Fakir, oggi a Bologna il corteo. Assegnata la scorta al sindaco Lepore
Nel pomeriggio al Pilastro un corteo per ricordare il 42enne morto domenica scorsa durante un fermo di polizia: dopo gli scontri di lunedì attenzione massima delle forze dell’ordine, ma nessun allarme. Scontro sul video che mostra l’uomo dopo il decesso con una pozza di sangue sotto la testa
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"Attenzione massima" ma nessun allarme da parte delle forze dell'ordine per il corteo di oggi al Pilastro in ricordo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica scorsa durante un fermo di polizia. A una settimana dagli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine nel centro di Bologna, secondo quanto si apprende, non ci sono elementi che facciano ritenere concreto un rischio di particolari criticità o disordini. Intanto non si placano le polemiche dopo la diffusione di un nuovo video in cui si vede l’uomo dopo il decesso, supino, con la bocca spalancata e una pozza di sangue sotto la testa. E, secondo quanto riportano alcuni quotidiani, la Prefettura di Bologna ha deciso di assegnare la scorta al sindaco Matteo Lepore in seguito alle minacce comparse sui social nei giorni scorsi in seguito alla morte di Fakir.
Misure di sicurezza per il corteo
Per quanto riguarda il corteo, al momento non ci sarebbero segnali di attività o proteste particolari in preparazione da parte di antagonisti o attivisti dei centri sociali, molto presenti nel quartiere multietnico e popolare del Pilastro. Per il presidio dell'ordine pubblico sarà comunque schierato un numero congruo di agenti, soprattutto dopo i disordini andati in scena lunedì scorso nel centro di Bologna, dove un gruppo di manifestanti, tra cui antagonisti e appartenenti all'area dei collettivi e dei centri sociali, ha dato vita a una lunga guerriglia urbana, impegnando le forze dell'ordine per diverse ore e provocando ingenti danni tra vetrine, arredi urbani e mezzi, oltre al ferimento di 64 agenti. Oggi al Pilastro è previsto anche l'impiego della Digos e dei reparti mobili e, come di consueto, ci saranno anche rinforzi da fuori regione. Dalla questura, tuttavia, precisano che si tratta di una modalità operativa ordinaria e non legata a uno specifico allarme.
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Il video con la chiazza di sangue
"Prima di essere sbattuto per terra, il volto e la testa di Fakir erano integri", dice il legale dell'uomo, Fabio Anselmo, spiegando poi che non è in grado di interpretare la presenza del sangue "perché non faccio ricostruzioni medico-legali". "Si è ferito alla nuca strisciando per terra", replica l'avvocato dei poliziotti iscritti nel registro 45 bis per la morte del 42enne. A far discutere è il video, anche questo registrato dalla finestra di uno degli appartamenti di via Svevo, in cui vengono mostrate le fasi successive alla morte di Fakir. Una agente della scientifica si avvicina al corpo, ancora avvolto nel lenzuolo e con le caviglie legate - così come era stato durante il fermo - e lo scopre. Sotto la nuca è evidente una pozza di sangue che sembra partire proprio dal cranio. Ipotesi che ha acceso, inevitabilmente, un intenso botta e risposta tra la difesa di Fakir e quella degli agenti di polizia che hanno immobilizzato l'uomo domenica scorsa. "Come ci è finito tutto quel sangue nei polmoni? L'ha inalato perché l'hanno battuto. Non è sangue esterno. Cosa c'entra la cocaina? La cocaina non provoca tutto questo", afferma Fabio Anselmo. La chiazza di sangue, replica Gabriele Bordoni, arriva "dalla nuca", che la vittima si ferisce "strisciando per terra", mentre quelli sul volto sono i "rivoli scivolati in avanti quando era col viso all'ingiù". "C'è un'unica ferita che si provoca Fakir, mentre è trattenuto", spiega l'avvocato, ed è "alla nuca", quando morde la gamba dell'agente, "striscia per terra e si graffia. Poi con lo spray si ritrae velocemente e nel tirarsi indietro va nuovamente a ferirsi la nuca". Ricostruzioni che, evidentemente, finiranno al vaglio degli investigatori che stanno cercando di ricostruire con esattezza modalità e tempistiche di quanto accaduto nel pomeriggio di domenica scorsa.
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Zuppi: "Valutare errori è nell'interesse della polizia"
"Chi deve fronteggiare il complesso tema della sicurezza si trova spesso a farlo in condizioni difficili, imprevedibili, di grande tensione, che richiedono le indispensabili capacità dell'uso della forza ma anche e soprattutto il controllo di questa. La solidarietà verso le forze di polizia è piena ed è proprio nel loro interesse valutare i fatti e verificare se ci siano stati eventuali errori e responsabilità", ha detto oggi il cardinale presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, in una lunga intervista ad Avvenire parlando del caso Fakir. "A riguardo della vicenda bolognese ho apprezzato l'impegno del ministro Matteo Piantedosi: 'Non sarà un nuovo caso Cucchi', ha detto. Un impegno per la verità e la giustizia, per confermare la fiducia nelle istituzioni, antidoto alla rabbia e alla vendetta 'fai da te' - ha aggiunto Zuppi - Come peraltro ha chiesto con coraggio la nipote di Fakir. Chiedere giustizia, ovviamente, non vuol dire condanna - la presunzione di innocenza c'è fino a prova contraria per tutti - ma accertamento dei fatti e giudizio equo sulle responsabilità. E questo processo richiede tempo e studio". Per Zuppi "affrettare delle conclusioni in un senso o nell'altro, il processo alle intenzioni, è pericoloso per tutti ed enfatizza la già marcata polarizzazione che invece di aiutare la verità serve solo per affermare la propria. Le violenze sono sempre inaccettabili e da condannare senza nessuna ambiguità o falsa comprensione".