Ex Ilva, sollievo per l’indotto: c’è una schiarita sui pagamenti
Non hanno risolto i loro problemi, ma quanto meno stanno meno in tensione rispetto a due giorni fa. Alle associazioni imprenditoriali Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi, rappresentative dell’indotto-appalto che lavora con il siderurgico, il Governo ha confermato – si veda Quotidiano di ieri – che l’ultimo decreto sull’ex Ilva, convertito in legge con il voto finale del Senato, non metterà in discussione il pagamento delle fatture delle imprese. I 100 milioni stanziati serviranno anche a questo. I punti del decreto che allarmavano le imprese erano due. Laddove si dice che «alla restituzione del finanziamento» – i 100 milioni – «Acciaierie d’Italia provvede entro 6 mesi dalla data di scadenza del contratto di affitto stipulato con Ilva o, se più breve, entro 6 mesi dalla vendita dei compendi aziendali» e che «alla restituzione dei finanziamenti pubblici concessi, gli organi commissariali del gruppo Ilva e del gruppo Acciaierie d’Italia provvedono in prededuzione con priorità rispetto a tutti gli altri crediti».
«Il decreto legge che ha confermato l'erogazione di 100 milioni di euro all'ex Ilva non bloccherà i pagamenti alle aziende dell'indotto», dichiara Fabio Greco, presidente Confapi Taranto, affermando che «è quanto emerge dalle rassicurazioni fatte dal Governo per fugare i timori manifestati dalle numerose imprese che vantano crediti per le attività svolte a favore dello stabilimento siderurgico. Apprezziamo i chiarimenti forniti dal Governo sui pagamenti alle imprese dell'indotto – dichiara Greco –. Era importante poter avere delle delucidazioni su una questione che rischiava di render ancor più tesa la difficile situazione che si sta vivendo. Le aziende si rendono da subito disponibili a incontrare i commissari per definire non solo ogni passaggio che riguarda l'aspetto relativo al soddisfacimento dei crediti, ma anche per capire, dopo le prossime decisioni dei giudici, come comportarsi in caso o di prosecuzione delle manutenzioni degli impianti o della loro messa in sicurezza».
«Pare che si stia ragionando su una nuova norma che superi, o quantomeno chiarisca bene, quella approvata con il decreto – spiega Nicola Convertino, presidente di Aigi –. In un primo momento si è parlato di una circolare esplicativa, ma questa ai commissari può anche non servire poiché c’è una legge. Non è che con una nota di esplicazione si può superare una legge. Riportato quindi il problema, pare che il tiro sia stato aggiustato e si stia lavorando su una nuova norma. Una norma o un decreto che superi quello approvato. È chiaro che poi anche questo deve essere convertito in legge, ma intanto entra subito in vigore. Ce lo aspettiamo in queste ore. Anche perché, se così non fosse, le imprese vanno in sofferenza con i pagamenti. Invece noi dobbiamo subito mettere la struttura dei commissari di Acciaierie nelle condizioni di pagare le imprese terze. D’altra parte, nell’incontro del 16 settembre a Palazzo Chigi – prosegue Convertino – il Governo ha detto che si sta lavorando per l’indotto-appalto sia per la cassa integrazione in deroga per i lavoratori, che per i pagamenti alle imprese. Ora sarebbe un controsenso dire ad AdI che ti erogo 100 milioni ma mettili da parte perché poi me li devi restituire».
Sembra quindi esserci una schiarita su questo fronte, come peraltro ha anticipato l’altro ieri a Quotidiano Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto. «Come Confindustria Taranto stiamo avendo una costante interlocuzione con i ministeri e con Palazzo Chigi – ha dichiarato Toma –. Ci è stato assicurato che si sta lavorando per risolvere, fare chiarezza e dare una interpretazione definitiva del decreto. Non è intenzione del Governo complicare la situazione e accentuare le difficoltà delle imprese terze».
Ma se per le imprese le cose sembra che possano andare meglio per i pagamenti, non così per il lavoro e i lavoratori. «Due aziende che nell’area a caldo del siderurgico effettuano manutenzioni – afferma Mimmo Amatomaggi della Uilm –, hanno detto che sono state chiamate da AdI per sospendere alcune attività in corso. Questo ci preoccupa poiché impatta su parte dei lavoratori. Le aziende in questo frangente non sanno che fare. Potrebbero magari accedere alla cassa integrazione ordinaria, ma questa presuppone che ci sia in prospettiva una ripresa. E qui non si vede. Così come ancora non c’è la cassa in deroga annunciata dal Governo per l’indotto».
Infine, al nuovo dl sull’ex Ilva (quello sulle garanzie finanziarie per le discariche della fabbrica), il M5S, annuncia il senatore Mario Turco, ha presentato degli emendamenti. Si chiedono «incentivi all’esodo fino ad almeno 150 mila euro per lavoratore, proroga delle integrazioni al reddito e della Naspi per i lavoratori dell’indotto, sostegno alle imprese appaltatrici e un fondo da 10 milioni per riqualificare e ricollocare i lavoratori nelle bonifiche, nei nuovi insediamenti produttivi e nei lavori di pubblica utilità. Inoltre, per chi è stato esposto all’amianto, chiediamo il riconoscimento delle maggiorazioni contributive e dei relativi benefici previdenziali».