Falkland, cosa sta accadendo? Milei lancia provocazioni (e Londra risponde), Trump gelido con Burnham
Le isole Falkland tornano al centro dell'attenzione internazionale. Il presidente argentino Milei ha annunciato oggi che terrà un discorso a reti unificate «per dare alla popolazione dettagli sui progressi diplomatici ottenuti dal governo nella difesa della sovranità delle isole Malvinas». Una presa di posizione che non ha tardato a suscitare reazioni. «Le Isole Falkland sono britanniche». Esordisce così il ministro della Difesa, Wes Streeting, in un post su X. La dichiarazione arriva dopo l'annuncio di Javier Milei di una serie di progetti volti a rafforzare la sovranità sulle isole “Malvinas”, territorio d'oltremare britannico rivendicato dall'Argentina. «La dichiarazione di Milei di ci dice di più sulla politica interna argentina che sulle Isole Falkland. Le Falkland sono britanniche perché gli abitanti delle Falkland scelgono di esserlo», ha scritto Streeting.
Milei’s statement overnight tells us more about domestic politics in Argentina than it does about the Falkland Islands.
The Falklands are British because Falkland Islanders choose to be British.
Our commitment to the Falklands is absolute and unshakeable 🇬🇧 🇫🇰 pic.twitter.com/pi0xd7OhYS
— Wes Streeting (@wesstreeting) September 4, 2026
Dichiarazione condivisa anche dal segretario di Stato per gli affari esteri britannico, Ed Miliband commentando le parole del presidente argentino. «La posizione del Regno Unito sulle Isole Falkland è irremovibile. Le Isole sono britanniche e rimarranno tali, perché questa è la volontà nettamente prevalente degli abitanti delle Isole. Il loro diritto all’autodeterminazione è fondamentale, è sancito dal diritto internazionale e noi lo difenderemo con assoluta determinazione».
Trump gelido con Londra
Il progetto annunciato da Milei prevede di «inasprire le sanzioni e le pene nei confronti delle aziende coinvolte in operazioni non autorizzate». Un annuncio, questo, che arriva dopo che il presidente americano Donald Trump, suo stretto alleato ideologico, ieri, ha lasciato intendere che Washington potrebbe rivedere la posizione di neutralità degli Usa e decidere di non intervenire in aiuto del Regno Unito in caso di un futuro conflitto per le isole Falkland rimproverando a Londra di non aver sostenuto gli Usa nella guerra contro l'Iran. «C'ero quando ci fu la prima guerra, era molto tempo fa, vi siete comportati molto bene, le avete riprese molto rapidamente», ha dichiarato Trump durante un'intervista all'emittente britannica di destra Gb News. La decisione del tycoon arriva in seguito alle critiche mosse verso Londra per il mancato sostegno nel coflitto in Iran. «Il vostro Paese non sta facendo bene.
Non dimenticate che ottenete una grande percentuale del vostro petrolio dallo Stretto di Hormuz e non c'eravate per aiutarmi», ha sottolineato The Donald.
Un momento di tensione di cui vorrebbe approfittare Milei che in un'intervista radiofonica ha affermato che le dichiarazioni di Trump rappresentano «un qualcosa di molto forte in relazione alla causa più importante e più sacra per gli argentini». Nel corso del suo intervento televisivo, il presidente argentino ha annunciato inoltre che procederà a «vietare di operare sul territorio argentino alle aziende direttamente o indirettamente coinvolte in progetti nelle Isole Malvinas senza autorizzazione argentina». Firmato anche un altro decreto con l’obiettivo di «ampliare» le risorse del ministero della Difesa, dando priorità alla costruzione di una «base navale integrata» che «ci trasformerà nel più importante polo logistico dell’Atlantico meridionale e sarà fondamentale per la proiezione geopolitica dell’Argentina», ha sostenuto il presidente argentino.
Crolla il prezzo delle azioni
Come riportato dal quotidiano inglese The Guardian, in seguito alle minacce argentine le aziende petrolifere inglesi presenti sul territorio delle Falkland crollano in borsa. La Rockhopper Exploration, società britannica attiva nell'esplorazione e nella produzione di petrolio e gas che nel 2010 ha scoperto significative riserve di petrolio nel giacimento di Sea Lion, ha registrato un crollo del 10%.
I giacimenti di Sea Lion si trovano a circa 220 chilometri a nord delle Isole Falkland. Rockhopper Exploration e la compagnia israeliana Navitas Petroleum prevedono di iniziare le trivellazioni nei prossimi mesi e di avviare l'estrazione di petrolio nel 2028.
I precedenti
Già lo scorso luglio il governo argentino aveva presentato una protesta formale contro il Regno Unito dopo aver notato la presenza delle imbarcazioni della Royal Navy nelle acque attorno all'arcipelago, stanziate da Londra per lo svolgimento di alcune attività di addestramento della marina.
Si trattò di una vicenda che assunse particolare visibilità anche (e soprattutto) in seguito alle tensioni politiche esplose durante la semifinale dei Mondiali 2026 fra Argentina e Inghilterra, quando alcuni giocatori argentini avevano sventolato uno striscione che rivendicava l'appartenenza argentina delle Isole Falkland. «I Mondiali potrebbero non essere nostri, ma le Isole Falkland lo sono sicuramente».

La storia dietro la contesa
Oggi le Isole Falkland hanno un governo autonomo ma si trovano sotto la sovranità del Regno Unito, da cui dipendono per la politica estera e la difesa. Nel corso dei secoli hanno sempre subito l'occupazione degli imperi coloniali spagnoli, francesi e inglesi che vi si sono stabiliti rendendole parte del loro territorio. L'Argentina subentrò nella disputa nel 1816, ereditando il controllo delle isole dopo l'indipendenza dalla Spagna. Nel 1833 il Regno Unito le occupò, rivendicandone il controllo con un'operazione militare che rese la sua presenza sull'isola sempre più stabile.
La situazione precipitò definitivamente nel 1982 quando l'Argentina ne rivendicò la giurisdizione, legittimata anche dalla vicinanza con i territori. Dopo una serie di provocazioni e crescenti tensioni, ad aprile iniziò la guerra delle Falkland: un pretesto del presidente argentino Leopoldo Galtieri che, nel tentativo di recuperare il consenso popolare compromesso dalla grave crisi, puntò sul patriottismo e sulla riconquista dell'arcipelago. La guerra durò 74 giorni, provocò 650 morti argenti e 255 britannici.
Il conflitto si concluse con l'assalto alla capitale Stanley da parte della marina inglese che segnò la vittoria del Regno Unito guidato da Margaret Thatcher, che utilizzò la guerra per rafforzare il proprio potere e la propria influenza in Parlamento. La resa argentina arrivò il 14 giugno del 1982.
Il referendum del 2013 rivelò che 98,8% degli abitanti delle Falkand votò per rimanere sotto il controllo britannico. Oggi sull'Isola vivono all'incira 3.500 persone, la maggior parte delle quali ha origini inglesi.
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