Emma Bonino, morta a 78 anni la storica leader radicale. La malattia degli ultimi anni e una vita di battaglie per i diritti
Minuta ma grandissima, uno scricciolo a contenere un gigante. Femminista e radicale, europeista convinta. E battagliera fino all’ultimo giorno di una vita intensa, presa a morsi. Emma Bonino sì è spenta a 78 anni dopo aver combattuto senza concedersi un attimo di requie, una radicale “mai stanca di guerra”, parafrasando Jorge Amado. Chi non la ricorda in piazza a sventolare cartelli e scandire slogan a perdifiato per chiedere aborto e divorzio? Lo sguardo fiero, mai domo. Aveva combattuto a muso duro, Emma, anche il cancro che l’aveva colpita 10 anni fa. Un tumore ai polmoni, aggressivo, cattivissimo, la dote amara lasciatale da un vizio che aveva accompagnato i suoi giorni: le sigarette, pacchetti e pacchetti condivisi con Marco Pannella, stroncato nel 2016, ironia della sorte, dalla stessa malattia. Nuvole di fumo in stanze che assomigliavano a ciminiere, una bionda dietro l’altra ad argomentare discussioni e dibattiti che hanno plasmato un Paese intero, in barba a un peso elettorale che non ha mai fatto la differenza. Ma che in fin dai conti ha fatto molto di più: ha cambiato gli italiani nel profondo.
LA PROMESSA
Lo aveva promesso anche a Umberto Veronesi, Emma, che col vizio avrebbe smesso ora che la malattia le aveva tolto il fiato, rallentato l’incedere sicuro e fiero. Poi i due erano scesi a compromesso: 10 sigarette al giorno, non una di più. Nel 2023 Bonino aveva dichiarato di aver vinto l’ennesima battaglia, la più ardua: «Sono guarita, io non sono la malattia che mi ha colpito». Ma un anno dopo il nemico era tornato a bussare più forte, a chiedere conto. La leader radicale viene ricoverata a seguito di una grave crisi respiratoria. Quando lascia l’ospedale, nel novembre di un anno fa, Papa Bergoglio si presenta alla sua porta.
Una visita inattesa e graditissima, che sembra quasi restituire l’onore delle armi a una donna che ha combattuto battaglie anche invise alla Chiesa, ma portate avanti sempre con parole alte, adamantine, e estrema dignità. L’impegno per l’aborto e il divorzio, si diceva, ma anche per la liberalizzazione delle droghe e dell’eutanasia.
IL LIBERO ARBITRIO
Battaglie portate avanti con una coerenza incrollabile, che le è valsa il rispetto persino degli ambienti più conservatori, clericali e intransigenti. «Mia madre, che è cattolica, mi ha insegnato il libero arbitrio», amava ripetere. Ed Emma, che era dura e fruttuosa come la terra di Bra, nel cuneese, che i suoi lavoravano prima di darsi al commercio di legnami, non aveva mai smesso di pensare con la sua testa. Come quando si era iscritta al Partito radicale, nel 1975 - dopo una laurea all’Università Bocconi con una tesi su Malcom X - dando voce e gambe alle campagne per la liberalizzazione dell'aborto e contro il nucleare, col pallino della propaganda referendaria e della disobbedienza civile. Poi le iniziative per la liberalizzazione delle droghe leggere e la distribuzione controllata di eroina, mentre, sul piano internazionale, si impegnava nella difesa dei diritti civili e politici, per l'abolizione della pena di morte e contro la fame nel mondo, nonché nelle campagne anti-mine, che l’hanno vista testimonial negli scenari più infami del pianeta.
IL PRIMO SEGGIO
Conquista il suo primo seggio a Montecitorio nel 1976. Nel gennaio 1987 manifesta a Varsavia contro la dittatura comunista del generale Wojciech Jaruzelski e in favore di Solidarność. Viene arrestata ed espulsa dalla Polonia. Tre anni dopo viene fermata a New York mentre distribuisce siringhe sterili per denunciare la legge degli Usa che ne richiede la prescrizione medica per la vendita. Nata sotto il segno dei pesci, sembra non conoscere la paura, Emma, non temere mai nulla. Viene eletta presidente del Partito radicale dal 1991 al 1993, poi segretario l’anno successivo. Con Pannella sono alti e bassi, liti e riavvicinamenti tra una bionda e l’altra. Quando il leader radicale muore, nel 2016, tra i due è sceso il gelo, che neanche il fuoco delle tante sigarette è riuscito a plasmare. Nel gennaio 1995 viene indicata dal primo governo Berlusconi come Commissaria europea: anche a Palazzo Berlaymont la piccola grande Emma diventa una celebrità, complici la sua testa dura e i modi ruvidi ma gentili. Eletta al Parlamento europeo per la prima volta nel ‘79, è stata riconfermata nelle elezioni europee del giugno 1999, con una lista a suo nome, la Lista Bonino, che ha ottenuto il miglior risultato mai messo a segno nella storia dei radicali, l'8,5% dei consensi nello stupore generale. Ha mantenuto la carica di deputato europeo fino al maggio 2006, poi con la vittoria del centrosinistra alle elezioni politiche è stata eletta deputata per la Rosa nel pugno e nominata ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel governo Prodi.
GLI ULTIMI ANNI
Alle elezioni politiche del 2008 si è candidata nelle liste del Partito democratico ed è stata eletta senatrice, diventando vicepresidente di Palazzo Madama. Ha combattuto per donne e derelitti, digiunato per l'Africa e la fame nel mondo, per la libertà di diritti e valori. Predicatrice del dialogo interlaico - non solo interreligioso - con una visione proiettata geopoliticamente in lungo e in largo. Negli ultimi anni la si incrociava di rado tra Camera e Senato, sempre più minuta, quasi divorata dalla malattia, i copricapo dai colori vivaci a scudarla dagli occhi indiscreti. Lo sguardo sempre vispo, gli occhi vivaci e pronti ad accendersi per un nonnulla. Come se il cancro le avesse tolto il fiato, violato il corpo, ma fosse stato costretto a capitolare davanti alla tenacia delle sue idee, dei suoi valori, del suo credo politico.