Federico II, 100 anni della scuola fondata da Nobile: «Dal sistema aerospazio opportunità per i giovani»

Cento anni e non sentirli. Anzi, il corso di studi in Ingegneria Aerospaziale dell’Università Federico II, sebbene mantenga i piedi ben saldi nel proprio passato, tira le somme del presente e si rivolge al futuro con slancio e nuovi obiettivi da raggiungere. La scuola aerospaziale, fiore all’occhiello dell’ateneo federiciano, ha celebrato il traguardo con una tre giorni che si è conclusa ieri nell’Aula Magna Massimilla dello storico edificio di piazzale Tecchio.

La memoria

Un programma pensato per non ridursi alla memoria, come spiega il professor Sergio De Rosa, docente di Costruzioni e Strutture aerospaziali e presidente dell'Aidaa (Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica) che ha organizzato la tre giorni insieme a Flavia Causa, Danilo Ciliberto, Giuseppe Petrone e Gerardo Paolillo. «Abbiamo scelto di dividere le celebrazioni in tre parti, per evitare una sterile commemorazione rivolta soltanto al passato. Cento anni non sono pochi - sottolinea De Rosa - soprattutto per una scuola fondata da figure come Umberto Nobile, e dai professori Luigi Gerardo Napolitano e Luigi Pascale, che hanno rappresentato una svolta per il territorio, e di cui abbiamo ricordato le gesta martedì».

Le aziende

Mercoledì era toccato al presente, con una partecipazione massiccia delle aziende del territorio. «Volevamo rimarcare il legame tra l’Università Federico II, la nostra scuola e le imprese», sottolinea De Rosa. «Il territorio non è fatto soltanto dei grandi nomi che conosciamo, come Leonardo Aerostrutture, Cira e Tecnam ma anche di una miriade di piccole aziende dell'indotto, che negli anni hanno costruito un vero patrimonio intellettuale e tecnologico, spesso non messo in evidenza e noto ai ragazzi». Il messaggio è arrivato agli studenti, che nell'Aula Bobbio hanno affollato la sala fino ai posti in piedi. L'obiettivo è anche frenare la fuga degli studenti verso le magistrali del Nord Italia e del Nord Europa. «Restare qui è un po' più impegnativo - ammette il docente - ma se non coltiviamo noi l'amore per il nostro territorio, viene meno una delle nostre missioni fondamentali. Le opportunità ci sono e vanno coltivate, ma per farlo c’è bisogno dei nostri laureati».

Il futuro

La terza giornata guarda al domani, sia per qualità e modalità dell'insegnamento sia per l'intersezione tra le discipline. «È questa la grande sfida: la specializzazione non è più un compartimento stagno, ma è sempre più integrata, con il grande problema e la grande opportunità dell'intelligenza artificiale» chiosa De Rosa. Nel suo intervento, che ha chiuso le celebrazioni su prospettive e nuove direzioni descritte anche dai colleghi decani Gennaro Cardone, Domenico Coiro, Michele Grassi e Raffaele Savino, la scuola aerospaziale napoletana ha mostrato come le richieste dell'industria, che partono dal territorio ma si misurano almeno a livello europeo, impongano alle discipline di cambiare negli anni, e con esse l'approccio degli studenti. De Rosa è anche presidente dell'Aidaa e porta con sé un messaggio più ampio: quello di una realtà che negli anni è tornata ai fasti originali del 1920.

Non sono mancati, poi, affondi sull'intelligenza artificiale. «Non possiamo lasciare che gli studenti usino questi strumenti passivamente, senza domandarsi se la risposta sia corretta. Non conta più solo ciò che si sa, ma anche come lo si apprende e come lo si rivisita criticamente» precisa. L'Ateneo, con il nuovo rettore Andrea Mazzucchi, sta compiendo uno sforzo notevole per fornire a docenti e studenti conoscenze mirate: «L’idea è riprogettare la didattica senza temere l’IA ma anche senza subirla, lasciando il governo del processo a chi deve trasferire l'informazione».

L’occupazione

Sul fronte occupazionale la scuola conta in questo momento 1.700 iscritti alla triennale e 600 alla magistrale. «La richiesta di laureati in Ingegneria Aerospaziale è ancora molto alta e sta tenendo dopo il picco del Pnrr, con un elevato tasso di assunzione delle aziende e i nostri studenti che hanno trovato posti in Campania in numero molto maggiore rispetto a cinque o sei anni fa», osserva De Rosa. «Ora che il Pnrr è agli sgoccioli, il timore è che questo tasso cali, ma all’incontro di martedì, le imprese hanno ribadito l’impegno a mantenerlo: investendo sui giovani, nel lungo termine, hanno un bagaglio prontamente spendibile in termini di innovazione. La sfida resta mantenere questo livello di occupabilità, che dipenderà anche dagli sviluppi politici e geopolitici in atto». Il traguardo indicato è chiaro: «Come scuola saremmo soddisfatti se il 70-80% di questi studenti potesse restare in Campania, perché si stanno creando le condizioni affinché ciò accada».