Electrolux, bocciato il piano aziendale di esuberi (rimasto invariato). Sciopero dopo il muro contro muro al Ministero

L'ultimo incontro tecnico tra Electrolux e i sindacati svoltosi ieri (4 settembre) al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è chiuso, di fatto, con un muro contro muro.
Nessuna svolta, anzi: la conferma che il piano industriale presentato ad aprile è rimasto sostanzialmente identico, solo leggermente ammorbidito nei numeri, ma immutato nella sua impostazione generale. La dismissione di Cerreto d'Esi resta confermata, con l'azienda che ipotizza una vendita o una reindustrializzazione del sito: un'ipotesi che le organizzazioni sindacali giudicano «non accettabile». Gli esuberi complessivi, come avevamo anticipato, da 1.719 (più 200 terministi) passano a 1.450. Più 135 contratti a termine che non saranno rinnovati e 91 già scaduti tra aprile e agosto. L'organico stabile è passato da 4.279 a 4.200 persone, mentre la contabilità tra tempi determinati, staff e operai di linea ha continuato a generare discussioni.
«Ora si è fatta chiarezza sull'entità del problema -, osserva Gianluca Ficco, coordinatore nazionale Uilm -, ma il piano non è stato rivisto: resta lì, sostanzialmente identico. Deludente, direi amaro».

Porcia

Il confronto tecnico di ieri ha messo al centro Porcia e Forlì, mentre giovedì erano stati esaminati Solaro, Susegana e Cerreto d'Esi. A Porcia (Pordenone), sede italiana del Gruppo, Electrolux conferma l'abbandono della produzione di lavasciuga, considerate in "zona rossa" in tema competitività, e punta a rafforzare la gamma lavatrici, con volumi da 500mila a circa 610mila pezzi (quest'anno sono oltre 710mila). La piattaforma Omega, la lavatrice da 10-12 kg e la gamma da incasso in classe A rappresentano la parte innovativa del piano. Ma il nodo è occupazionale: 208 sono gli esuberi, considerando i soli operai (che scenderebbero a circa 384-389 unità).
Contestato anche l'aumento della cadenza produttiva da 94 a 115 pezzi l'ora, con un limite tecnico dichiarato di 140 (che dovrebbe essere l'obiettivo del futuro). In sostanza il recupero del costo del lavoro si traduce in aumento delle frequenze «o delle cadenze», commenta Ficco, sottolineando che la forza lavoro ha un'età media di 55 anni.
A Forlì, dove si producono piani cottura e forni, gli esuberi sono 214. I sindacati parlano di «un bagno di sangue», aggravato da anni di investimenti insufficienti.

Le posizioni

I nazionali di Fim, Fiom e Uilm, Massimiliano Nobis, Barbara Tibaldi e Gianluca Ficco, denunciano che Electrolux non solo conferma la chiusura di Cerreto e gli esuberi, ma chiede anche la cancellazione dei vincoli sull'organizzazione del lavoro, superando gli accordi che fissano limiti alle cadenze delle linee di montaggio. «Electrolux dichiara di voler incrementare la cadenza fino a un massimo di 140 pezzi ora», scrivono i tre segretari nazionali, giudicando la richiesta «pesantissima», perché tradurrebbe il recupero di competitività in un aumento diretto dei carichi di lavoro.
La posizione è netta: «La nostra contrarietà è totale. L'azienda richiede grandi sacrifici ai lavoratori ed enormi sforzi al governo, ma in cambio continua a offrire esuberi e dismissioni. Il piano industriale non è stato ritirato, anzi è stato confermato in massima parte». Alla luce di un confronto che non ha prodotto alcun avanzamento, i sindacati dichiarano chiusa la fase tecnica (cancellato quindi l'appuntamento del 24 settembre) e chiedono la riconvocazione urgente del tavolo politico con il ministro Urso e le Regioni.
Il sentiment alla fine dell'incontro diventa visibile con la mossa dei sindacati: la prosecuzione dello stato di agitazione e 8 ore di sciopero.