Fakir morto a Bologna, in 6 sotto inchiesta. Ma scatta lo scudo penale. Scontri al corteo

Due poliziotti del commissariato Bolognina e quattro sanitari (due volontari della Croce Rossa e due del 118): sono sei i nomi semplicemente "annotati", e non iscritti sul registro degli indagati, in base alle nuove norme sullo scudo penale, dalla procura di Bologna per la morte di Abderrahim Fakir. Al momento il reato ipotizzato è omicidio colposo. Ma la norma è controversa, visto che il codice di procedura penale, che prevede la partecipazione attraverso consulenti di parte di tutte le persone coinvolte agli atti irripetibili, prevede l'iscrizione delle persone coinvolte.

Il 42enne di origini marocchine ha smesso di respirare mentre gli agenti tentavano di ammanettarlo, momenti ripresi in un video agghiacciante di 5 minuti e 27 secondi: l'uomo chiede aiuto, gli agenti gli stanno addosso e i sanitari assistono alla scena senza intervenire. Ieri in piazza a Bologna sono scesi in migliaia. Sul palco, prima di prendere la parola, a fianco del sindaco Matteo Lepore, la sorella di Fakir è svenuta. Qualche ora dopo sono andati in scena gli scontri, i manifestanti hanno lanciato oggetti contro le forze dell'ordine che hanno usato idranti e lacrimogeni.

Le bodycam

Il procuratore Paolo Guido sta visionando adesso gli altri video e ascoltando i testimoni, per stabilire cosa sia accaduto nelle fasi precedenti alla morte di Fakir. In base a quanto risulterebbe dalle riprese delle bodycam (quella del capopattuglia era privata e non fornita dalla questura), prima dell'intervento fisico dei poliziotti l'uomo aveva preso a calci le serrande dei garage e bloccato un'auto, saltando sopra il cofano e insultando il conducente. A quel punto, spiega la procura, gli agenti sarebbero intervenuti con una manovra "standard" di contenimento.

La procura prenderà in esame anche le linee guida trasmesse lo scorso 11 maggio dall'ufficio relazioni sindacali del Dipartimento pubblica sicurezza del Viminale sulle modalità di intervento, che prevedono proprio la possibilità di "ottenere l'ausilio di sanitari e limitare il controllo fisico del soggetto al momento dell'arresto, per breve durata e soltanto in funzione del rapido ammanettamento". Nel documento si sottolinea che "il contenimento fisico dovrà essere limitato al tempo necessario e mantenuto per il minor tempo possibile". E ancora: "Qualora il soggetto interessato mostri segni di malessere, la presa dovrà essere allentata immediatamente, posizionandolo su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare regolarmente". Il Viminale raccomanda anche: "Non va prolungata la posizione di decubito prono e la compressione del torace per i rischi al sistema cardiaco e respiratorio: il fermato, una volta messo in sicurezza, dovrà essere posto in posizione di decubito laterale nell'attesa dei sanitari".

Lo scudo

Oggi la procura incaricherà un pool di medici legali di eseguire l'autopsia. Il nuovo testo, che prevede la non iscrizione di agenti e sanitari sul registro degli indagati, ma solo l'annotazione in un apposito registro, è comunque controverso. La partecipazione agli esami irripetibili è infatti un atto a garanzia delle persone coinvolte e non è chiaro se l'autopsia venga ritenuta alla stregua di un incidente probatorio in vista del quale la legge prevede che "lo scudo" decada per consentire la nomina dei consulenti agli indagati.

È Gabriele Bordoni, avvocato dei due agenti, a sottolineare come sia indispensabile nominare un consulente: "È irrilevante che non siano iscritti, non è questo il punto. Il nodo riguarda il diritto di difesa e non l'iscrizione, che è solo un atto formale. Quindi non vedo per quale ragione le cose siano state complicate in questo modo". E il legale aggiunge: "Vedremo cosa sarà stabilito. Di fatto gli agenti non hanno impiegato il taser e nessuno tra quanti hanno ripreso la scena è intervenuto per bloccarli. Circostanze che fanno pensare alla regolarità dell'intervento".

La famiglia

"È iniziato il processo alla vittima con la diffusione di presunti precedenti, che esulano del tutto dagli accertamenti", accusa l'avvocato Fabio Anselmo, già legale delle famiglie Aldovrandi e Cucchi, rivolgendosi a Guido e chiedendogli che gli accertamenti non siano delegati alla polizia. Le notizie, sottolinea, sono state divulgate da alcuni sindacati di polizia "che a nessun titolo potevano averle".

Si è infatti saputo di un vecchissimo precedente per droga del 42enne, poi evaso dai domiciliari. Una lettera commovente è stata invece scritta da Barbara Spinelli, l'avvocato che assisteva Fakir: "Era una persona estremamente gentile, educata, rispettosa. Un lavoratore che si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti. Era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva in Italia fin da bambino. Una di quelle persone oggi sempre più rare". E aggiunge: "Aveva una paura immotivata di essere mandato via dall'Italia. Io cercavo di rassicurarlo: gli dicevo che era l'ultima persona che avrebbe dovuto avere paura".

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