Fabio Fognini: “Sinner e Alcaraz due fenomeni, gli altri distanziati. Musetti può crescere tantissimo”

Fabio Fognini si è raccontato a Gianni Valenti all’interno della prima giornata del Festival dello Sport di Trento 2026 organizzato dalla Gazzetta dello Sport. Occasione per l’ex tennista ligure di ripercorrere una carriera che lo ha visto issarsi al numero 9 del ranking nel 2019 – dopo il trionfo nel 1000 di Montecarlo, “Il mio torneo perfetto, cominciato male e finito in trionfo” -, attraverso gli avversari affrontati, lo storico battibecco con l’arbitro Pascal, e quella ultima partita a Wimbledon.

L’incontro, tenutosi all‘Auditorium Santa Chiara, si è aperto con i grandi campioni affrontati da Fognini. “Nadal ti batteva ancora prima di scendere in campo, io ho avuto la fortuna di batterlo più volte (ride) e vale come una medaglia. Ma la mia bestia nera era Ferrer, con lui non ho mai vinto”. Passando poi ai fenomeni di oggi. “Ci sono due fenomeni, Sinner e Alcaraz, poi gli altri, distanziati. Di Jannik ammiro la dedizione, di Carlitos il talento. Il tennista che si può avvicinare di più a loro è Musetti, che può crescere tantissimo. Il suo problema? Ha tanto talento, e ogni tanto gli gioca contro. Il servizio migliore ce l’ha Zverev. Il diritto? Alcaraz e Sinner, ma anche Berrettini quando sta bene è un portento. Le volée più belle sono quelle di Alcaraz e Dimitrov”. 

Fognini: addio e risate

L’addio di Fognini al tennis non è stato pianificato, come le cose più belle: “Negli ultimi cinque anni della mia carriera ho avuto tanti infortuni, sono sceso nel ranking, ci sono state tante cose negative. Ero molto combattuto. Dopo la sconfitta contro Alcaraz a Wimbledon (quattro ore e mezza di delirio agonistico a 38 anni) mi sono preso una settimana, ero da solo a casa, ad Arma di Taggia. Ho pensato: questo è il momento giusto per smettere”.

Infine, c’è pure spazio per un siparietto con l’arbitro Pascal (protagonista di una celebre e calorosa protesta di Fognini a Wimbledon) intervenuto a margine dell’incontro: “Fabio, quella palla sul fondo a Wimbledon era fuori, te lo dico con tutta la sincerità del mondo. Tu eri un tennista molto carismatico, e avevi sangue caliente nelle vene. E oggi ti svelo un segreto: sei stato il mio tennista preferito”.