Fine vita, in Veneto è legge: prima volta per una Regione di centrodestra. Ma Fratelli d'Italia e Vannacci votano contro

VENEZIA - Immagine della mattina, generata dall'Intelligenza artificiale ingaggiata dal vannacciano Stefano Valdegamberi: il presidente Luca Zaia raffigurato con cappuccio, teschi e falce, in versione tristo mietitore. Istantanea della sera, immortalata dai fotografi assiepati al Lido di Venezia: il governatore Alberto Stefani puntualmente presente sul red carpet con smoking nero, come prescritto dal codice stilistico della Mostra del Cinema. Basterebbero questi due flash per raccontare la giornata entrata nella storia politica del Veneto, comunque la si pensi: malgrado lo strappo nel centrodestra, e grazie all'accordo con il centrosinistra, il Consiglio regionale ha approvato la legge sul fine vita, con 32 favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, scanditi con appello nominale.


Suicidio assistito: chi ha votato sì e chi ha votato no

Le dichiarazioni a microfono hanno rispettato i posizionamenti annunciati: favorevoli la maggioranza della Lega, Stefani Presidente, Liga Veneta Repubblica, una rappresentanza di Forza Italia, compattamente Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Azione e Civiche; contrari Fratelli d'Italia, tre leghisti, Futuro Nazionale e Resistere; astensioni sparse tra FI, Carroccio e Unione di Centro.
Nel dibattito molti hanno voluto spiegare e alcuni anche giustificarsi, fra citazioni in latino e rimandi alla storia. Il dem Alessandro Dal Bianco ha rievocato la narrazione di Tacito sul filosofo Trasea Peto, «ricordato ancora con una statua importante a Prato della Valle», che dopo essere stato condannato a morte decise di suicidarsi e ammonì così un giovane spettatore: «Tu sei nato in tempi nei quali è necessario fortificare l'animo attraverso esempi di fermezza». Il meloniano Claudio Borgia ha letto il testamento di Sammy Basso, compianto malato di progeria e scienziato di fede: «Non volevo morire, non ero pronto per morire, ma ero preparato. Se in vita sono stato degno, se avrò portato la mia croce, così come mi era stato chiesto di fare, ora sono dal Creatore».
La stefaniana Morena Martini ha richiamato il senso della compassione: «Regolamentiamo un percorso per fare in modo che nessuno sia lasciato solo nell'incertezza».

Ha confidato il dem Antonio Marco Dalla Pozza: «Mi ha fatto male, da figlio di disabile dalla nascita, sentirmi dire che favorisco la cultura dello scarto». L'azzurro Jacopo Maltauro ha illustrato la sua dissonanza rispetto al gruppo: «Quando mi siedo qui, sono prima di tutto un rappresentante di tutti i veneti, non solo di chi come me è un cattolico. Di fronte ad una società che oggi al 75% valuta necessaria una regolamentazione del suicidio medicalmente assistito. Di fronte a un fenomeno che già c'è, come facciamo a chiudere un occhio, a far finta di nulla?». Ha risposto la leghista Alessia Bevilacqua: «Possiamo dimostrare che è possibile legiferare su temi complessi con moderazione, equilibrio e rispettando le varie sensibilità». E il collega Cristiano Corazzari ha concordato: «Non condivido in nulla i princìpi che sono stati determinati dalla Corte Costituzionale, ma mi assumo la responsabilità di garantire il pieno adempimento di quanto la sentenza dispone».

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FdI con Francesco Rucco ha ribadito il proprio "no" nel voto finale, pur dicendo "sì" ad alcuni emendamenti: «La contrarietà nasce dalla coscienza e dalla prudenza. La stessa coscienza mi impone di non respingere per principio ogni tentativo serio di migliorare il testo, di limitarne i rischi e aumentare le garanzie per le persone più fragili». Ha rivelato il centrista Pasqualon: «Per la mia coscienza avrei votato a favore, ma devo rispondere a un partito nazionale che non la pensa così». Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega, ha invocato la propria libertà di coscienza sulla legge: «La voterei se non fosse che a causa del dibattito mediatico, riflesso dal fronte del "sì" e dal fronte del "no", sarei confuso con coloro che ritengono che la sentenza della Corte Costituzionale sia una buona sentenza».


L'applauso dell'aula

Ma la relatrice leghista Manuela Lanzarin ha incassato così l'applauso dell'aula: «Dobbiamo chiedere a quei partiti che siedono nel Parlamento nazionale di avere il coraggio di legiferare e non di voltarsi dall'altra parte, come invece stanno facendo in questo momento». Ovazione anche per il segretario generale Roberto Valente, chiamato in causa da Valdegamberi di fronte alla votazione a tamburo battente delle 39 modifiche di centrodestra e centrosinistra, con cui è stato riscritto il progetto di iniziativa popolare di "Liberi subito". Nuovamente evocata, la pregiudiziale di illegittimità è stata categoricamente esclusa dal decano dei dirigenti di Palazzo Ferro Fini: «L'aula era sovrana a fare l'operazione emendativa». Fuori dalla registrazione, il vannacciano ha commentato: «Vorrà dire che la legge sarà impugnata».

A quel punto era ormai chiaro a tutti, infatti, che il testo sarebbe stato approvato. A confermarlo è stata la raffica di voti favorevoli dopo il sorteggio dell'ordine alfabetico, dalla "M" di Jacopo Maltauro alla "L" di Chiara Luisetto, passando per la "B" di Anna Maria Bigon (che per un attimo ha fatto tremare tutti con la sua mancata risposta: ma era solo un problema di microfono). Zaia ha ammonito l'assemblea legislativa di evitare i gesti di esultanza, ma un mezzo battimani è partito lo stesso. Come in ogni votazione che si rispetti, la portata del risultato è stata enfatizzata dai vincitori e minimizzata dagli sconfitti, come probabilmente succederà anche oggi. Mentre a sorpresa Stefani indossava il papillon per correre al Lido, infatti, in aula è stata incardinata l'autonomia differenziata. C'è chi dice, e chi nega, che sarà un'altra giornata storica per il Veneto.