“Fuochi d’artificio”, il dialogo teatrale continuo del Tascabile tra Oriente e Occidente - Bergamonews

26 luglio 2026 | 19:30

Riproposto in occasione del laboratorio “Oriente-Occidente: Pedagogie a confronto”, questa autobiografia teatrale riesce ancora una volta a rinnovarsi mantenendo fede alla ricerca continua del rigore tecnico negli attori

Bergamo. Uno straniero che rivela il luogo di un tesoro, un capitano delle guardie e Rabbi Eisik che seguono gli opposti sogni. Una via da seguire e un tesoro da trovare, nelle parole e nell’esempio di chi indica la via a chi, quella via, sceglie di seguirla con coraggio e dedizione. Dal racconto “Il tesoro” di Martin Buber prende idealmente forma “Fuochi d’artificio”, spettacolo proposto sabato 25 luglio dagli attori del Teatro Tascabile di Bergamo al Teatro Renzo Vescovi, all’interno del Monastero del Carmine. L’occasione è il laboratorio “Oriente-Occidente: Pedagogie a confronto”, dedicato alle tecniche e alle metodologie che il TTB ha sviluppato nel corso della sua storia. In questo senso, “Fuochi d’artificio” è un’ideale presentazione, uno spettacolo che si fa “autobiografia”: ideato per la prima volta nel 1985 da Renzo Vescovi, fondatore del TTB, cambia forma a seconda dell’evolversi del lavoro del gruppo.

Una vera e propria “autobiografia di scena”, in cui si alternano brani teatrali, ripresi da una serie di spettacoli diversi, che comprendono le diverse tradizioni studiate dal Tascabile. Un’autobiografia capace di muoversi in senso temporale, ma anche in senso spaziale. Si passa quindi dalla danza Bharatanatyam al Kathakali (teatro-danza indiano), che segna l’esperienza del Teatro Tascabile a partire dal 1978, grazie alla scoperta del rigore nella preparazione tecnica dei suoi attori. Un’India che dialoga con l’Occidente è poi quella di “Sul dorso della tartaruga”, che immagina un Arlecchino mezzo occidentale e mezzo orientale (uno dei pochi ad utilizzare la parola), con un costume che segnala questa duplice provenienza, nel confronto con una scimmia balinese. Spazio poi anche all’arte dei clown e al teatro-circo (con un estratto da “Messieur, che figura!” ed una sua incisiva lite “al rallentatore”), oltre che alla danza del flamenco ed alla figura della donna contemporanea richiamata in “Il Principe dei gigli”, prima di concludere con un esempio di danza orissi in cui convivono tecnica e bellezza estetica.

Un viaggio temporale e spaziale, un caleidoscopio di brani in cui rimane evidente l’importanza del corpo dell’attore, capace di declinarsi in molteplici codici espressivi e pratiche. Ritorna quindi l’immagine, utilizzata spesso da Renzo Vescovi, dei fuochi d’artificio (del titolo) per cui “l’artificio non li rende meno ardenti”, simbolo del confronto tra una forza istintiva ed una tecnica che ne modella e canalizza l’energia. Il corpo rimane al centro, in questo dialogo continuo tra energia scenica e bellezza, mentre il testo sembra venire messo in secondo piano, a favore di un movimento che si fa stimolo e codice comunicativo.

Un confronto dalle diverse coordinate che, da più di cinquant’anni, segna un unicum nel panorama teatrale, capace di far convergere diverse esperienze e tecniche che confluiscono proprio nel singolo corpo dell’attore, che si fa “fuoco d’artificio”, con una forza effimera capace paradossalmente di scavare solchi e costruire ponti. Direzioni temporali e spaziali che hanno segnato (e segnano tuttora) la storia del TTB, iniziata e proseguita grazie al coraggio nel seguire la traccia di uno straniero, un altro-da-sé che segna la via per il tesoro, quei “fuochi d’artificio” che dovrebbero sempre alimentare l’arte del teatro.