Furti in campo San Geremia, rubati 6mila euro all’ex Al Brindisi e 200 al Murrina Murano: «Dopo le spaccate scappano in stazione»
VENEZIA - Due furti nel giro di appena un paio di settimane, tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. Il primo all’ex ristorante “Al Brindisi”, ora trattoria Venice Ambassador Project Meetup, e il secondo al negozio Murrina Murano, che rivende gioielli e oggetti di vetro.
Campo San Geremia, il primo che si apre dopo Rio Terà Lista di Spagna, è un luogo di passaggio e di scambio tra chi arriva a Venezia e chi la sta lasciando. Si tratta della via preferita per raggiungere il cuore del centro storico, quella più trafficata. E se di giorno è un’autostrada, di sera invece è un punto strategico per spaccio e furti. Le due cose sono legate, perché con i soldi rubati si compra la sostanza. La merce serve relativamente a meno, almeno in questo frangente. La fuga poi è abbastanza agile. A cinque minuti di distanza c’è la stazione, a sette c’è piazzale Roma e proseguendo verso il centro invece ci si inoltra nel cuore delle calli.
Un’idea mette d’accordo tutti: non è possibile doversi pagare un bodyguard per far stare al sicuro clienti e dipendenti. Se ci fosse un presidio di polizia fisso mettere a segno colpi senza nome sarebbe più difficile.
Il furto all’ex “Al Brindisi”
Telecamere manomesse, un sistema di comunicazione radio, la cassa divelta e seimila euro spariti nel giro di pochi istanti. «Fosse la prima volta – spiega il titolare del Venice Ambassador – Era il giorno del mio compleanno, ecco il regalo. Io lavoro a Venezia da quarant’anni, ma la situazione sta peggiorando, forse un po’ ovunque nelle grandi città. Mi avevano preso 85mila euro nel 2018. Questa volta in due si sono portati a casa 6mila euro. Si parlavano con una radio. Uno è entrato, la prima cosa che ha fatto è stato girare la telecamera all’interno. Hanno portato via solo i soldi, lasciando una gran confusione. Siamo sotto assedio».
Al Murrina Murano
«Anche da noi non hanno toccato la merce, sono andati direttamente verso la cassa – spiega una delle commesse che lavora dentro al negozio di bigiotteria, gioielleria e oggettistica – Hanno manomesso la serratura, hanno rotto la porta e sono andati a colpo sicuro. Si sono chinati e hanno staccato i fili della cassa. Ma non hanno preso altro, che da certi punti di vista è strano. Chiaro, servivano i contanti – continua – Questa zona di giorno è solo un luogo di passaggio, un andirivieni di persone, turisti, residenti, lavoratori. Di sera potrebbe essere molto più sicura. Quando d’estate chiudiamo dopo le dieci di sera, la sensazione non è delle migliori. Non gira bella gente. Quello che mi mette agitazione sono i personaggi, o sono tossicodipendenti o sono spacciatori».
Il campo
«Non ci sono veri e propri piantonamenti, questa zona è un punto di collegamento tra la stazione, piazzale Roma e il centro. C’è un via vai – spiega uno dei commercianti che dà su campo San Geremia – Ci sono scambi che avvengono tra clienti e spacciatori che sono distanti e che si incontrano qui a metà strada, poi ognuno prosegue altrove. Ci sono molte vie di fuga per cui disperdersi è abbastanza facile. Si commette un furto e si sale in treno, sull’autobus», conclude il lavoratore.
Tra baristi e ristoratori c’è chi ha notato una somiglianza tra gli ultimi due colpi e quelli di qualche anno fa, quando a metterli a segno – anche oltre il ponte delle Guglie – era stata la stessa persona, finita in carcere e poi rilasciata. La speranza è che la polizia stia raccogliendo sempre più informazioni per inquadrare la situazione. Speranze che van no di pari passo con le richieste. «Serve che la polizia si faccia vedere, che sia un deterrente – spiega il titolare dell’Irish Pub – Venezia è piccola, non possiamo paragonarla con Milano o con Roma, dovrebbe essere anche più semplice renderla sicura. Ma le forze dell’ordine devono vedersi, devono arrivare subito, devono controllare anche di routine i documenti di chi passa e di chi stanzia qui. Non possiamo essere noi, commercianti, a doverci spendere per fare i poliziotti qui dentro. Ho installato le telecamere, ma mi rifiuto di avere un uomo della sicurezza. L’altro tema è la legge: non si può arrestare la gente e rilasciarla il giorno dopo».