Francia, tassi sul debito oltre il 5%, lo spread con i Btp vola a 40 punti
Anche il muro del 5 per cento è caduto. Non succedeva dal 2022, dai giorni dell'invasione dell'Ucraina con il gas e il petrolio alle stelle. Ieri gli Oat decennali, i principali titoli pubblici francesi, hanno chiuso le contrattazioni con un rendimento del 5,013 per cento. Lo spread rispetto al Bund decennale è salito a 158 punti. Anche questo un record.
Ma c'è un dato che colpisce forse più di tutti, ed è l'andamento del differenziale dell'Oat francese rispetto ai Btp italiani. Forte della suo giudizio "A" delle agenzie di rating, Parigi ha sempre pagato interessi inferiori a quelli che l'Italia paga sul suo debito. Già da qualche mese, invece, i rendimenti degli Oat si erano affiancati a quelli dei Btp. Nelle ultime settimane il differenziale si era allargato, con i titoli francesi che avevano scavalcato di 20 punti lo spread italiano. Nell'ultima settimana la distanza è addirittura raddoppiata. Ieri lo spread tra Btp e Bund ha segnato 117 punti, quello tra Oat e Bund 158. Si tratta di un distacco di ben 41 punti.
Che sta succedendo? I mercati iniziano a pensare che il governo Macron, con le città messe a ferro e fuoco, difficilmente riuscirà ad approvare una manovra in grado di contenere un deficit ormai oltre il 5,4 per cento. E questo spaventa gli investitori, soprattutto i grandi fondi americani. Uno studio pubblicato ieri da Unicredit, ha messo in evidenza come i debiti di Francia e Germania siano detenuti per la maggior parte da investitori stranieri. Nel caso di Parigi si tratta di oltre il 55 per cento del passivo. Ma di questo 55 per cento, la metà è nelle mani di residenti in Stati extraeuropei. Si tratta, osservano gli analisti, di un punto di debolezza, perché esacerba le tensioni sul debito.
Quello che sembra stia accadendo è che i fondi stranieri, soprattutto quelli americani, stiano trasferendo i loro investimento dai titoli di Parigi a quelli di Berlino, considerati un porto più sicuro. La ragione per cui si allarga lo spread anche con l'Italia è che Roma ha il 70 per cento del suo debito allocato presso famiglie, banche e imprese residenti. Questo assetto dà una maggiore stabilità perché contiene i movimenti volatili degli investitori extraeuropei.
Il passaggio
Il debito francese ora rischia di attraversare un periodo simile a quello vissuto dall'Italia durante la crisi dello spread, quando ogni appuntamento con un'agenzia di rating si trasformava in un'attesa al cardiopalma. E il primo test ci sarà già domani, quando toccherà a Moody's dare il voto al debito francese, con non pochi analisti che prevedono la possibilità di un downgrading. Anche perché le tensioni dalle piazze iniziano a spostarsi anche nei bilanci delle grandi società. Come è successo, per esempio, a Carrefour, il gigante della distribuzione alimentare francese.
Il gruppo ha rivisto al ribasso le stime sull'intero esercizio dopo i disordini e le proteste che hanno sconvolto la Francia ed è crollata in Borsa nonostante la crescita dei ricavi trimestrali. L'incertezza sulla dinamica dei consumi e sulle condizioni di apertura dei nostri punti vendita - ha spiegato Carrefour - è elevata». Soprattutto in un periodo cruciale come quello di fine anno, legato alle festività natalizie, dove si assisterà a un «ribasso della frequentazione dei centri commerciali, a causa di una riduzione degli orari d'apertura legata ai copri-fuoco annunciati dal governo di Parigi e a una crescita dei costi operativi legati alle misure di sicurezza adottate a alla logistica». Non sono segnali rassicuranti.
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