Fine vita, Papetti: «Le ragioni della legge veneta, le etichette sbagliate e le critiche legittime»
Gentile direttore,
leggo che qualcuno definisce l'approvazione della legge sul suicidio assistito da parte del Consiglio regionale Veneto, "una pagina di civiltà". Io parlerei invece di "pagina di inciviltà". Di cui non andare affatto fieri. E sono assai sorpreso e preoccupato dal fatto che una parte della maggioranza di centro destra abbia votato con la sinistra per far passare questa legge. Non vorrei che fosse il preludio di altre "svolte".
L.Z.
Padova
La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti
Caro lettore,
eviterei di etichettare il voto con cui il Consiglio regionale veneto ha approvato la legge sul fine vita. Ed eviterei anche di dare a quel voto letture politiche che non ha. Non è cambiata la maggioranza che governa il Veneto: quello di mercoledì è stato un voto di coscienza su un tema estremamente sensibile dal punto di vista etico e la maggioranza dei consiglieri, di centrodestra e di centrosinistra, ha condiviso il testo che era stato proposto dopo un non facile lavoro di mediazione. Qualcuno ha cercato di immiserire vergognosamente il dibattito e di trasformarlo in gazzarra a suon di insulti, ma il tentativo è naufragato come meritava: nel nulla. E lo stesso accadrà per i tentativi di trarre utili politici sulle divisioni emerse nella maggioranza con il voto negativo di Fdi: nel centrodestra qualche strascico, come si è visto anche ieri, sarà da mettere in conto, ma chi si illude che il voto sul fine vita possa minare la tenuta della maggioranza che regge Alberto Stefani, credo che dovrà ricredersi. Al netto di polemiche e divisioni, il Consiglio regionale del Veneto non ha fatto altro che dare attuazione alla ormai celebre sentenza 242 della Corte Costituzionale del 2019 che decretò la non punibilità, in determinate situazioni, del suicidio assistito. Naturalmente, come ha sostenuto qualcuno, sarebbe stato meglio e più giusto che sulla materia legiferasse il Parlamento nazionale e venisse emanata quindi una legge e uguale e valida per tutti, dal Trentino alla Sicilia.
Ma questa posizione, condivisibile in linea di principio, era ormai diventato l'alibi per non fare nulla e per rinviare sine die una scelta che concretizzasse in provvedimento legislativo le indicazioni della Consulta. Del resto se 7 anni di tempo e due diverse maggioranze di governo non sono state in grado di fare una legge sul fine vita, cosa faceva pensare che a breve si sarebbe magicamente trovata in Parlamento un'intesa sulla materia? Alcune Regioni, tra cui il Veneto, soprattutto per impulso di Luca Zaia, si sono dunque mosse in modo autonomo. Non per ragioni ideologiche, ma per dare risposte ai cittadini. Che, vorrei ricordarlo, è il compito primario della politica. Com'è ovvio che sia non tutte le risposte, soprattutto quando si affrontano temi di questo genere, possono incontrare unanime consenso. Voci di forte contrarietà su questo provvedimento sono emerse in particolare dal mondo cattolico. Comprensibili e legittime. Ma vorrei ricordare le parole con cui il giovane esponente di Forza Italia Jacopo Maltauro ha commentato il suo voto favorevole: «Quando mi siedo in Consiglio regionale non sono solo un cattolico, ma anche un rappresentante di tutti i veneti». Cattolici e non.