Elicottero caduto nel lago: "Pilota disorientato a causa della nebbia fitta"
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Depositata la relazione d’inchiesta dell’Ansv sull’incidente di Settepolesini. Due le vittime, il pilota Hazem Bayumi e il passeggero Philip Hubert ter Woort. "Tali condizioni possono provocare illusioni ottiche e indurre manovre errate".

Depositata la relazione d’inchiesta dell’Ansv sull’incidente di Settepolesini. Due le vittime, il pilota Hazem Bayumi e il passeggero Philip Hubert ter Woort. "Tali condizioni possono provocare illusioni ottiche e indurre manovre errate".

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La nebbia fitta sul lago, il possibile disorientamento del pilota e, infine, l’impatto con la superficie dell’acqua. Sono gli elementi che, secondo la relazione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv), potrebbero aver contribuito all’incidente in elicottero che, il 10 ottobre 2023, costò la vita a Hazem Bayumi, pilota 73enne, e Philip Hubert ter Woort, passeggero di 62 anni. Il velivolo, un Bell 206B, si inabissò poco dopo le 9 nelle acque della Cava Sei a Settepolesini. Sull’incidente furono aperte due inchieste parallele, una giudiziaria e l’altra di sicurezza. La prima, da parte della procura, si è conclusa con una richiesta di archiviazione non essendo emerse responsabilità da parte di terzi nell’accaduto. La seconda è quella avviata dall’Ansv (l’autorità investigativa statale che si occupa della sicurezza dell’aviazione civile), che di recente ha depositato la propria relazione.
Dopo aver analizzato la condotta del volo, le conclusioni dei tecnici dell’Agenzia si soffermano su tre aspetti: il fattore tecnico, il fattore ambientale e il fattore umano. Per quanto riguarda il primo punto, l’elicottero era "in stato di completa efficienza e regolarmente manutenuto". Dalle verifiche effettuate non sono emerse anomalie che possano avere contribuito alla tragedia. Esclusa infine, "anche a seguito di esami specifici", l’ipotesi di un’esplosione in volo prima dell’impatto. Passando al fattore ambientale, gli esperti dell’Ansv evidenziano come nell’area dell’incidente fosse calata una fitta nebbia, con conseguente "limitata visibilità orizzontale" e "cielo invisibile". Il sorvolo di uno specchio d’acqua, puntualizzano, "specie in condizioni di scarsa visibilità, comporta una ulteriore significativa riduzione dei riferimenti esterni e di contrasto cromatico". Tale ambiente privo di riferimenti "può indurre al disorientamento spaziale, portando a percezioni errate dell’assetto e della traiettoria dell’aeromobile".
In questo contesto, la superficie dell’acqua può risultare "visivamente indistinguibile dal cielo". Un’ambiguità percettiva che può indurre "una grave forma di disorientamento spaziale, nella quale il pilota interpreta erroneamente la superficie come cielo, orientando inconsciamente l’aeromobile verso di essa". In tale quadro, secondo le conclusioni dell’Agenzia, si inserirebbe il fattore umano. Bayumi, si legge nella relazione, era partito dal campovolo di Valsamoggia-Braglie (nel Bolognese) con condizioni meteo ottime. Così come lo erano a Padova, destinazione del volo. "Solo un’analisi del bollettino di Ferrara – affermano gli esperti dell’Ansv – poteva allertare della presenza di nebbia lungo la rotta e quindi evitare l’insorgere di un effetto sorpresa, generato dal repentino peggioramento della visibilità a Bondeno. Non è stato possibile appurare – specificano gli autori della relazione – se tale informazione fosse disponibile al pilota". Così come non è nota la ragione per cui Bayumi ha modificato la propria rotta, salendo di quota per poi ridiscendere.
In ogni caso, l’ingresso in quella zona di scarsa visibilità potrebbe aver "indotto una sorta di disorientamento spaziale" unito a "possibili illusioni ottiche generate dal riflesso della luce prodotto dalla superficie del lago". Elementi che, conclude la relazione, potrebbero aver spinto il pilota "ad assumere una traiettoria di volo convergente con la superficie del lago stesso".
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