Frequenze mobili, AGCom punta al rinnovo fino al 2037: obblighi e costi - Agenda Digitale

Con la delibera n. 199/26/CONS, adottata il 29 luglio 2026, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom) ha indetto una nuova consultazione pubblica sul quadro regolatorio applicabile ai diritti d’uso delle frequenze radio per sistemi terrestri di comunicazioni elettroniche in scadenza al 31 dicembre 2029.

L’oggetto del contendere riguarda le bande 800, 900, 1500, 1800, 2100, 2600 e 3400-3600 MHz, per le quali l’Autorità orienta la propria valutazione verso il rinnovo ai sensi dell’art. 63 del Codice delle comunicazioni elettroniche, e la banda 27,5-29,5 GHz (28 GHz), utilizzata per sistemi Wireless Local Loop, per la quale si ipotizza invece la proroga ai sensi dell’art. 62. Si tratta della terza fase di un percorso di consultazione avviato nel 2024, che interessa lo spettro mobile italiano assegnato agli operatori radiomobili nazionali.

Indice degli argomenti

  • Rinnovo delle frequenze 2029: le opzioni esaminate da AGCom
  • Il rinnovo delle frequenze nel confronto europeo
  • Perché AGCom punta sul rinnovo delle frequenze
  • Rinnovo frequenze fino al 2037: copertura, accesso e contributi
    • Obblighi di copertura e verifiche sul campo
    • Accesso wholesale e contributi economici
  • La proroga della banda 28 GHz accanto al rinnovo
  • Operatori, Governo e utenti nel rinnovo delle frequenze
    • KPI e condizioni di accesso nel rinnovo delle frequenze
  • Rinnovo e proroga delle frequenze: la decisione finale del MIMIT

Rinnovo delle frequenze 2029: le opzioni esaminate da AGCom

Il Codice mette a disposizione dell’Autorità tre strumenti per gestire la scadenza dei diritti d’uso:

  • la proroga (art. 62),
  • il rinnovo (art. 63) e
  • la nuova assegnazione mediante procedura competitiva o comparativa (art. 67).

Nella prima consultazione (delibera 247/24/CONS, giugno 2024), AGCOM aveva esaminato due approcci alternativi per applicare questi strumenti: un approccio “orizzontale”, con gestione separata di ciascuna banda, e un approccio “verticale”, basato su pacchetti minimi di frequenze che coprissero l’insieme delle bande in scadenza.

Nella seconda consultazione (delibera 154/25/CONS, giugno 2025) queste alternative si sono tradotte in due opzioni concrete per le bande da 800 a 3400-3600 MHz: “l’opzione rinnovo”, che estende fino al 2037 tutti i diritti d’uso esistenti in cambio di nuovi obblighi di copertura e accesso; e “l’opzione mista”, che combina la proroga per i diritti d’uso senza precedenti estensioni con una gara competitiva per i restanti, sulla base di un pacchetto di dotazione minima per operatore.

Il rinnovo delle frequenze nel confronto europeo

Prima di formulare le proprie proposte, AGCOM ha condotto una ricognizione delle scelte compiute da altri regolatori europei alle prese con lo stesso problema: la scadenza simultanea di più diritti d’uso, spesso originati da assegnazioni stratificate nel tempo. Francia, Germania e Spagna hanno affrontato la questione con analogo anticipo temporale rispetto alla scadenza dei diritti, nell’obiettivo dichiarato di offrire al mercato certezza regolatoria per pianificare investimenti di lungo periodo nelle reti wireless ad alta velocità.

La tendenza comune individuata dall’AGCom è quella di privilegiare la continuità della dotazione frequenziale in capo agli operatori già titolari, evitando gare onerose per la riassegnazione, accompagnando questa continuità con misure regolamentari volte a innalzare copertura, qualità del servizio e concorrenza. Il caso tedesco, in particolare, viene richiamato come termine di paragone diretto: la decisione di BnetzA (l’autorità di regolazione tedesca) del 2025 sull’estensione dei diritti d’uso nelle bande 800, 1800 e 2600 MHz ha introdotto un obbligo di copertura di almeno il 99,5% del territorio nazionale con velocità in downlink di almeno 50 Mbit/s, in aggiunta a specifici obblighi di accesso a favore di fornitori di servizi e operatori mobili virtuali, un impianto che AGCom cita esplicitamente come precedente per la propria proposta sugli obblighi di accesso.

Il modello francese, che prevede il rinnovo parziale dei diritti d’uso dei tre operatori con maggiore dotazione spettrale e la contestuale assegnazione diretta delle frequenze eccedenti al quarto operatore, viene invece discusso come possibile “terza via” — proposta in consultazione da un operatore (Iliad) — ma respinto dall’Autorità: pur evitando gli esborsi di una gara, comporterebbe una riduzione della dotazione frequenziale dei primi tre operatori senza garanzie sul raggiungimento degli obiettivi del provvedimento, risultando “non proporzionato e discriminatorio”.

Nella seconda consultazione la maggioranza dei partecipanti si è espressa a favore dell’opzione rinnovo, considerandola l’unica in grado, nell’attuale scenario di contrazione dei ricavi del settore, di valorizzare gli investimenti già effettuati dagli operatori e di garantire sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo. L’Autorità, pur riconoscendo che il numero delle preferenze non è di per sé l’elemento dirimente, ne condivide sostanzialmente le motivazioni economiche: una procedura di gara comporterebbe esborsi aggiuntivi che, in un contesto di redditività del settore in calo, drenerebbero risorse necessarie agli investimenti nelle reti di nuova generazione, senza fornire a priori alcuna garanzia sul reale raggiungimento di un riequilibrio delle dotazioni spettrali tra operatori.

A sostegno di questa lettura, l’Autorità cita i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni relativi alla posizione di Iliad, il quarto operatore, quello con la minore dotazione frequenziale: a dicembre 2025 la società ha raggiunto una quota di mercato del 15,9% delle SIM human, in crescita di oltre un punto percentuale nell’ultimo anno e di quasi 4 punti negli ultimi tre, e una quota del 18,5% delle SIM residenziali, a soli 1,6 punti di distacco dal terzo operatore. Sulla base di questi dati, l’Autorità ritiene che il gap frequenziale non si sia tradotto, finora, in una difficoltà competitiva strutturale — anche grazie agli accordi di condivisione di rete e spettro di cui Iliad ha beneficiato sin dall’ingresso sul mercato, inclusa la joint venture Zefiro Net.

Tab. 1 – Dotazione frequenziale attuale (800-3.600 MHz)

Fonte: Allegato A alla delibera n. 199/26/CONS.

Rinnovo frequenze fino al 2037: copertura, accesso e contributi

Il rinnovo che AGCom propone di concedere fino al 31 dicembre 2037 (otto anni dalla scadenza attuale, in linea con la durata già indicata nelle consultazioni precedenti) non è incondizionato. È accompagnato da un impianto di obblighi individuali e collettivi, scanditi da tre milestone intermedie fissate al 31 dicembre 2031, 2033 e 2035.

Obblighi di copertura e verifiche sul campo

Sul fronte della copertura, ciascun operatore beneficiario dovrà garantire entro la prima milestone una velocità minima di 30 Mbit/s in downlink su almeno il 95% del territorio nazionale, e prestazioni più elevate — 150 Mbit/s in downlink, 30 Mbit/s in uplink, latenza non superiore a 15 millisecondi — su quote crescenti della popolazione regionale, con priorità per capoluoghi di provincia, comuni turistici sotto i 5.000 abitanti e le cosiddette zone “a macchia di leopardo” individuate dalla mappatura Infratel 2024, che riguardano circa l’1% della popolazione residente e il 16% del territorio. A questi si aggiungono obblighi collettivi sulle direttrici di trasporto nazionali e sulle linee metropolitane. La tabella seguente riepiloga gli obblighi prestazionali principali:

Tab.2 – Obblighi individuali di copertura

KPIMilestone 1 (2031)Milestone 2 (2033)Milestone 3 (2035)
Copertura territorio≥ 30 Mbit/s DL95% territorio nazionale
Copertura popolazione regionale≥ 150/30 Mbit/s RTT ≤ 15 ms75%85%95%
di cui capoluoghi, comuni turistici, pixel scopertistessi KPI50%70%90%
Parchi nazionali/regionali, riserve statalistessi KPI5% Parchi / 30% Riserve

Fonte: elaborazione PTS su Allegato A alla delibera n. 199/26/CONS.

Tab. 3 – Obblighi collettivi (direttrici di trasporto e linee metropolitane)

AmbitoMilestone 1Milestone 2Milestone 3
Direttrici stradali/ferroviarie (incl. corridoi TEN-T)30%60%95%
Porti e aeroporti30%60%90%
Vie navigabili interne (corridoi TEN-T)25%50%80%
Linee metropolitaneAvvio lavori50%95%

KPI collettivi: ≥ 150 Mbit/s downlink, ≥ 30 Mbit/s uplink, RTT ≤ 15 ms.

Fonte: elaborazione PTS su Allegato A alla delibera n. 199/26/CONS.

La verifica del rispetto di questi obblighi avverrà, per la prima volta, non tramite simulazioni ex ante ma attraverso campagne di misura sul campo, con cadenza almeno annuale — un cambio di approccio che l’Autorità giustifica con la necessità di garantire che le prestazioni dichiarate siano effettivamente fruibili dagli utenti finali.

Accesso wholesale e contributi economici

Sul fronte dell’accesso, i tre operatori con maggiore dotazione frequenziale (Fastweb-Vodafone, TIM e WindTre) dovranno fornire a Iliad, in quanto operatore con minore dotazione spettrale, un servizio di accesso wholesale a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie, per l’intera durata del rinnovo. Un obbligo analogo, ma a condizioni commerciali, riguarda tutti gli operatori nei confronti di fornitori di servizi e operatori mobili virtuali.

Sul fronte dei contributi economici, l’Autorità propone di mantenere il livello attuale complessivo — stimato in circa 684 milioni di euro l’anno — senza incrementi, respingendo la richiesta di alcuni operatori di un rinnovo gratuito in cambio degli investimenti in reti 5G Standalone: una scelta di questo tipo, chiarisce AGCOM, esulerebbe dalle proprie competenze e rientrerebbe piuttosto tra le prerogative del Ministero o del Legislatore. Viene invece proposto un riequilibrio dei contributi tra le diverse bande, a parità di gettito complessivo, per correggere disallineamenti storici tra il valore tecnico-economico delle bande e il contributo effettivamente corrisposto.

Tab. 4 – Contributi annuali (esemplificativo)

Fonte: Allegato A alla delibera n. 199/26/CONS.

La proroga della banda 28 GHz accanto al rinnovo

Per la banda WLL a 28 GHz il quadro è più semplice. La maggioranza dei rispondenti alla seconda consultazione si è espressa a favore della proroga fino al 2037 alle medesime condizioni tecniche ed economiche attuali, e l’Autorità conferma questo orientamento senza alterazioni. Resta aperto il tema del coordinamento con gli operatori satellitari che utilizzano la banda in modalità co-primaria per servizi Fixed Satellite Service (FSS): alcuni di essi hanno lamentato ritardi nella fase di coordinamento bilaterale con gli operatori terrestri, auspicando un maggiore coinvolgimento del Ministero per accelerare le procedure.

Operatori, Governo e utenti nel rinnovo delle frequenze

Il Governo, attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guarda alla partita da una duplice prospettiva: da un lato il gettito contributivo, che l’Autorità propone di mantenere stabile ma di poter eventualmente scontare in funzione del raggiungimento anticipato degli obiettivi prestazionali; dall’altro gli obiettivi di politica industriale legati al Decennio digitale UE al 2030 e al completamento dei piani “Italia 5G” e “Italia a 1 Giga” finanziati con il PNRR, che secondo AGCCom presuppongono la stabilità dell’assetto spettrale degli operatori.

Gli operatori non condividono un’unica posizione. I tre operatori con maggiore dotazione spettrale convergono sul rinnovo, e hanno anche auspicato che sia concesso a titolo gratuito in cambio degli impegni di investimento. Iliad, il quarto operatore, accetta il rinnovo come opzione praticabile ma lo ha condizionato, nel corso delle consultazioni, a un riequilibrio delle assegnazioni frequenziali — richiamando il modello francese — che l’Autorità respinge come sproporzionato, portando a sostegno della propria posizione i dati sulla crescita costante delle quote di mercato dell’operatore.

Gli utenti finali sono i beneficiari dichiarati del pacchetto di obblighi che accompagna il rinnovo: continuità di servizio alla scadenza del 2029, soglie prestazionali più elevate su gran parte del territorio e della popolazione, priorità per le aree oggi scoperte, per le direttrici di trasporto e per le linee metropolitane. Gli obblighi di accesso a favore di Iliad e dei fornitori di servizi sono presentati come leva indiretta a beneficio della concorrenza sul mercato retail.

KPI e condizioni di accesso nel rinnovo delle frequenze

Due ulteriori punti meritevoli di attenzione sono l’evoluzione dei vincoli prestazionali e le reali condizioni di accesso per MVNO e service provider.

I KPI proposti (150/30 Mbit/s, RTT ≤15 ms) fissano soglie statiche per un rinnovo che copre undici anni, in un contesto in cui i modelli di traffico evolvono verso maggiore simmetria e requisiti di latenza più stringenti. Il rischio è che un livello pensato come minimo diventi di fatto un tetto, senza reale incentivo a investimenti oltre soglia. La clausola di revisione (art. 10) interviene solo alla seconda milestone (2033) e comunque garantisce all’operatore il diritto di mantenere l’obbligo previgente fino a scadenza — un elemento di rigidità che attenua la capacità del provvedimento di adattarsi all’evoluzione tecnologica.

La distinzione tra i due regimi di accesso ha una logica difendibile — correttivo mirato per uno squilibrio strutturale nel caso Iliad, apertura concorrenziale più generale e necessariamente meno definita per una platea eterogenea di soggetti nel secondo caso. Resta però che le garanzie procedurali riservate al quarto operatore non trovano equivalente per MVNO e service provider, il cui accesso resta a “condizioni commerciali” con il solo argine dei principi generali del Codice. L’effettiva pro-concorrenzialità della misura si misurerà quindi nell’attuazione, più che nel testo.

Rinnovo e proroga delle frequenze: la decisione finale del MIMIT

La decisione finale su rinnovo e proroga, inclusa la determinazione effettiva dei contributi economici, spetta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che agisce sulla base dei criteri e dell’intesa che l’AGCOM è chiamata a formulare ai sensi degli articoli 62 e 63 del Codice delle comunicazioni elettroniche. L’Autorità definisce con questo provvedimento il quadro regolatorio e gli orientamenti sottoposti a consultazione fino al 5 ottobre 2026, ma l’atto autorizzativo conclusivo — e la sua declinazione operativa in termini di calendario, importi ed eventuali sconti — resta una prerogativa del dicastero.