F1, Domenicali a Sky: 'Informazioni e rassicurazioni ci portano a confermare Qatar e Abu Dhabi'

Il Ceo e presidente della Formula 1 a Sky: "Con le informazioni e le rassicurazioni che abbiamo, resta questa la direzione che ci porta a confermare Qatar e Abu Dhabi come tappe conclusive di questo Mondiale". Ovviamente la situazione continua ad essere monitorata costantemente data la crisi internazionale con la guerra tra Iran e Usa che perdura da mesi

F1 IN MALESIA: LA DIRETTA DELLE QUALIFICHE

Dopo le ultime indicazioni sul calendario della MotoGP, arrivano anche in Formula 1 maggiori dettagli (certezze) sulle ultime due tappe in Qatar e Abu Dhabi. Con un occhio sempre alle delicate vicende internazionali in quella zona del pianeta - la guerra tra Iran e Usa che perdura da mesi -, indicazioni chiare sono arrivate a Sky direttamente dal presidente e Ceo della F1, Stefano Domenicali: le due tappe di Lusai e Yas Marina restarenno come eventi conclusivi del Mondiale 2026. "Il calendario l'abbiamo confermato - ha spiegato Domenicali a Mara Sangiorgio - quindi i Gran Premi che dovrebbero essere gli ultimi due sono quelli già in programma in Qatar e Abu Dhabi. Quindi questa è la direzione che abbiamo preso con le informazioni che abbiamo, con le assicurazioni che dobbiamo assolutamente avere. Questa è la strategia che dovremo applicare fino alla fine dell'anno". Calendario confermato, dunque, con Imola che resta a disposizione se la situazione dovesse evolve in modo negativo.

Qui l'intervista integrale:

Siamo in Malesia, ma stiamo vivendo al 100% il Gran Premio del Bahrain. All'inizio, quando ne abbiamo sentito parlare, sembrava un'idea fantasiosa, no? Eppure sono riusciti a metterla in pratica, grazie anche alla stretta collaborazione tra i due Paesi.
"Innanzitutto è un evento sicuramente particolare, ma la cosa bella è che sembra davvero di essere in Bahrain. Tutte le strutture ne trasmettono l'atmosfera. Cerchiamo di comunicarla nella maniera giusta, però è chiaro che senza la collaborazione delle autorità malesi sarebbe stato difficile. Vanno fatti i complimenti al Crown Prince: quando a luglio ne abbiamo parlato insieme, quest'idea sembrava un po' strana e fantasiosa, ma siamo riusciti a portarla a termine. Ci sono più di 1.000 persone del Bahrain che stanno lavorando qui per far sì che questo evento sia ciò che stiamo vivendo. Il fatto di aver visto che già venerdì c'erano più persone sulle tribune rispetto all'ultima gara del 2017 dimostra che, anche se la Formula 1 manca da tanto tempo dalla Malesia, la passione si respira ancora. È un bellissimo segnale. Del resto si vedeva già da quanta gente c'era in Pit Lane giovedì".

Lodevole anche lo sforzo organizzativo, Stefano, perché si è dovuto fare tutto in frettissima, in due mesi o due mesi e mezzo. È una Formula 1 che, ancora una volta a testa alta, riesce a dare risposte e ad affrontare problematiche a volte più grandi di lei?

"Credo di sì. La flessibilità che stiamo dimostrando in un contesto operativo di queste dimensioni — che nessun altro sport saprebbe gestire — dimostra quanto siamo in grado di reagire e di pianificare al meglio le cose. Questo ci tiene concentrati sul fatto di dover mantenere sempre questo approccio. La bellezza di vedere tutti i nostri interlocutori ragionare alla stessa maniera per far sì che eventi così complessi possano essere realizzati dimostra una maturità del nostro sistema senza precedenti, di cui siamo ovviamente orgogliosi. Ma questo non cambia il nostro modo di lavorare".

La domanda conseguente è un'altra: abbiamo saputo che la MotoGP ha con tutta probabilità intenzione di correre in Qatar l'8 novembre. Essendo parte della stessa famiglia, ti chiedo se puoi confermarci che anche la Formula 1 terrà fede al calendario originario.

"Sì, come abbiamo già detto, il calendario è confermato: gli ultimi due Gran Premi saranno quelli in Qatar e ad Abu Dhabi. Questa è la direzione che abbiamo preso sulla base delle informazioni e delle rassicurazioni che abbiamo — e che dobbiamo assolutamente avere, ci mancherebbe altro. È la strategia che applicheremo fino alla fine dell'anno".

Restando sulla pista, so che ne parli volentieri perché la Ferrari ti è rimasta nel cuore. In questi giorni abbiamo incontrato Benedetto Vigna; è un momento di nuovo delicato per Frédéric Vasseur. Tu che sei stato in quel ruolo e in quella squadra, quanto è normale doversi abituare a lavorare con tutto quel rumore di sottofondo?

"Quando lavori in Ferrari il rumore fa parte dell'ecosistema in cui ti devi abituare a vivere e a convivere. Le pressioni sono tante, e chi non le ha vissute o non conosce davvero bene la relazione tra l'essere Ferrari e l'ambiente circostante non può capirlo: lo scopri solo quando ci sei dentro. È del tutto normale. Uno può dire se sia giusto o sbagliato, ma è irrilevante: se non sei forte con te stesso è inutile fare questo mestiere. In certi momenti della stagione o in periodi particolari ci sono questi segnali che spesso vengono amplificati, ma non ti devono distogliere dall'obiettivo principale. Se sei il capo di quella squadra, il tuo ruolo è mantenere chiaro il traguardo da raggiungere, tenere sotto controllo l'organizzazione e gestire le giuste relazioni con i piloti. Ho letto anch'io le dichiarazioni di questi giorni e mi sembrano assolutamente normali e corrette. Dobbiamo lasciar lavorare Fred e la squadra nella maniera migliore per portare a casa un risultato sportivo importante non solo per la Ferrari, ma per tutta la Formula 1".

So che non ami metterti in mostra, ma volevamo farti i complimenti per il riconoscimento che hai ricevuto la settimana scorsa a New York, il Global Citizen Award dell'Atlantic Council. Senti l'impronta che stai lasciando nel mondo con il tuo lavoro?

"Così mi metti in difficoltà... È stata una bella settimana ed è stato un evento molto importante di fronte ai leader mondiali. Non voglio però personalizzare la cosa: rappresento un mondo che non è più solo sport, ma che ha un impatto sociale rilevante. Questo è il messaggio principale che mi porto a casa da un'esperienza bellissima, un principio che deve continuare a guidarci affinché il nostro sport abbia una dimensione sempre più ampia rispetto al passato".

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