Fed, oggi nuova riunione sui tassi: perché potrebbero rimanere fermi

Il presidente Kevin Warsh, nonostante le divisioni all'interno del board, dovrebbe avere la meglio con la decisione di mantenere invariato il costo del denaro. Il numero 1 della Federal Reserve non ritiene necessaria una stretta per far fronte all'inflazione, oltre al fatto che non può ignorare completamente Trump che nei giorni scorsi ha ribadito: "Dovremmo avere i tassi più bassi al mondo"

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Nonostante la corsa dell'inflazione fra la guerra in Iran e i dazi, oggi la Fed si appresta a lasciare i tassi di interesse invariati, con una mossa che può essere ritenuta un successo per il presidente Kevin Warsh. Nonostante le divisioni all'interno del board, dove almeno tre o quattro membri vorrebbero un rialzo immediato del costo del denaro, il numero 1 della Federal Reserve dovrebbe avere la meglio e convincere i colleghi ad attendere prima di assumere una decisione che lo metterebbe in contrasto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Sulla decisione della Fed c'è una maggiore incertezza rispetto al passato, che non è dovuta ai dati ma alla richiesta di Warsh ai membri della banca centrale di parlare meno e non offrire indicazioni sulle prossime mosse in modo da non vincolare la Fed. Un approccio a cui il mercato non si è ancora abituato e che, comunque, comporta dei rischi in quanto lascia nel buio gli analisti e gli investitori, con possibili ripercussioni sulla aspettative di inflazione.

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Le motivazioni di Warsh

Warsh ha buoni motivi per opporsi a un rialzo dei tassi. Il primo è personale: il presidente della Fed non riterrebbe infatti al momento necessaria una stretta per far fronte all'inflazione. A questo si aggiungono le cinque task force che ha istituito per ripensare all'interno della banca centrale l'andamento dei prezzi, l'intelligenza artificiale e la comunicazione. Alzare i tassi dall'attuale forchetta del 3,50% e 3,75% quando ancora non sono disponibili i risultati del lavoro delle task force significherebbe dare credito alla visione che ha finora dominato la Fed, e quindi screditare il processo di riforma lanciato.

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Il ruolo di Trump e il peso di Powell

Il terzo motivo, spiega Cnbc, è politico. Warsh ha ripetuto che prenderà autonomamente le decisioni sui tassi di interesse a prescindere da Trump, ma questo non significa che possa ignorare completamente il presidente, che nei giorni scorsi ha ribadito: "Dovremmo avere i più bassi al mondo". Il tycoon si è inoltre detto convinto che Warsh voglia fare la cosa giusta ma ci sia un "board alla Fed che è molto politicizzato". Il riferimento indiretto è alla presenza nel Fomc della governatrice Lisa Cook e dell'ex presidente Jerome Powell, i due membri a lui più invisi. Warsh vuole evitare che un rialzo dei tassi spinga Trump ad attaccare Powell proprio in un momento in cui l'ex presidente della Fed potrebbe decidere di lasciare l'incarico nel board. Con l'uscita di Powell, Warsh potrebbe contare su una nuova nomina più 'amica', con un alleato in un board che ancora deve conoscerlo e che, non è escluso, lo guarda con sospetto viste le ampie riforme che vuole portare a termine per ridisegnare la storia istituzione.

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