Europei di Atletica 2026, trionfo azzurro: Gen Z e seconde generazioni salvano lo sport italiano
C'è stata un'epoca, nemmeno così distante, in cui sembrava che l'Italia fosse il Paese del calcio per eccellenza, insieme al Brasile. Poi però qualcosa è cambiato, e ce lo raccontano molto bene i deludenti risultati della nostra Nazionale, che da ben 12 anni non riesce nemmeno a qualificarsi per i Mondiali.
Ed è in questo rinnovato scenario che si sta facendo sempre più spazio l'ipotesi che, in realtà, siano altri gli sport destinati a dominare i medaglieri nei prossimi anni, spinti dall'impegno e dal talento della Gen Z e delle seconde generazioni. Gli ultimi traguardi degli Europei di Nuoto e, soprattutto, degli Europei di Atletica 2026 in questo senso parlano molto chiaro.
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La riscoperta pop dell'atletica leggera
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Relegata per anni alle ultime pagine dei giornali sportivi, l'atletica sta vivendo un'età dell'oro pazzesca, iniziata forse già nel 2021 con i traguardi incredibili (ancora abbiamo i brividi) di Marcell Jacobs e della sua staffetta (Lorenzo Patta, Fausto Desalu e Filippo Tortu) e di Gianmarco Tamberi.
Ormai non si parla più di una disciplina da rispolverare distrattamente ogni quattro anni soltanto in occasione dei Giochi Olimpici, quanto piuttosto di un fenomeno di culto, magnetico, estetico e profondamente contemporaneo.
A certificarlo ci hanno pensato proprio gli ultimi Europei di Atletica 2026 che si sono da poco conclusi a Birmingham. L'Italia al top del medagliere racconta la storia di un Paese che non ha lasciato briciole agli avversari, capace di collezionare momenti iconici uno via l'altro e di tenere incollati allo schermo migliaia di giovanissimi. Basti pensare all'ennesima prova di forza e grazia di Larissa Iapichino - atleta figlia d'arte di Fiona May e di Gianni Iapichino, classe 2002 - che ha chiuso in bellezza con un oro nel salto in lungo dalla naturalezza disarmante.
Guardando atlete come Larissa viene spontaneo riflettere sul concetto di “eredità”, ma senza cadere nell'errore della solita retorica. Esiste una linea sottile, un vero e proprio passaggio di testimone genetico e culturale, che lega le leggende dello sport del passato a questa nuova leva di campioni. La differenza sostanziale sta però nel modo di viverlo: zero sovrastrutture, zero narrazioni epiche artificiali, autenticità al 100%.
Un'Italia plurale che mette a tacere chi ancora vive nel passato
C'è in realtà un elemento ancora più profondo da sottolineare: questo team di atleti straordinari che sta riscrivendo la storia dello sport italiano, è la fotografia esatta e più bella del Paese reale. Un'Italia che è già plurale, aperta, ricca di sfumature, sfaccettature e background differenti. Le seconde generazioni non sono più "il futuro" di cui si parla nei dibattiti astratti: sono il presente concreto, potente e vincente che ci rappresenta nel mondo.
Birmingham ci ha raccontato anche il trionfo di personaggi del calibro di Andy Díaz Hernández (oro nel salto triplo) o Mohamed Soudassi (oro staffetta 4x400m maschile), ragazzi che con la loro dedizione stanno smontando in silenzio, gara dopo gara e medaglia dopo medaglia, ogni pregiudizio. Se ci pensate, è una questione di prospettiva. Mentre il vecchio racconto sportivo fatica a trovare nuove risposte, la pista ha già smesso di farsi domande e ha iniziato a correre. E no, non è una questione di nostalgia: è semplicemente il presente che ha finalmente trovato la sua velocità.