G20, la Cina fa muro: salta il comunicato congiunto. Dissidi su energia e commercio, irritazione Usa
NEW YORK - Dopo la lite con gli europei per la presenza del ministro russo Anton Siluanov, conclusa con la sua esclusione dalla foto di gruppo finale, è arrivata anche quella con la Cina sulla sostanza del vertice, che ha impedito al G20 finanziario ospitato dagli Stati Uniti in North Carolina di concludersi con la pubblicazione di un comunicato congiunto. Al suo posto, il segretario al Tesoro Bessent ha scritto una dichiarazione presidenziale, che riassume gli accordi condivisi con gli altri partecipanti, senza Pechino.
Secondo il Financial Times, la Repubblica popolare si è opposta a diversi passaggi del comunicato. Il primo riguardava l'eliminazione delle "politiche non di mercato" per frenare gli squilibri commerciali globali, dopo che alla vigilia dell’incontro Washington aveva sollecitato gli altri paesi ad alzare barriere per sanare gli squilibri. "Pechino - ha scritto il Financial Times - si è opposta a un linguaggio su diverse questioni, inclusi gli sforzi per garantire il buon funzionamento delle catene di approvvigionamento globali di energia, alimentazione, fertilizzanti e minerali critici, secondo funzionari statunitensi ed europei". Un alto funzionario statunitense ha spiegato così il contrasto: "Sono colpevoli. Se temiamo distorsioni persistenti, sono i peggiori colpevoli. Che il G20 abbia un accordo fra 19 paesi contro 1 è incredibile". Secondo le fonti citate dal Financial Times, "i funzionari statunitensi hanno detto che i membri del G20 - inclusi Giappone, Francia, Regno Unito, Unione Europea, India e Russia - hanno concordato sulla necessità di ’misure per eliminare politiche e pratiche non di mercato che aggravano gli squilibri’, ma la Cina si è opposta all'espressione ’politiche non di mercato’. Ha anche resistito alle richieste affinché l’Fmi e l'Osce migliorino i dati necessari per analizzare le politiche non di mercato".
La Repubblica popolare ha raggiunto un surplus commerciale con la Ue di 360 miliardi di euro nel 2025, mentre gli Stati Uniti preparano dazi per contrastare la sua sovracapacità produttiva. Secondo i funzionari americani, si è opposta a anche qualsiasi riferimento ai "minerali critici".
Pechino, che si rifornisce di petrolio principalmente dall’Iran, ha bocciato poi un passaggio sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, anche perché teme i riflessi che potrebbe avere sui suoi interessi nello Stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale. Infine si è opposta a un linguaggio con cui i membri del G20 che affermavano la "solidarietà" con un "Quadro Comune", progettato per aiutare i paesi con alti livelli di debito a ridurlo, in particolare verso la Cina.
Se la lite sulla presenza russa aveva evidenziato l’isolamento di Mosca, nonostante fosse spalleggiata da Washington, il blocco della dichiarazione finale congiunta determinato dal solo veto della Repubblica popolare dimostra come su quasi tutte le questioni economiche aperte, ma non solo, è Pechino ad essere isolata.