Covid, Fauci come Conte Scena muta di fronte al Senato Usa

Ha gestito la pandemia ma davanti alla sottocommissione ha invocato il quinto emendamento più di cento volte

01 agosto 2026

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Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Dopo Giuseppe Conte, che non vuole parlare della gestione del periodo Covid, è il turno dell’americano Anthony Fauci, per anni volto della gestione del Covid-19 negli Stati Uniti e potente direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) per oltre 30 anni. Si è presentato giovedì scorso davanti alla sottocommissione d’inchiesta del Senato guidata da Rand Paul, rimanendo in silenzio. Ha invocato il «quinto emendamento» più di cento volte. In America è un diritto costituzionale farlo: nessuno può essere obbligato a fornire testimonianze che possano incriminarlo. Ma perché non parla? È un diritto invocato abitualmente da noti criminali come Joe Valachi, per proteggersi, scegliendo di non parlare o di farlo quando è loro più utile. Fauci, però, non dovrebbe utilizzare le tattiche dei mafiosi, considerando che è stato uno scienziato di fama mondiale che ha ricoperto incarichi pubblici per decenni, incidendo sulle attività di ricerca e sulle regole sanitarie più di chiunque altro negli USA e nel mondo intero.

Conte in commissione Covid, ci sono la convocazione ufficiale e la diretta web. Manca una sola cosa...

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L’accusa dei congressisti (soprattutto repubblicani) è chiara: aver sostenuto e finanziato (tramite EcoHealth Alliance) esperimenti sul coronavirus di pipistrello presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, da dove è partita la pandemia. L’accusa sostiene che questa ricerca abbia aumentato la pericolosità dei virus e che Fauci abbia minimizzato le sue responsabilità in passato, ma non finisce qui. Fauci ha cambiato più volte posizione su mascherine, lockdown, chiusura delle scuole e trasmissione del virus, con decisioni poi risultate eccessive o basate su modelli di dubbia affidabilità, come accaduto talvolta in Italia. Il presidente Rand Paul ha spinto per un voto di «contempt of Congress» (l’accusa di ostruire il lavoro del Congresso) laprossima settimana, mentre Robert F. Kennedy Jr. ha rincarato la dose, sottolineando alcuni passaggi specifici e ambigui contenuti nei diarie nelle mail private di Fauci, pubblicati di recente.

Dai documenti emerge che lo stesso virologo sosteneva che il virus fosse probabilmente fuggito da Wuhan a causa di un incidente di laboratorio, al contrario di quanto affermava in pubblico. Ecco che il dibattito si è infuocato attorno a una domanda molto semplice: perché un uomo che ha ricevuto una grazia presidenziale piena e incondizionata da Biden continua a rifiutarsi di rispondere? Cosa ha ancora da nascondere e/o chi vuole proteggere? Il 19 gennaio 2025, ultimo giorno del suo mandato, il presidente Biden ha infatti concesso a Fauci una «full and unconditional pardon» (lagrazia) per qualsiasi reato federale commesso o al quale abbia preso parte tra il 1° gennaio 2014 e il 19 gennaio 2025. La giustificazione ufficiale era proteggerlo dalle potenziali «persecuzioni politiche» dei trumpiani. In pratica, però, la grazia copre l’intero periodo della ricerca sui coronavirus e della gestione pandemica, periodo molto lungo.

Ciò che sorprende è proprio che, nonostante questa protezione, Fauci abbia scelto di non rispondere. Non doveva mentire. Poteva semplicemente dire la verità senza rischiare nulla. Anche lui ha preferito il silenzio, come Giuseppe Conte, che non vuole dimettersi da commissario e parlare davanti alla Commissione Covid, nonostante manchino pochi giorni alla sua testimonianza programmata. Paesi diversi, situazioni diverse, persone diverse, ma storie simili che rivelano come nessuno voglia fare luce su quel periodo drammatico e doloroso. Certo, fa ancora più strano che sia un politico che ha fatto della trasparenza la sua bandiera a non voler raccontare cosa successe nei tragici mesi della crisi pandemica, durante i quali sono morte decine di migliaia di persone e sono stati spesi, male, come ha rivelato Il Tempo, miliardi di euro dei contribuenti italiani. È giunta l’ora della verità, che, se non emergerà, sarà quantomeno l’ora della vergogna e del disonore per chi intende occultare quei fatti e misfatti.