"Era sera, abbiamo visto due lupi nella parte bassa della montagna.
VISSO (Macerata). Un video "sgranato", l'inquadratura da lontano, due puntini che si muovono tra i prati.
Ma dentro la testimonianza dei gestori dell'Azienda agricola "La Sopravvissana", nei Monti Sibillini, c'è soprattutto grande emozione.
"Qualche giorno fa abbiamo avuto un incontro un po' particolare, in serata, mentre tornavamo allo stazzo dal recinto di pascolo giornaliero - raccontano -. Due lupi hanno attraversato la parte bassa della montagna dove passiamo, sul Monte Careschio, per andare nei fossi proprio sotto strada. Quelli che conducono, più o meno, nella direzione bassa del nostro stazzo".
Per gli allevatori però, a differenza di quanto spesso emerge, vedere dei lupi nei dintorni della propria attività non rappresenta un problema, anzi, l'incontro è carico di significati profondi: "È stato un incontro, come sempre, un po' mistico, perché quando ti trovi il lupo davanti accade all'improvviso e accade proprio quando hai la guardia abbassata, sempre. Io non so se sia perché questi animali, così intelligenti e così evoluti grazie a Madre Natura, ci osservino quotidianamente e cerchino quindi di individuare una falla nel sistema, ma in questo caso sicuramente noi non eravamo il loro obiettivo. Semplicemente perché avrebbero agito in maniera completamente differente!".
"Il maschio - spiegano - è passato prima della femmina, molto più grosso, e ha attraversato proprio la parte della montagnetta, della valletta, dirigendosi direttamente verso il fossato. La femmina, invece, è stata costretta a tornare indietro. È lei quella che si vede nel video: il maschio era molto più grosso e più rossiccio, mentre lei era più scura, più piccolina e minuta".
Quindi la riflessione finale: "Sono quegli incontri che ti fanno ragionare sul fatto che non sei mai solo in montagna - mai! - perché anche quando pensi di conoscere ogni sentiero, ogni cespuglio e ogni angolo della montagna, c'è sempre qualcuno che vive lì con te e che magari ti sta osservando senza che tu nemmeno te ne accorga".
"Ecco però che vorrei tranquillizzare un po' tutti, perché questi sono incontri del tutto naturali: d'altronde, se il lupo non sta in montagna, dove dovrebbe stare? Soprattutto in un'area protetta, dove la sua presenza fa parte di quell'equilibrio naturale che abbiamo scelto di tutelare. Ci ricorda che quella rivalità, atavica, tra pastori e lupi esiste praticamente dalla notte dei tempi, ma ci ricorda anche che la montagna non è fatta soltanto per noi e che imparare a viverci significa necessariamente imparare a convivere con ciò che la montagna ospita. E proprio qui arriva una considerazione che per noi è diventata quasi un mantra: non è mai il lupo a quattro zampe quello più pericoloso, ma quello a due. Non senza rammarico, ma ormai per noi è una consapevolezza acquisita, perché abbiamo imparato a ridimensionare un po' tutto - e soprattutto abbiamo imparato a concentrarci sulla nostra realtà, sulle nostre responsabilità e sulle nostre scelte, senza pretendere che siano necessariamente quelle degli altri".
"Siamo perfettamente consapevoli - si legge - che tante aziende agricole non la pensano come noi e siamo altrettanto consapevoli che esistono tipologie di allevamento e specie allevate che, per le loro caratteristiche e per le loro vicissitudini, fanno molta più fatica a trovare una quadra con la presenza dei grandi carnivori e che possono subire perdite anche pesanti. Per buona parte questa cosa ci dispiace naturalmente, ma d'altra parte, ci soffermiamo a ragionare anche sulle "consistenze aziendali", sulle dimensioni di questi allevamenti e sulle strategie che ogni azienda decide individualmente di adottare".
"Avere molti più animali su una superficie molto più ampia significa percepire di conseguenza molti più contributi, ma implica indirettamente la necessità di rinunciare a qualcosa, e soprattutto di assumersi determinate responsabilità - tra cui quella di studiare e mettere in campo una misura di protezione adeguata a proteggere il proprio bestiame, o di lasciare tutto allo stato brado ed accontentarsi di quel che rimane a fine stagione. Fa parte, piaccia o non piaccia, del famoso 'rischio di impresa'. Noi che prendiamo pochissimo come domanda, proprio perché siamo 'piccoli', abbiamo pochi animali e poca superficie nel famigerato fascicolo aziendale, siamo riusciti a trovare una nostra quadra per proteggere i nostri animali in maniera abbastanza efficace. Non senza (tra virgolette!) 'controindicazioni', perché i cani che utilizziamo sono cani di un certo tipo - in zona li abbiamo soltanto noi e ci tengo a precisarlo! - e questo implica non soltanto dei costi di gestione, ma anche una conduzione molto più curata, attenta e responsabile. Sono cani di un certo livello e quindi anche di una certa tempra, animali che richiedono conoscenza, esperienza e attenzione quotidiana, perché la loro gestione non può essere improvvisata. Ma è una scelta che abbiamo fatto, della quale ci assumiamo pienamente la responsabilità".
"Per questo, comprendiamo infine che 'ognuno debba guardare il proprio', e questo è esattamente quello che ci siamo riproposti di fare da quest'anno, dopo essere stati per anni ad ascoltare le problematiche di tutti. Ognuno vive la propria realtà, ognuno percepisce i propri contributi PAC, ognuno fa le proprie strategie, i propri accordi con i ricchi transumanti, ognuno fa le proprie bizzarre società e ognuno fa le proprie considerazioni. Noi abbiamo fatto le nostre. Abbiamo scelto di investire nella protezione dei nostri animali con tanto lavoro in più, di studiare il territorio in cui lavoriamo e di trovare un equilibrio che, fino a questo momento, ci ha permesso di convivere con la presenza del lupo senza trasformare ogni incontro in una guerra. E, non in ultimo, di puntare sulla produttività dell'azienda più che sull'assistenzialismo dei fondi Comunitari".
"Perché forse è proprio questo il punto - conclude la riflessione -: convivere non significa amare tutto ciò che ci circonda, né significa ignorare o sminuire i problemi, ma vuol dire trovare un modo per stare dentro una realtà che non possiamo pretendere di modellare e plasmare interamente secondo le nostre esigenze. La montagna non è nostra e non appartiene soltanto all'allevatore, al turista, al lupo o al bestiame. È un sistema complesso nel quale ognuno occupa il proprio spazio e nel quale, se vogliamo continuare a viverci e a lavorarci, dobbiamo imparare a fare i conti con quello che c'è. Quindi buon passeggio, lupi, buona cena e non vi preoccupate: qualora vi sia venuto pensato di tentare un fuoriprogramma, Caino e Oronzo (i cani dell'azienda agricola, ndr) vi faranno cambiare idea sul menù, come sempre!".