Emanuela Orlandi, l’ex pm Staffa: «De Pedis non agì per conto della Banda della Magliana»

«Non ho mai creduto che ci fosse di mezzo la Banda della Magliana, non c'entra niente, c'entra De Pedis che è una cosa completamente diversa, c'era una qualche cosa che interessava a De Pedis». Lo ha detto ieri in Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi, Roberto Staffa, già sostituto procuratore della Repubblica contitolare del procedimento relativo alla scomparsa delle due giovani, dal 2008 al 2010.

L'ex magistrato ha parlato dell'incontro in comunità con Sabrina Minardi, ex compagna del boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis e accusatrice - poi ritenuta non credibile - dell'uomo riguardo alla scomparsa di Emanuela. Secondo Minardi sarebbe stata rapita per ordine di monsignor Paul Marcinkus per poi essere uccisa.

La credibilità

«Quando vado ad incontrarla (Minardi, ndr) in una comunità parla di luoghi, vicende, persone, con molti dettagli, tali che nemmeno uno sceneggiatore di prima categoria avrebbe potuto inventarli tutti in una mattinata, era un po' difficile che si potesse inventare tutto, ecco perché io uscii da quella comunità con una certa convinzione della credibilità soggettiva della donna», ha spiegato Staffa ieri in Commissione. «Perse credibilità successivamente - ha aggiunto l'ex magistrato - quando poi ha modificato molti avvenimenti e da lì l'accusa di esserseli inventati».

«Si disse che siccome erano uscite sulla stampa delle sue dichiarazioni, forse la Minardi voleva sfruttare economicamente quella sua nuova notorietà», ha dichiarato in audizione Staffa. Poi la donna «a un certo punto tirò fuori mons. Paul Marcinkus». Inoltre «le dichiarazioni di Salvatore Sarnataro sulle presunte azioni del figlio Marco (che avrebbe raccontato al padre di aver prima pedinato e poi rapito, insieme ad Angelo Cassani e Gianfranco Cerboni, Emanuela a piazza Risorgimento su ordine di De Pedis per consegnarla al laghetto dell'Eur a Sergio Virtù, l'autista di Renatino, ndr) non vennero ritenute credibili in sede di archiviazione dell'indagine perché comunque il figlio era morto e non potevano aversi riscontri da lui».

Per questo, ha aggiunto, «l'indagine si incancrenì, a quel punto io andai via dal pool perché non ero convinto di come si stava procedendo. Poi ci fu tutto un problema di rapporti con il Vaticano ma io a quel punto ero già andato via». Da parte del pool di magistrati «vi era un certa difficoltà - ha sottolineato l'ex pm - perché comunque dovevamo dimostrare effettivamente che c'era un rapporto diretto tra De Pedis, Marcinkus e lo Ior e le maggiori difficoltà le abbiamo avute in quel frangente».

Le ipotesi

Ritornando al ruolo di De Pedis, Staffa ha aggiunto che poteva agire «solo per conto terzi in operazioni come quella di rapire una ragazza per scopo estorsivo». «Se fosse stata una operazione messa in piedi per motivi economici dalla Banda della Magliana - ha argomentato davanti alla Commissione - sarebbe arrivata una richiesta di denaro, una bella somma di danaro che invece non è mai stata chiesta e questo è il problema che secondo me ci ha fatto andare in tilt. Qui qualcuno mi può chiedere, che c'entra Marcinkus? C'entra nei termini in cui era presidente dello Ior».

A questo punto delle sue dichiarazioni Staffa ha però richiesto la secretazione dell'audizione. Già nella richiesta di archiviazione della procura del 2015 si leggeva che «gli elementi indiziari emersi hanno trovato alcuni riscontri in ordine al coinvolgimento della Banda della Magliana» nella morte di Emanuela Orlandi, «tuttavia le indagini compiute non hanno permesso di pervenire a un risultato certo in merito al coinvolgimento di Enrico De Pedis e di soggetti a lui vicini».

Prevista per ieri, è stata rinviata a giovedì prossimo l'audizione di Raffaella Luzzi, conoscente di Mirella Gregori, da parte della commissione bicamerale di inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi. Lo ha comunicato il presidente della Commissione, Fabio Roscani, aprendo i lavori di ieri.

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