Frana sul monte Pelmo, il sindaco 25enne: «Crolli continui, pochi soldi, i turisti rispettino i divieti»
Neanche cento giorni da sindaco e già una frana dopo l’altra. Con le sue 25 primavere, il bellunese Luca Olivotto è il più giovane del Veneto a indossare la fascia tricolore: eletto nella tornata del 24 e 25 maggio, il primo cittadino di Borca di Cadore ha dovuto firmare la sua prima ordinanza sul dissesto idrogeologico, per disporre la chiusura dei sentieri interessati dai distacchi sul monte Pelmo. Tre nel giro di quarantott’ore, contando solo i cedimenti che hanno comportato interventi e sorvoli. «Ma in realtà le scariche sono molto più numerose, una media quotidiana di 6 o 7, a volte più grandi e altre più piccole: sentendo molto il tema della responsabilità, mi appello al buon senso degli escursionisti», dice l’amministratore locale, documentando con il cellulare le nubi di polvere sollevate dai crolli alle pendici del versante nord-ovest.
BELLE E FRAGILI
Un anno e due mesi fa Olivotto, benché già consigliere comunale, era soprattutto un residente impegnato a spalare il fango attorno alla casa di famiglia, dopo la colata scesa dall’Antelao sul borgo di Cancia. «Il sistema di allarme non ha funzionato per tempo», ci aveva raccontato a due passi dalla Statale 51 di Alemagna invasa dai detriti e interdetta al traffico, primo stop di una lunga serie poi proseguita a San Vito di Cadore. Ricorda ora il neo-sindaco: «Era la notte del 15 giugno 2025, non potrò mai dimenticarla. Evidentemente era il mio destino ritrovarmi alle prese con gli smottamenti... D’altra parte il problema è oggettivo e ce lo spiegano gli esperti: lo scioglimento del permafrost, un fenomeno che interessa il Pelmo ma anche la Croda Marcora e tutte le Dolomiti, tanto belle quanto fragili, soprattutto in queste condizioni di caldo sempre più estremo».
Considerati i «frequenti eventi franosi» delle ultime settimane, il provvedimento emanato lunedì ha rilevato che «la situazione in atto rappresenta un pericolo grave e imminente per l’incolumità pubblica». Il divieto riguarda tracciati non ufficiali, creati negli anni dal passaggio degli alpinisti sulla ghiaia e situati all’interno della "zona gialla", individuata tra la Forcella Forada e la Spalla Sud. «In questi giorni le presenze in quota sono calate – riferisce Olivotto – per effetto dell’ordinanza ma anche della sensibilizzazione fatta dai gestori dei rifugi Città di Fiume, Venezia e Passo Staulanza, che sono regolarmente aperti e raggiungibili. Durante la ricognizione in elicottero di martedì con i Vigili del fuoco, ho visto due persone che camminavano all’interno del perimetro interdetto. In accordo con il Cai, abbiamo tenuto aperto il sentiero 480 Flaibani, perché è molto lontano dalla zona di potenziale pericolo. Il problema è che qualche turista, arrivato al Città di Fiume e intenzionati a fare il giro del Pelmo, per “tagliare” segue le tracce sul ghiaione e così facendo si espone al rischio».
CARTELLI E CONTROLLI
Ieri le guide alpine hanno posizionato una serie di cartelli in italiano, inglese e tedesco, per informare e indirizzare ulteriormente gli escursionisti. Sulla carta i controlli spetterebbero alle forze dell’ordine: «Il personale dell'Ufficio di Polizia Municipale e gli altri Agenti della Forza Pubblica sono incaricati della vigilanza», recita l’atto comunale. Ma le buone intenzioni si scontrano inevitabilmente con le risorse scarse. «Abbiamo un solo vigile urbano – spiega il sindaco – su un organico di otto dipendenti: impensabile mandarlo per sentieri. Anche i carabinieri forestali hanno numeri contenuti per un comprensorio molto vasto. Per questo confido nella coscienziosità delle persone. So che l’ordinanza ha acceso il dibattito per le sue ripercussioni sull’economia turistica. Abbiamo studiato a lungo il testo proprio per trovare il giusto equilibrio fra le esigenze della sicurezza e della stagione».
Le prescrizioni sono scattate in un momento in cui «non sono stati effettuati sopralluoghi specifici per determinare l’entità e l’estensione degli eventi franosi». Saranno effettuate delle perizie? «Ho chiesto di chi fosse la competenza – chiarisce Olivotto – e mi è stato risposto che la Provincia, per la parte di Difesa del suolo, non ha voce in capitolo in quanto la frana non minaccia un centro abitato. La responsabilità è in capo al Comune, il che significa che dovremmo pagarci tutto, dall’elicottero al geologo. È vero che siamo un municipio sano, con un avanzo di amministrazione di 700.000 euro, ma con un paese di 800 residenti dobbiamo essere oculati nelle spese. Per questo stiamo verificando piuttosto la praticabilità di un’altra strada: fondi regionali destinati al Cai». Dunque si vedrà, mentre gli occhi restano puntati sul “Caregon del Padreterno”.