Fine vita, il Veneto approva la legge: a che punto siamo nel resto d'Italia
In Veneto è arrivato il via libera alla legge sul fine vita. Segue Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. È la quarta regione in Italia, la prima amministrata dal centrodestra, ad approvare un provvedimento ad hoc. 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari in Consiglio regionale, con tutti presenti, per la legge che definisce «procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito».
Si tratta di una versione con vari emendamenti, 39, della proposta di legge di iniziativa popolare Liberi Subito promossa dall'associazione Luca Coscioni. Questa era arrivata con 9mila firme tre anni fa in Regione.
Ha vinto la linea del presidente Alberto Stefani che segue quella del suo predecessore Luca Zaia, ora presidente del consiglio regionale. Per Zaia quella sul fine vita è sempre stata una battaglia di civiltà. In una intervista a Vanity Fair spiegò: «Per i diritti civili serve una “no fly zone”: non esiste che l’aborto sia un tema di destra o di sinistra, che il fine vita sia un tema di destra o di sinistra, o che altri temi etici siano di destra o di sinistra. Quando ero ministro dell’Agricoltura, mentre in Parlamento si discuteva a destra e a sinistra, Eluana Englaro è morta dopo che la Corte d’Appello di Milano aveva autorizzato il padre a sospendere l’alimentazione. La politica deve garantire la libera scelta: chiunque si trovi in una situazione di irreversibile sofferenza, come si è espressa la Corte Costituzionale nel 2019, deve poter decidere la fine che desidera».
La legge veneta era stata rinviata in Commissione nella seduta del 16 gennaio 2024 della scorsa legislatura. Il testo è stato ripresentato con modifiche che hanno tenuto conto dei rilievi della Corte costituzionale e di proposte dell'esecutivo veneto.
La legge non modifica i diritti stabiliti dalla Corte costituzionale, ma disciplina l’organizzazione del Servizio sanitario regionale, definendo procedure, per la verifica delle condizioni delle persone che chiedono di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria, in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale che viene attualmente applicata. In Veneto le domande sono state 31 dal 2019 a oggi. Solo tre sono state autorizzate dal comitato etico. «Con questa legge si approva sostanzialmente, nell'alveo della legittimità giuridica, una procedura che sia rispondente alla gestione, per quanto possibile, dell'eventuale paziente che ha l'ok da parte del comitato etico. È stato doveroso dare questa risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano», ha detto Zaia.
La posizione dell'Associazione Coscioni
Spiegano Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente Tesoriere e Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni: «Dal Veneto arriva finalmente una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre. L’approvazione della legge in Veneto conferma che “Liberi Subito” è una proposta che non appartiene a un partito o a uno schieramento, proprio perché è fondata sulla Costituzione, ed è di fondamentale importanza per dare concreta attuazione al diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, già riconosciuto dalla Corte costituzionale grazie alle nostre azioni di disobbedienza civile. Sono stati approvati anche emendamenti che garantiscono tempi ragionevoli dell’intera procedura, a tutela della dignità della persona e in linea con i più recenti pronunciamenti costituzionali sulle leggi delle regioni Toscana e Sardegna».
«Siamo grati ai 9.000 cittadini che hanno sottoscritto la proposta di iniziativa popolare, e alle Consigliere e ai Consiglieri della Regione Veneto che hanno approvato la nostra legge, pensata per evitare che persone affette da sofferenze insopportabili e irreversibili debbano restare ostaggio di veri e propri calvari burocratici e debbano attendere mesi o anni prima di ottenere una risposta. Mentre il Parlamento continua a non intervenire, sono le Regioni che possono garantire alle persone malate procedure certe, uniformi e trasparenti, per dare garanzie alle persone che soffrono e al personale sanitario. La legge garantisce la piena applicazione della sentenza “Cappato-Antoniani” della Corte costituzionale, con cui è stato reso legale nel nostro Paese il “suicidio assistito” a specifiche condizioni. Il nostro traguardo rimane ora l’estensione della legge "Liberi Subito" a ogni Regione italiana dove, pur essendo l’aiuto medico alla morte volontaria già legale in virtù delle pronunce della Consulta, mancano ancora garanzie chiare su tempi e percorsi operativi per pazienti e personale sanitario. Proseguiremo inoltre nel garantire supporto e chiarezza sui diritti di fine vita tramite il nostro Numero Bianco (06 9931 3409), fornendo informazioni e assistenza anche su disposizioni anticipate di trattamento e cure palliative».
La situazione delle altre Regioni
Sono quattro le regioni che hanno finora approvato leggi sul tema. Oltre al Veneto sono Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Questo il quadro delle altre regioni secondo i dati dell'Associazione Coscioni:
Discussione in corso (3): Trentino-Alto Adige (Province autonome di Trento e Bolzano), Umbria
Proposta depositata/prossima al deposito e in attesa dell’avvio dell’iter (8): Liguria, Campania, Molise, Marche, Sicilia, Puglia, Lombardia, Piemonte
Raccolta firme in corso (2): Lazio, Calabria
Regioni non ancora attivate: (4): Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta
Suicidio assistito in Italia
In Italia il suicidio assistito è vincolato al fatto che il paziente sia tenuto in vita da un trattamento di sostegno vitale. In assenza di una legge nazionale che regolamenti l'aiuto alla morte volontaria in Italia questa scelta di fine vita è normata dalla sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato-Antoniani,che ha legalizzato l’accesso alla procedura ma solo a precise condizioni di salute delle persone.
Le condizioni richieste sono quattro: la persona che ne fa richiesta deve essere pienamente capace di intendere e volere, deve avere una patologia irreversibile, che deve essere portatrice di gravi sofferenze fisiche o psichiche, e deve sopravvivere grazie a trattamenti di sostegno vitale.
Attualmente in Italia l’eutanasia costituisce reato e rientra nelle ipotesi previste e punite dall’articolo 579 (Omicidio del consenziente) o dall’articolo 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) del Codice Penale.
Il Parlamento non è arrivato all'approvazione di una legge organica sul fine vita. Nonostante sia stato avviato l'esame di specifici disegni di legge.
Secondo i dati di un anno fa, nei 12 mesi precedenti sono arrivate 16.035 richieste di informazioni sul fine vita tramite il Numero Bianco coordinato dalla compagna di Dj Fabo Valeria Imbrogno e le email dirette all’Associazione Luca Coscioni. Si tratta di una media di 44 richieste al giorno con un aumento del 14% in confronto ai 12 mesi precedenti. Nel dettaglio: 1.707 richieste di informazioni su eutanasia e suicidio medicalmente assistito (circa 5 richieste al giorno) e 393 richieste di informazioni rispetto all’interruzione delle terapie e alla sedazione palliativa profonda (più di 1 richiesta al giorno).
Nella mappa a questo link le legislazioni in materia di suicidio assistito in tutti i Paesi del mondo, sintesi di un'indagine effettuata dall’avvocata Alessia Cicatelli, membro di Giunta dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.