«Festival di Giffoni, nessun danno erariale». La Corte dei Conti “assolve” la kermesse

Per la Sezione giurisdizionale regionale per la Campania della Corte dei Conti la domanda risarcitoria da 468mila euro formalizzata dalla Procura regionale verso l’Ente autonomo Giffoni Experience nel maggio scorso è contraddistinta da «totale infondatezza». Nel pieno dello svolgimento di quello che François Truffaut nel 1982 definì il «festival più necessario», il fondatore Claudio Gubitosi accoglie con gioia la notizia portata dalla sentenza 185 del 2026 ma preferisce non sovraesporsi sull’argomento in un momento nel quale occhi e orecchie devono essere tutti per gli oltre 5mila giffoners giunti nei Picentini per l’edizione numero 56 della kermesse. «Un buon risultato, ci sarà tempo per parlare», si limita a dire rimandando altre considerazioni a momenti meno mediaticamente affollati per il festival. «L’Ente autonomo Giffoni Experience - si legge in una nota diramata nella mattinata di ieri, poco dopo il deposito della sentenza - esprime piena soddisfazione per la decisione che restituisce serenità a un’eccellenza culturale campana riconosciuta a livello internazionale e conferma la correttezza della gestione amministrativa del festival in tutti i suoi aspetti». «Grazie alla giustizia che funziona abbiamo dimostrato di aver sempre agito con onestà e trasparenza, ma anche con lealtà e nel rispetto delle regole - commenta il presidente Pietro Rinaldi - questa sentenza dà atto e valore anche alle istituzioni che credono in noi, perché tutto ciò che facciamo è grazie a questi splendidi giovani che partecipano ad una kermesse diventata anno dopo anno degna di attenzione nazionale e mondiale. Siamo il fiore all’occhiello di tutta la regione e la nostra mission è dare parola ai giovani che sono il nostro presente».

LA VICENDA

Nel maggio scorso la Procura regionale della magistratura contabile contestava a Giffoni e a quattro suoi esponenti (il presidente dell’Ente autonomo Giffoni Experience, Pietro Rinaldi; al direttore e fondatore, Claudio Gubitosi; al Rup Enzo Barletta e alla responsabile del servizio della logistica, Mariapia Montuori) un danno erariale da quasi mezzo milione. Nel mirino era finita la gestione del servizio di trasporto degli ospiti e dei giurati del festival tra il 2016 e il 2022. La reazione del festival fu immediata, fu lo stesso Gubitosi a dire non solo che tutto sarebbe stato chiarito nelle sedi opportune ma anche che l’Ente autonomo era pronto a collaborare per dimostrare la totale estraneità a quanto contestato «a due mesi dall’inizio della 56esima edizione» con tutte le difficoltà operative che ne sono poi derivate.

LA POSIZIONE

In una nota Giffoni “riassume” i punti salienti che hanno portato i giudici ad “assolvere” l’ente rispetto a quanto contestato condannando anche la Procura regionale «al pagamento delle spese di difesa in favore di ciascun convenuto». In primo luogo, spiegano i vertici dell’Ente autonomo difesi dagli avvocati Marcello Fortunato e Michele Tedesco, l’appalto finito nel mirino era “a corpo” e non “a misura”. «Il contratto con la cooperativa aggiudicataria - si legge nella nota - prevedeva un corrispettivo globale forfettario, rendendo giuridicamente irrilevante la provenienza dei singoli veicoli utilizzati per il servizio, un aspetto riconosciuto dalla stessa Procura nella citazione». Il servizio, inoltre, è stato sempre regolarmente espletato. «La Corte - fa sapere l’ente - ha accertato che non vi è mai stata alcuna interruzione o disservizio nel trasporto di ospiti e giurati, circostanza neppure contestata dalla Procura». Tra i punti più delicati c’è proprio quello legato all’utilizzo di risorse pubbliche: «Non c’è stato nessuno sviamento dei finanziamenti pubblici - si legge ancora nella nota - l’ente ha correttamente e puntualmente rendicontato ogni spesa. Il trasporto, definito dalla Corte “un servizio palesemente fondamentale per la buona riuscita del festival e di assai ardua stima aprioristica”, rientrava pienamente nelle finalità dei contributi pubblici». Infine «la quantificazione del danno è stata giudicata inattendibile. La Corte - conclude l’Ente - ha evidenziato come, applicando i parametri indicati dalla stessa Procura, il costo teorico del servizio sarebbe risultato addirittura superiore al corrispettivo effettivamente corrisposto dall’Ente, smentendo in radice l’ipotesi di un esborso ingiustificato».