Falsi broker a caccia dell’Arbatax Park  - L'Unione Sarda.it

Tortolì.

19 luglio 2026 alle 00:33

Finti emissari di una holding offrivano 130 milioni per l’acquisto del resort 

L’offerta sul piatto era allettante: 130 milioni di euro. Questa la cifra che tre persone, spacciandosi per sedicenti emissari della 12.18, società di investimento e gestione con sede a Düsseldorf, specializzata nel settore immobiliare turistico e alberghiero, hanno proposto a Giorgio Mazzella per acquistare l’Arbatax Park resort, che lo scorso gennaio è stato ceduto in gestione (per 18 anni) agli austriaci della Falkensteiner. Si erano presentati alla proprietà sostenendo di essere dei delegati della celebre holding per concludere il maxi affare, che si sarebbe dovuto svolgere con estrema velocità, soprattutto il versamento della provvigione dovuta per l’intermediazione milionaria. Quando della faccenda è stata informata la direzione della 12.18 è crollato il castello: la multinazionale non era a conoscenza di alcuna trattativa e men che meno aveva inviato emissari per acquisire il resort di Arbatax. I tre sedicenti intermediari sono stati denunciati per i reati di sostituzione di persona e utilizzo di marchi contraffatti.

Smascherati

Le indagini sul caso, che risale allo scorso anno, sono state chiuse pochi giorni fa. L’attività è stata condotta dalla Guardia di finanza di Arbatax su disposizione della Procura di Lanusei, cui è stata trasferita la competenza dalla Procura di Perugia, dove l’amministratore delegato della multinazionale aveva scoperto di essere stato clonato: in sostanza, qualcuno stava agendo in nome e per suo conto. Tutto falso. Le tre persone di nazionalità italiana, residenti tra Assisi e Perugia ma di fatto trapiantate all’estero, avevano pianificato una strategia ben precisa. Stesso logo, stesso nome e, soprattutto, pec e documenti fuorvianti con i quali avrebbero proposto l’acquisto del resort a un prezzo milionario e piuttosto vantaggioso. Si erano dotati anche di un ufficio ad Attadr, paesino sull’Isola di Malta dove avevano allestito il quartier generale da cui seguivano la (farlocca) trattativa. Da qui effettuavano videochiamate per cercare di condurre in porto la loro missione e intascare la provvigione milionaria.

L’indagine

Il tentativo di acquisizione dell’Arbatax Park resort era curato nei minimi dettagli. I tre presunti responsabili avrebbero inviato la maxi proposta riportando la falsa riproduzione del marchio distintivo dell’azienda d’investimento tedesca 12.18 legata alla Lindner Hotel Group (tra i progetti di punta della multinazionale figurano il 7Pines Resort Ibiza e il Schloss Roxburghe in Scozia). Ma l’anomalia proposta ha suscitato più di una perplessità, aprendo di fatto l’attività investigativa. I riscontri, la querela (presentata dall’avvocato della 12.18, Matteo Uslenghi) e l’immediato intervento delle Fiamme gialle, al comando del tenente Leonardo Di Blasi, che confermano la vicenda mantenendo però il massimo riserbo, hanno consentito di interrompere il meccanismo della truffa a 9 cifre. «Ci siamo tutelati presentando un esposto alla Procura di Perugia perché la ditta farlocca era incorporata lì», ha confermato il legale della 12.18.

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