Euro 32, in corsa 13 città, ci sono Napoli e Salerno: «A ottobre la decisione»

Prima tappa superata per Napoli e lo stadio Diego Armando Maradona: la Figc ha spedito alla Uefa l’elenco degli stadi e delle città per Euro 2032. E Napoli c’è insieme a tutte le altre candidate, la Figc ha rimesso in questa fase tutto nella mani della Uefa. Sarà l’organismo guidato da Ceferin ad avere l’onere dei primi tagli visto che i posti a disposizione sono solo 5. Le 13 sorelle - Napoli, Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona - dunque sono ancora lì tutte insieme appassionatamente. Sono stati esclusi invece due stadi, ne restano quindi 14. «La Capitale concorre con l’Olimpico e il progetto del nuovo stadio di Pietralata; Napoli con il Maradona» si legge nel comunicato firmato dal presidente Giovanni Malagò. Cosa significa? Respinte le proposte progettuali di patron Aurelio De Laurentiis per lo stadio nuovo che intende costruire sull’area ex Q8 a San Giovanni a Teduccio. E quella del presidente della Lazio Claudio Lotito per il Flaminio. Respinte per Euro 2032, ma non bocciate definitivamente perché Malagò tiene ancora aperto il paracadute della Federazione: «La Figc proseguirà il confronto con tutte le amministrazioni e i soggetti coinvolti - non solo quelli scelti per Euro 2032 - al fine di sostenere i programmi di sviluppo e di ammodernamento delle infrastrutture calcistiche».

Meglio chiarire subito che quella di ieri è solo una tappa, per quanto importante, per completare il percorso della candidatura. Cosa deve fare adesso la Uefa? Dovrà dare il parere di conformità ai dossier, cioè verificare se i progetti presentati sono pienamente dentro i parametri europei. Si presume, o sperano in Figc, che a Roma ne verranno inviati meno di 13 e che non tutti supereranno l’esame. La realtà è che tra la Uefa e la Figc c’è un duello politico: a nessun fa piacere tagliare città ed eventuali elettori e nemmeno farsi nemici, si spiega anche così la promozione in massa di tutte e 13 sorelle. Ma comunque la si veda la scelta finale sarà della Figc. «La Uefa - si legge ancora nel comunicato della Figc - svolgerà le necessarie verifiche di conformità, che riguardano 11 aree tematiche, tra cui la compatibilità infrastrutturale e 120 requisiti operativi a esempio, i servizi per i tifosi, l’accessibilità, la sostenibilità, i servizi per i media ed i broadcaster, la sicurezza e l’ospitalità». Solo successivamente, la Federazione procederà all’indicazione delle cinque sedi ospitanti. I nodi presumibilmente si sceglieranno in tempi non lunghissimi magari entro ottobre. Ma ci potrebbero essere sorprese. Come ha rivelato il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi a Il Mattino nel corso di una sua intervista sulle preregate della Coppa America: «Un Europeo senza Napoli sarebbe una contraddizione, ma c’è una competizione e ci sono anche altre città che hanno lo stesso obiettivo. Napoli - racconta il ministro - ha tutte le caratteristiche per candidarsi. Anche un avvenimento come l’America’s Cup può contribuire a far comprendere quanto sia importante che Napoli rientri nel portafoglio dei grandi eventi. Mi auguro che il nucleo delle città ospitanti possa arrivare a sei stadi: è un auspicio personale perché la valutazione finale spetta all’Uefa».

La raccomandazione 

Napoli comunque è tra le città favorite e lo si può affermare senza tema di smentita. Dalla Uefa arrivano complimenti al progetto del Comune, e anche alla Regione, guidata da Roberto Fico. Dei 203 milioni che serviranno per fare il restyling della struttura di Fuorigrotta 150 arrivano dall’ente di Santa Lucia. Quella di Napoli - e del Maradona - sembrava la candidatura-Cenerentola dell’Italia. Invece, proprio il progetto in house, cioè tutto pubblico, è diventato il suo punto di forza. Un progetto fatto dal Comune guidato dal sindaco Gaetano Manfredi e redatto dall’assessore alle Infrastrutture Edoardo Cosenza, con una squadra di tecnici guidata dal direttore generale Pasquale Granata. Dalla Uefa trapelano complimenti sinceri: per la qualità del progetto che soddisfa molti dei 120 requisiti operativi richiesta dalla Uefa: l’accessibilità, il Maradona è collegato con 4 linee metropolitane quindi non ci si arriva solo in auto, la sostenibilità economico e finanziaria, la sicurezza e l’ospitalità come abbiamo visto con le preregate dell’America’s Cup. L’unica raccomandazione-preoccupazione, ma non vale solo per Napoli, è che i tempi delle gare e l’inizio dei lavori dovranno essere rispettati al minuto. Progetto interamente pubblico, ma che non esclude i privati, ci sono 4 anni di tempo per intervenire. «Come accaduto per altri impianti - ragionano in Municipio - si spera sempre in un intervento della Ssc Napoli». Non l’unica opzione le porte sono aperte a tutti i privati sia per la gestione futura del Maradona, la convenzione con la Ssc Napoli scade il 2028, che per ulteriori interventi. «Non c’è preclusione per nessuno» spiegano da Palazzo San Giacomo».