Fazzini compie cinquant’anni: "Innovazione ma old style"

CON 32 DIPENDENTI interni all’azienda e una rete costituita da terzisti del distretto di Gallarate nell’ambito della stampa e della tinta, Fazzini lavora da 50 anni nella produzione di biancheria per la casa. La filiera produttiva inizia nel laboratorio creativo dell’azienda che si trova all’interno del rinnovato headquarter di Fazzini: negli oltre 4 mila metri quadrati del polo produttivo di Cardano al Campo avvengono anche tutte le fasi di taglio, assemblaggio, d finitura, oltre alla gestione logistica e alle spedizioni. Quello di Fazzini è un percorso d’impresa in costante espansione che ha saputo integrare i diversi canali distributivi, grazie anche all’attività di e-commerce che cresce del 20% all’anno e soddisfa i nuovi bisogno di consumo via web, senza rinunciare ai valori di qualità e di creatività tipici del saper fare italiano. Un saper fare che oggi compie, appunto, 50 anni e che guarda al mondo. Marco Fazzini, una laurea in filosofia e un master in Bocconi, è oggi alla guida dell’azienda di famiglia, assieme al fratello, Paolo e alla mamma, Maria Alberta Zibetti, fondatrice dell’impresa, col marito, ora scomparso, Stefano Fazzini.

Marco Fazzini, 50 anni di storia sono tanti, cosa significano per lei e per suo fratello, Paolo? "Nel mio caso, io sono nato nello stesso anno in cui è stata fondata l’azienda, quindi per me questo compleanno ha un duplice valore. 50 anni di un’azienda che ha subito cambiamenti, perché tutte e due le famiglie fondatrici, quella di mia mamma e quella di mio padre, venivano dal tessile, però mio padre scelse di mettersi in proprio, 50 anni fa. Siamo quindi alla seconda generazione, se partiamo dai nostril generitori, alla terza o quarta se guardiamo alle origini".

La vostra è la storia di una impresa famigliare… "Mio padre Stefano è mancato a 46 anni, nel 1992, quindi c’è stata questa tragedia in casa e mia mamma si è messa in discussione. Era insegnante, donna di grandissimo carisma, di gusto, centrata e ha deciso di continuare l’attività dell’azienda. Lei ha lavorato tantissino negli anni soprattutto sul fronte del campionario. Poi sono entrato prima io nel 2000, nel 2006 anche mio fratello Paolo ha iniziato a lavorare in azienda".

Cosa è cambiato con il vostro ingresso? "Credo, soprattutto lo sviluppo della brand awareness, siamo infatti passata da un’azienda che era soprattutto distribuita all’ingrosso, ad un ache oggi è distribuita al dettaglio, con un’attenzione veramente puntuale sul posizionamento e sul Prezzo, perchè tutti i nostri prodotti escono con lo stesso prezzo al pubblico, In tutti i canali. Abbiamo poi sviluppato negozio monomarca in alcuni luoghi per noi strategici sul territorio e curiamo moltissiamo il rapporto con i negozianti".

Cosa significa avere una tradizione di famiglia e guardare, però, all’innovazione? Ad esempio con la vendita online o la presenza dei social, nel vostro caso. "Puntiamo molto su entrambi gli aspetti. Da un lato continuiamo a fare il nostro lavoro come lo facevano lo hanno sepre fatto i nostri genitori e nostra madre per anni, ma puntiamo molto anche sull’innovazione, la comunicazione coi social, per esempio e anche l’e-commerce, senza però dimenticare mai chi siamo e da dove veniamo".

Consolidando dati economici, pur in un settore in parte in crisi? "Per noi l’identità di marca e della nostra famiglia sono punti di partenza e non solo. Forse siamo un po’ alieni in questo momento storico, ma a noi pare normale. Siamo un po’, parecchio, old style per alcuni aspetti".

Cioè? "L’azienda è familiare, il che signific ache dietro c’è, appunto, la famiglia. Lavorano con noi 32 persone, siamo organizzati come in passato, facciamo scelte di medio-lungo perioso e lavoriamo sul prodotto, con fornitori locali, sul territorio. Contemporaneamente non bisogna però fare l’errore che hanno fatto altri inserendosi nelle aziende di famiglia, ovvero quello di sedersi e di non mettersi in discussione. Anzi, credo che un imprenditore non possa mai sentirsi arrivato. Noi ci mettiamo in discussione in continuazione e innoviamo, molto. È fondamentale, soprattutto in un momento come questo in cui la filiera perde un po’ pezzi, ci sono meno fornitori nella filiera. Abbiamo anche meno concorrenti, se dobbiamo essere sinceri".

Quante persone lavorano con voi, oltre ai 32 dipendenti? "Oltre a loro ci sono anche sei commesse e poi la nostra unica fase produttiva interna è quella del taglio. Mentre le altre fasi sono esternalizzate presso terzisti del nostro territorio. In questo noi siamo molto milanesi e lombardi, credo. Facciamo ancora tutto in questo territorio. È la nostra vera forza".

Nonostante anni difficili per il tessile? "Nonostante tutti, sì. Noi abbiamo la fortuna di essere un’azienda agile, perché appunto siamo in pochi, abbiamo molte azioni, funzioni, esternalizzate, abbiamo puntato su valorizzare il marchio, ma anche sulla qualità del prodotto, sulla fidelizzazione del cliente. Il 40% degli acquisti nei nostri negozi monomarca sono effettuati da persone tesserate. Cioè da persone che che hanno comprato una volta, sanno che il nostro prodotto costa di più, ma si sono trovate così bene che sono ritornate a fare un acquisto. Quindi c’è sia un lavoro sulla comunicazione, per far conoscere di più il marchio, ma anche un lavoro costante e continuo per non tradire le aspettative del cliente".

Come è cambiata nel tempo la clientela? "Credo che oggi, soprattutto i giovani, siano più attenti all’ambiente e i prodotti come i nostri rispondono a una esigenza di qualità e di sostenibilità. I nostri prodotti non sono usa e getta, durano anni, e questo è un valore importante per chi crede nell’ambiente".