Fine vita, incognita ricorsi 60 giorni per scongiurare l'impugnazione della legge
VENEZIA - Gli uffici di Palazzo Ferro Fini stanno redigendo il testo sul fine vita approvato mercoledì, dopodiché la legge sarà promulgata dal presidente Alberto Stefani (Lega) e quindi verrà pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione. A quel punto la nuova disciplina per l'accesso al suicidio medicalmente assistito in Veneto entrerà in vigore, ma da quel momento scatteranno anche i termini per la sua eventuale impugnazione da parte del Governo. Nel frattempo il consigliere Stefano Valdegamberi (Futuro Nazionale) conta però che qualche giudice possa sollevare una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale.
LE VALUTAZIONI
Rispetto alle potenziali mosse di Palazzo Chigi, esprime un cauto ottimismo l'Associazione Luca Coscioni, promotrice del testo di iniziativa popolare "Liberi subito" poi riscritto attraverso gli emendamenti di centrodestra e centrosinistra: «Ci saranno 60 giorni di tempo e staremo a vedere quello che succederà. Ma al momento siamo fiduciosi, perché finora non sono state sollevate questioni di legittimità per la precedente normativa varata, quella dell'Emilia Romagna. Del resto le modifiche apportate avevano proprio l'obiettivo di far rientrare il provvedimento nel perimetro di costituzionalità».
Da quanto trapela, però, Palazzo Balbi non esclude del tutto l'ipotesi di qualche rilievo tecnico che possa portare la normativa al vaglio della Consulta. Benché la formulazione finale sia stata cesellata dai giuristi dopo significativi approfondimenti, infatti, viene messa in conto la possibilità che ad esempio il passaggio sulla volontarietà possa prestarsi a qualche dubbio. Secondo la valutazione della Regione, comunque, non dovrebbe trattarsi di aspetti tali da pregiudicare l'applicazione complessiva.
Nel frattempo Valdegamberi non si arrende alla bocciatura della pregiudiziale sulla discussione della proposta di legge: «Se non la impugna il Governo, valuteremo noi l'opportunità, per illegittimità procedurale e sostanziale». Ovviamente non potrebbe però trattarsi di un'impugnazione in via principale, cioè diretta da parte del singolo: il giudizio dovrebbe essere instaurato in via incidentale, da parte ad esempio di un Tribunale che si trovasse ad esaminare un caso concreto di applicazione delle norme e ritenesse fondato il sospetto di legittimità costituzionale. Sul piano politico, comunque, il vannacciano conferma la sua condanna: «È triste assistere a questo clima di esultanza di fronte a quella che, a mio avviso, rappresenta una sconfitta per l'umanità, presentata invece come una conquista di civiltà».
GLI ALTRI
Intanto però altre Regioni guardano al Veneto come a un esempio da seguire. La pentastellata Alessandra Todde, presidente della Sardegna che aveva già legiferato, rivela di aver mandato un messaggio al presidente del Consiglio regionale Luca Zaia: «Ho voluto scrivere personalmente a Zaia per ringraziare lui e il governatore Stefani per questa scelta coraggiosa». Sempre nelle file del campo largo, Beppe Sala come sindaco di Milano guarda all'amministrazione regionale di centrodestra: «Io da cattolico sono contento della decisione della Regione Veneto sul fine di vita. Cosa faranno in Lombardia? Continueranno a immobilizzarsi perché Fratelli d'Italia è contro ad ogni possibile cambiamento. Incalziamoli, possiamo farlo». Il leghista Napoleone Cera, consigliere regionale della Puglia, intende sollecitare la maggioranza locale di centrosinistra: «Quello che è successo in Veneto non è una bandiera di parte, è un atto di serietà istituzionale».
LA BIOETICA
Sulla legge veneta interviene pure la Consulta di bioetica, con il presidente Piergiorgio Donatelli e il consigliere Davide Mazzon, esprimendo «soddisfazione» ma anche «alcune preoccupazioni»: «La legge non prevede tempi certi per la presa in carico della richiesta della persona malata e per la sua attuazione in concreto, anche se afferma che deve avvenire senza ingiustificati ritardi e con una tempistica compatibile con le condizioni e le esigenze della persona malata». E ancora, a proposito del coinvolgimento delle associazioni Pro Vita: «Introduce un elemento di condizionamento rispetto alla libertà di scelta della persona, richiamandola a riconsiderare una decisione che ha già avuto modo di maturare nel corso della malattia. Appare inoltre poco comprensibile la necessità di assegnare al medico palliativista, inserito opportunamente nella Commissione tecnica multidisciplinare, il compito di esprimere un parere "rafforzato", che possa assumere un rango sovraordinato rispetto agli altri».