisce l'ispezione sui pedali della bici Umberto Dei di Alberto Stasi. Portera ricorda che il responsabile del procedimento era Alberto Marino e quindi, in quanto tale, poteva chiedere ad altri di caricare altri campioni nella macchina d'analisi.

È probabile che io stessi analizzando delle tracce relative a miei procedimenti e che, avendo dello spazio disponibile nella macchina, avessi caricato anche questi campioni relativi all'omicidio di Chiara Poggi,
affermando di non aver visto i risultati. Una posizione ribadita anche con un comunicato stampa diffuso il 29 settembre.
Portera ricorda quando il collega "mi aveva detto di aver trovato il Dna della vittima sui pedali in un quantitativo 'consistente' e che aveva dato "esito negativo ai test specifici relativi alla presenza di sangue". Per questo motivo, "avevamo riguardato i pedali insieme e io avevo notato delle crosticine rosse, del colore del sangue, che poi erano state analizzate. Non ricordo l'esito di queste ulteriori analisi".
Per quanto riguarda l'esito positivo sul DNA della vittima e le due corse nulle, Portera - come i colleghi - non ricorda elementi precisi.

Il fatto che avevamo ispezionato nuovamente i pedali derivava dal fatto che avevamo la necessità di capire cosa era stato prelevato dal pedale, che aveva dato quell'esito, e cosa era rimasto sui pedali. Non ho ricordi in merito alle corse nulle del 20 settembre 2007, però ragionando direi che è abbastanza normale fare una replica dopo aver ottenuto un risultato inatteso come quello, tenuto conto che visivamente sui pedali non era stato visto nulla.
Alla domanda del pubblico ministero se ricorda se Marino avesse manifestato un dubbio sull'esito del 19 settembre 2007, in questo caso la risposta è precisa:

No, sul Dna no. La perplessità era relativa al contrasto tra la presenza del Dna e l'esito negativo delle analisi specifiche fatte per ricercare la presenza di sangue.
Cosa sia successo in quei laboratori e perché i due risultati negativi non siano confluiti nella documentazione dell'epoca è ancora da chiarire.