Esecuzione in diretta negli Usa, Trump: l’ho autorizzata

Roma, 10 ott. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump ha confermato di aver personalmente approvato la trasmissione in diretta dell’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito americano condannato a morte per la strage compiuta nel 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas. Lo riferisce oggi il Washington Post.

L’esecuzione mediante fucilazione, prevista per il 3 dicembre, sarebbe la prima nella storia delle forze armate statunitensi a essere trasmessa in diretta su Internet. La decisione, annunciata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha suscitato forti critiche anche all’interno del Partito repubblicano, oltre alla condanna delle Nazioni unite, di Amnesty International e della Conferenza episcopale statunitense.

Interrogato ieri dai giornalisti mentre lasciava la Casa Bianca, Trump ha inizialmente affermato di dover ancora prendere una decisione sulla diffusione delle immagini dell’esecuzione. “Prenderò una decisione al riguardo, ma sarà ucciso. Sarà fucilato. Non mi interessa davvero come morirà, purché muoia. E penso che la pena di morte sia un modo assolutamente appropriato di procedere nel suo caso”, ha dichiarato. Alla successiva domanda se avesse personalmente autorizzato la diretta, il presidente ha tuttavia risposto: “Assolutamente sì”. Trump non ha chiarito se intenda assistere alla trasmissione.

Secondo il Washington Post, il vicepresidente JD Vance ha invece espresso perplessità sulla decisione del Pentagono. Pur ribadendo che Hasan ha “brutalmente assassinato” persone innocenti, Vance ha dichiarato: “Se alla fine sarà trasmessa in diretta, io non la guarderò”. Il vicepresidente, cattolico e sostenitore della pena capitale, ha inoltre messo in dubbio che la trasmissione venga effettivamente realizzata: “Non so se questo accadrà davvero. Vedremo”. Le critiche sono arrivate anche da diversi esponenti repubblicani. Il senatore Thom Tillis, pur sostenendo la condanna a morte di Hasan, ha definito la trasmissione pubblica dell’esecuzione “più che disgustosa”. “Le esecuzioni pubbliche sono ciò che fanno le dittature oppressive come l’Iran e l’Afghanistan. Non dovrebbe accadere in America”, ha scritto sui social. La senatrice Lisa Murkowski ha avvertito che la pubblicizzazione dell’esecuzione rischierebbe di offrire al condannato “il martirio che cerca”, mentre altri parlamentari repubblicani hanno invitato Hegseth a riconsiderare la decisione.

La Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati uniti ha denunciato quella che ha definito “una promozione barbara della cultura della morte”. Anche le Nazioni unite e Amnesty International hanno condannato il progetto di trasmissione in diretta, denunciando un ulteriore aggravamento della crudeltà della pena capitale.

La controversia investe inoltre le piattaforme digitali e le emittenti televisive. Il presidente della Federal Communications Commission, Brendan Carr, ha dichiarato che la questione della trasmissione via Internet non rientra nelle competenze dell’autorità federale e che spetterà al Pentagono decidere come procedere. Meta vieta dal 2019 la trasmissione in diretta delle esecuzioni capitali su Facebook e Instagram, mentre le regole di TikTok proibiscono la diffusione di immagini che mostrino il momento della morte di una persona.

Secondo il Death Penalty Information Center, quella di Hasan sarebbe la prima esecuzione militare statunitense dal 1961. L’ultima fucilazione effettuata dalle forze armate americane risale invece al 9 novembre 1945. La diffusione pubblica delle immagini solleva anche preoccupazioni per il possibile utilizzo propagandistico da parte di organizzazioni estremiste, considerando che Hasan è considerato una figura di riferimento da alcune reti jihadiste.