Elezioni, l'Udc apre la corsa alle liste ma il centro moderato si interroga sul fronte comune

L’Udc Sicilia avvia il percorso verso le elezioni regionali del 2027 e apre ufficialmente la costruzione delle proprie liste. Il partito, spiega una nota, punta a coinvolgere figure radicate nei territori, capaci di intercettare consenso reale: amministratori locali, professionisti, imprenditori, rappresentanti del mondo sociale, giovani e donne.

“Non candidature dall’alto”

“Non vogliamo candidature calate dall’alto”, ha dichiarato il coordinatore regionale Decio Terrana, “ma persone che abbiano il coraggio di metterci la faccia e di conquistare il consenso attraverso lavoro, presenza e credibilità”. Terrana ha aggiunto che le liste saranno costruite con trasparenza e un forte radicamento territoriale, ricordando che nelle scorse settimane sono già state annunciate le prime candidature per le prossime regionali. Nelle prossime settimane il partito avvierà una serie di incontri nei territori per raccogliere disponibilità, proposte e collaborazioni in vista della definizione delle liste per il 2027.

Un percorso, quello annunciato da Terrana, che arriva da chi in Sicilia conosce bene le dinamiche interne alle liste elettorali e ai listini regionali. Alle regionali del 2022 lo stesso Terrana, allora già segretario regionale dell’Udc, si era candidato ad Agrigento nella lista della Nuova Democrazia Cristiana promossa da Totò Cuffaro, raccogliendo oltre 2.700 preferenze senza risultare eletto.

La moglie eletta nella lista del presidente

A far parlare di sé, in quella tornata, fu però soprattutto la moglie di Terrana, Serafina Marchetta, conosciuta come Rosellina, ex consigliera ed ex presidente del consiglio comunale a Grotte, paese dell’Agrigentino di poco più di 5mila abitanti. Marchetta venne eletta all’Ars con appena 25 preferenze, un numero tra i più bassi in assoluto in quella competizione elettorale.

La sua elezione fu resa possibile dal meccanismo del listino del presidente: essendo stata inserita nel listino di Renato Schifani, risultato vincente, scattò automaticamente il seggio, in base alla legge elettorale siciliana che prevede l’elezione di tutti i candidati del listino del presidente eletto, con l’obbligo di alternanza di genere. Nello stesso listino, per completare la quota rosa, figuravano anche Marianna Caronia (Lega) ed Elvira Amata (Fratelli d’Italia). Il caso sollevò all’epoca diverse polemiche sul peso politico esercitato dal marito nella costruzione della candidatura, alimentate anche da una dichiarazione della stessa Marchetta, che definì il marito il suo “maestro” politico.

Il fermento centrista

È in questo contesto, con Terrana già protagonista di un caso emblematico sui meccanismi verticistici delle liste, che va letto anche il fermento più ampio che attraversa in queste settimane il mondo centrista siciliano. Il leader dell’Mpa, Raffaele Lombardo, ha lanciato un appello a tutte le forze moderate e centriste in vista delle prossime elezioni regionali e nazionali, nella prospettiva di un fronte comune. L’obiettivo? Reggere l’urto dell’Election Day, l’election day che porterà al voto contemporaneo per Regionali e Politiche.

Il pericolo dell’Election Day e la variabile Vannacci

I partiti più piccoli temono di restare schiacciati in Sicilia dall’onda lunga delle Politiche, un rischio che rispetto al 2022 si aggrava con la variabile della lista di Roberto Vannacci, competitiva proprio sull’elettorato moderato e sovranista che centristi e Udc contendono da sempre al centrodestra.

Anche Terrana ha mostrato interesse verso il progetto di Lombardo, ma il fronte moderato resta frastagliato, a partire dalla stessa Democrazia Cristiana: una parte del partito guarda a un’alleanza elettorale con la Lega di Luca Sammartino, come dichiarato nelle scorse settimane dal deputato regionale Carlo Auteri, mentre la direzione nazionale della Dc ha smentito ogni intesa in tal senso.

Uno scenario ancora tutto da comporre, dunque, in cui l’annuncio dell’Udc sulle liste 2027 si inserisce come uno dei tasselli di una partita più larga per la ricomposizione — o la sopravvivenza — dell’area centrista siciliana.